Alessandra Borgia nel 2011: "Non cerco lo scoop a tutti i costi"

Alessandra Borgia, la giornalista Videonews nell'occhio del ciclone dopo il triste fuorionda sul caso Loris, nel 2011 si indignava contro "certi giochetti"...


Ci siamo tutti indignati davanti al siparietto tragicomico messo in scena dalla giornalista VideoNews Alessandra Borgia in un fuorionda di Pomeriggio 5 svelato da Striscia la Notizia. La storia è questa: l'inviata del programma di infotainment più contestato d'Italia si trovava nella piazza di Santa Croce Camerina, provincia di Ragusa, per un collegamento sulla tragica morte del piccolo Loris. A ritrovare il bimbo privo di vita, com'è noto, fu un cacciatore del posto, cacciatore che la nostra impavida reporter d'assalto finse di intercettare in diretta, interrompendo la passeggiata in piazza dell'uomo per fargli alcune imprescindibili domande sul fattaccio. Il fuorionda di Striscia, però, ha svelato la dissacrante verità: Borgia e testimone oculare avevano preso accordi a telecamere spente, lei si era addirittura proposta di fargli un cenno con la mano per lasciargli intendere che proprio quello sarebbe stato il momento più adatto per fare la sua sfilata davanti alle telecamere di Pomeriggio 5 e, tu guarda, imbattersi nella giornalista. Ma oggi c'è di più. Abbiamo recuperato un'intervista rilasciata dalla Borgia, moglie di Remo Croci, a L'Infiltrato nel 2011. E a quei tempi la nostra professava che lei, mai e poi mai, si sarebbe messa a cercare scoop a tutti i costi.

Schermata 2014-12-17 alle 20.01.05

Alla domanda sui casi di cronaca dati in pasto a contenitori di infotainment come fossero il nuovo fidanzato della showgirl di turno, la Borgia tiene a erigere i dovuti paletti. Perché lei, a quanto afferma, è una che si rifiuta:

Da giornalista ti dico che mi occupo di cronaca, ma onestamente mi rifiuto di fare determinate cose perché non mi piacciono le forzature, non mi piacciono i giochetti, non cerco lo scoop ad ogni costo. Ci sono dei parametri personali oltre i quali non mi spingo.


Descritta nell'articolo come una precaria, una che lavora per merito e non per Spirito Divino, la Borgia, non paga, approfondisce, dietro domanda diretta, l'annosa questione giornalisti-avvoltoi:

C’è una linea sottilissima che in questi casi è molto difficile non superare, perché magari vuoi trovare quella notizia in più per poter arrivare ad una possibile verità. Però io dico sempre che l’accanimento della redazione su un fatto di cronaca succede perché effettivamente c’è morbosità anche da parte del pubblico. È come se la gente volesse fare un vaccino comune attraverso queste situazioni, per capire da chi dobbiamo stare attenti e di chi dobbiamo preoccuparci. Le persone sono molto spaventate, ecco perché si legano in maniera quasi morbosa a queste vicende: tracciano identikit per autodifesa. Sarah Scazzi, Yara sono ragazze che fanno una vita normale, senza grilli per la testa e che vengono coinvolte in situazioni che nessuno si aspetterebbe. E questa normalità fa sì che il pubblico riveda in loro un proprio familiare, una nipote, una figlia, una vicina di casa. Ecco da dove nasce il legame morboso.


Quindi alla fine, stringi stringi, la colpa è della gente.
Ah signora mia, di questi tempi, non ci si può più fidare di nessuno. Men che meno dei giornalisti.

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