Belve all’acqua di rose
A Belve la sensazione è che non si parta più dal contenuto potenziale che un ospite può garantire, bensì dal vip stesso. Che in genere è quello più di grido, più inseguito, più chiacchierato
Che barba, che noia. Lo hanno ripetuto in tanti martedì sera mentre guardavano la non intervista a Raoul Bova a Belve. Sì, una non intervista, perché l’attore ha praticamente rimbalzato tutte le domande, rispondendo semmai con sorrisi e teneri sguardi.
Non è stata astuta paraculaggine. Bova è così, da sempre. Bello, bravo, buono, gentile. Uno privo di ombre, e quelle che ha tende a lasciarle impallidire. Insomma, il personaggio perfetto da evitare se il programma in questione si basa sul confronto diretto, schietto, ruvido, senza esclusione di colpi.
Ma se basta un Bova per disinnescare una belva, allora un problema si pone. Perlomeno a monte, quando si decide chi invitare e chi scartare.
Sia chiaro, un’intervista spesso ti stupisce nel durante. Persone su cui non avresti scommesso un euro magari ti regalano l’inaspettata ospitata della vita. Tuttavia, esistono i precedenti e le aspettative, che il più delle volte non mentono.
Belve, in onda ‘solo’ dal 2018, ha già vissuto mille esistenze. Da Nove è passato su Rai 2, dalla seconda serata è traslocato al prime time e da una durata di una mezzoretta ci si è allungati ai novanta minuti. Dalla nicchia alla gloria, con tutte le conseguenze del caso. E una di queste pare essere proprio la selezione degli invitati.
La sensazione è che non si parta più dal contenuto potenziale che un ospite può garantire, bensì dal vip stesso. Che in genere è quello più di grido, più inseguito, più chiacchierato. ‘Prima il nome, poi si vedrà’, pare essere il motto.
Ecco allora Anna Oxa, fresca reduce di un Sanremo in cui la cantante non aveva parlato praticamente con nessuno; Fabrizio Corona, tornato da poco un uomo libero dopo i guai giudiziari; Stefano De Martino, volto di rete e al centro del gossip per via dell’ennesima rottura con Belen. E, per l’appunto, Bova.
Pochi titoli, nessuna rivelazione e, in compenso, mille sbadigli. Eppure, un tempo era Belve a tenere il pallino del gioco. Era la conduttrice a imporre la strada, a condurti dove voleva lei.
Che l’ammirarsi troppo allo specchio – dove lo specchio è la bolla dei social – abbia spedito il programma su un’altra dimensione, egoriferita e deleteria?