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Giornalista Tedesca rimpiange la famiglia Hitleriana: licenziata

Pubblicato: 11 set 2007 da Gabriele Capasso

Eva Herman, giornalista tedesca licenziata di NDR
Eva Herman, storica conduttrice del Tg della tv tedesca Tagesschau, l’equivalente del nostro TG1, è stata licenziata dopo la pubblicazione di un libro nel quale dichiara di rimpiangere le politiche familiari e il ruolo della donna nel periodo del Terzo Reich.

Negli ultimi mesi aveva pubblicamente manifestato il disagio per l’abbandono dei valori familiari propagandati dal Regime Nazista (secondo il suo parere spazzati via dal radicalismo sessantottino), valori che si sarebbero rivelati oggi l’unico ostacolo efficace alla crescita del islamismo in Europa e in Germania in particolare.

Come efficacemente spiegato da Ilaria Maccaroni su Rivist@, durante la presentazione del suo ultimo libro dal titolo “Il principio dell’Arca di Noé - Perché dobbiamo salvare la Famiglia“, la Herman dopo una premessa pelosa sugli orrori del nazismo e del folle che guidava la Germania in quegli anni ha affermato: “all’epoca c’era anche qualcosa di buono come i valori, i bambini, la famiglia, la solidarietà…tutto questo è stato distrutto, non è rimasto nulla“.

Dopo questa sua esternazione la rete per cui lavorava anche in un talk show politico, NDR, l’ha licenziata. Secondo il Direttore: “le attività della giornalista non risultano più compatibili con il suo ruolo di moderatrice e conduttrice“.


L’assurdità di una giornalista che straparla di storia, rammaricandosi della sparizione di “valori familiari” che volevano la donna totalmente subordinata alla funzione di procreazione come baluardo per la salvaguardia della Razza Ariana e asservita alla dottrina delle tre K (Kirche-Küche-Kinder ovvero Chiesa, Cucina, Bambini), è palese. Lo schema di pensiero che prevede l’implicita impossibilità per una donna che lavori di essere pienamente madre, presupponendo che il partner di sesso maschile non debba preoccuparsi della crescita e della formazione dei figli, è talmente retrogrado da far rabbrividire.

Incredibile che la Herman non si renda conto di come le “politiche familiari” nostalgicamente richiamate avrebbero difficilmente previsto per lei la possibilità di una carriera come opinionista, scrittrice e polemista. Nel caso specifico, probabilmente, non sarebbe stato poi questo gran danno.

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26 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di bubino

    bubino

    11 set 2007 - 08:33 - #1
    4 punti
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    Ciao Notuno. Il nome corretto del tg è Tagesschau.

  • Profilo di thegios

    thegios

    11 set 2007 - 09:25 - #2
    0 punti
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    pero’ secondo me ha ragione… sotto certi punti di vista

  • Profilo di INDASTRIA

    INDASTRIA

    11 set 2007 - 09:37 - #3
    0 punti
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    (premettendo che l’uscita della giornalista e’ fuori logo)
    In Germania hanno un sistema sociale che e’ molto piu’ radicato di quello italiano.
    Parecchie leggi sono pre-era nazista e resistono tutt’ora ma molte sono state istituite proprio durante il nazismo e lo stesso resistono in quanto considerate valide. Da quel momento non e’ che sia cambiato poi molto nel welfare.

    Ora il problema e’ che evocare solo la parola nazismo in germania provoca lo stesso effetto di una bestemmia in tv in italia. PEr cui quello che e’ successo e’ normalissimo.

  • Profilo di fyve21

    fyve21

    11 set 2007 - 10:15 - #4
    1 punto
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    il nazismo propugnava come vaolre la solidarietà???o rimango allibito…

  • Profilo di Carlo T.

    Carlo T.

    11 set 2007 - 10:54 - #5
    0 punti
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    E’ inutile il fuoco cova sotto la cenere.Cosa ci si aspetta da un popolo che per dire ti amo dice ich liebe dich solo hitler.

  • Profilo di fyve21

    fyve21

    11 set 2007 - 11:04 - #6
    1 punto
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    il nazismo ha propagandato valori solo in quanto utili alla loro politica..e se il nazismo avesse portati avanti valori come la solidarietà (come si ostina a dire questa giornalista), non ci sarebbe stato quello che è stato e che credo sia la cosa più abbominevole che l’uomo abbia potuto compiere da quando è sulla terra…

  • Profilo di Karl Dönitz

    Karl Dönitz

    11 set 2007 - 11:19 - #7
    -1 punto
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    Incondizionata solidarietà alla giornalista tedesca, vittima dell’intolleranza irrazionale e rivoltante di questa vomitevole società, che ama dirsi paradossalmente antifascista.

    La frase incriminata:
    Valori come la famiglia, i bambini e la maternità, che erano promossi ANCHE nel Terzo Reich, sono stati successivamente distrutti dai sessantottini
    è di una verità che rasenta il banale.

    Il bello è che si critica il III° Reich per quegli stessi comportamenti che vengono ora adottati contro chi non si uniforma al pensiero unico.
    Come definire una società del genere se non fascista?
    E’ proprio vero che i peggiori fascisti sono gli antifascisti.

  • Profilo di Luca79

    Luca79

    11 set 2007 - 11:29 - #8
    1 punto
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    Squallida. Ma chi se ne frega di quei “valori”? Li ha distrutti già Bunuel con l’Age d’Or e tutto il movimento surrealista con lui.
    Mi fa davvero paura ( e pena) questa deriva neoconservatrice. Ah, les idiots du villages…

  • Profilo di Vale84

    Vale84

    11 set 2007 - 11:52 - #9
    1 punto
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    Scusate un attimo: lei non ha detto di sostenere Hitler o essere favorevole al nazismo. Ma ha detto che il tipo di famiglia che c’era allora era meglio. Anche la mia prozia mi dice che quando c’era il fascismo economicamente si stava bene rispetto a prima e che la caxxata più grande è stata entrare in guerra e da lì tutte le sue conseguenze, ma questo non vuol dire che è fascista, come non vuol dire che la giornalista è nazista. Secondo me è stata licenziata ingiustamente: ha espresso una sua opinione sulla famiglia, non ha mica detto che rivuole il regime del Terzo Reich.

  • Profilo di Vale84

    Vale84

    11 set 2007 - 11:53 - #10
    1 punto
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    Anzi, aggiungo che da come scritto nel testo, prima di dare un’opinione della famiglia, condanna ciò che è successo durante il regime di Hitler.

  • Profilo di Gel

    Gel

    11 set 2007 - 12:52 - #11
    2 punti
    Up Down

    la paura + grande di un tg tedesco è quella di essere additati come favorevoli alle idee naziste.
    tutto quello che è capitato è da bocciare su tutta la linea.

    da qui il licenziamento della giornalista.
    un personaggio pubblico che è il volto e la voce del telegiornale, non può permettersi di fare certe affermazioni che possono ledere al tg.

    non ci vuole una intelligenza sovraumana per capirlo.

    il licenziamento è quindi legittimo.

    che poi nella vita privata questa donna sia nazista, fascista o qualsiasi “ista” possibile, nn è rilevante.

    personalmente cmq nn sono d’accordo con le sue idee.

  • Profilo di TFM

    TFM

    11 set 2007 - 13:00 - #12
    1 punto
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    Oramai si pronuncia la parola ‘famiglia’ e si scatena l’inferno. Inferno tra virgolette, ovviamente.

  • Maur1

    11 set 2007 - 13:29 - #13
    1 punto
    Up Down

    “valori promossi ANCHE nel Terzo Reich”

    e dei valori promossi nella Gestapo ne vogliamo parlare? anche tra i frequantatori del ku klux klan la famiglia è un valore. Tutti biondi con gli occhi azzurri come ’sta matta della Herman, sennò che famiglia è?

    Certi personaggi e le loro sparate (Herman, Borghezio, Caruso) invogliano chi la pensa all’incirca come loro a chiedersi “non starò sbagliando tutto?”, nel senso che chi come me è a favore della famiglia, contro l’immigrazione clandestina, contro il precariato, a cominciare a pensarla diversamente.

  • Maur1

    11 set 2007 - 13:31 - #14
    0 punti
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    Alla Eva Herman preferisco Vivian Schmitt :-P

  • Profilo di Notuno

    Notuno

    11 set 2007 - 14:22 - #15
    0 punti
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    DanieleC, non capisco cosa diamine c’entri il fatto che Fascismo e Nazismo hanno ricostruito due nazioni e favorito lo sviluppo economico. é vero, e con ciò?

    A proposito della donna nel nazismo, certo la regista “biografa” era una donna, ma sono casi isolati la politica famigliare di hilter era questa:

    Se i teorici del razzismo erano così concentrati sull’uomo nordico da avere forti difficoltà ad immaginare la “donna nordica” i più pratici militanti del neonato partito nazista avevano idee più chiare non sull’estetica (abbastanza irrilevante) ma sul ruolo della donna nella società.
    Sin dal 1921 il Partito Nazionalsocialista pur ammettendo le donne nel Partito precludeva loro di accedere ai ruoli dirigenti dell’organizzazione. La visione nazista escludeva in partenza le donne dalla politica. Negli anni Trenta un gerarca nazista scriveva: “Noi Nazionalsocialisti abbiamo la ferrea convinzione che la politica sia un affare per uomini. La donna tedesca è per noi troppo sacra per contaminarsi con le sporche questioni della politica parlamentare”.
    L’obiettivo dell’ideologia nazista non è in prima battuta definire la donna nordica ma darle un ruolo all’interno della società. E questo ruolo consisteva in termini pratici nel “rimettere la donna al proprio posto” allontanandola dal mondo del lavoro e riconducendola all’interno della casa per ottemperare al proprio compito naturale: generare più figli possibile.
    Giunto al potere il nazismo varò una serie di leggi che favorissero la “naturale tendenza alla maternità delle donne”.
    Gli uomini sposati le cui mogli accettavano di uscire dal circuito del mondo del lavoro ricevevano prestiti che raggiungevano il valore di un intero anno di salario medio (dai 500 ai 1.000 Reichmarks). Per ogni figlio nato dopo la concessione del prestito gli interessi venivano ridotti del 20%, al quarto figlio gli interessi sul debito venivano azzerati. Alla fine del 1940 erano stati erogati 1.700.000 prestiti di questo genere con il risultato pratico di aver ricondotto a casa quasi due milioni di donne che avevano rinunciato al lavoro.
    Uno dei più acclamati scienziati razziali - Otmar von Verschuer nel 1935 scriveva che la “migliore politica contro la disoccupazione consisteva nel favorire il ritorno a casa delle donne”.
    La politica nazista non poteva però accontentarsi di eliminare la donna dalla politica e dal lavoro. Se, come disse Hitler nel 1939, “il campo di battaglia della donna era la casa”, occorreva che la donna nordica desse il suo contributo per creare la “famiglia ideale tedesca”. E su questa famiglia ideale i nazisti, ancora una volta, avevano le idee ben chiare.
    Il 16 dicembre 1938 venne creata la Croce d’Onore della Madre Tedesca. Si trattava di una medaglia che copiava esattamente nella sua forma la Croce di Ferro che veniva elargita ai combattenti particolarmente valorosi. La Croce d’Onore veniva consegnata in bronzo alle madri di quattro figli, in argento al raggiungimento dei sei figli e in oro alla nascita dell’ottavo figlio. Contemporaneamente a tutti gli impiegati pubblici tedeschi venne imposto di sposarsi o di dimettersi. Con una legge si impose una tassa aggiuntiva alle coppie prive di figli dopo cinque anni di matrimonio. Parallelamente venne modificata la legge sul divorzio: l’incapacità della donna a procreare diveniva una ragione lecita per lo scioglimento del matrimonio.

  • Profilo di Gel

    Gel

    11 set 2007 - 14:53 - #16
    1 punto
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    @DanieleC: meglio infatti che nn dica cosa penso sui tg e alcuni giornalisti italiani…

  • Un'allegra ragazza morta

    11 set 2007 - 14:55 - #17
    -1 punto
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    Tutti i dittatori fanno qualcosa di buono per il paese che dominano. In fondo un contentino alla popolazione va sempre dato, quindi non mi pare una novità né un merito da sbandierare.
    La giornalista o è veramente ingenua o incosciente, visto l’argomento e dato che ha esternato il suo pensiero in un paese consapevole del proprio passato, non come l’Italia.

  • Profilo di Controvento

    Controvento

    11 set 2007 - 16:42 - #18
    4 punti
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    Incredibile!! Non si rispettano neanche le idee! Complimenti all’autore di questo articolo a cui evidentemente farebbe molto piacere creare una dittatura!

  • pampa vive

    11 set 2007 - 17:06 - #19
    1 punto
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    notuno fa politica e poi banna,liberate matellan

  • Antrace

    11 set 2007 - 18:27 - #20
    0 punti
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    Ma col cacchio che ha ragione, per i nazisti le donne dovevano stare a casa e fare da incubatrici per le nuove generazioni di ariani, ma che vita è?
    Le donne mica sono delle vacche da monta, hanno diritto a realizzarsi nella vita. Se le mancano così tanto quei valori non avrebbe nemmeno dovuto fare la giornalista ma starsene a casa a fare la brava massaia e scodellare marmocchi

  • Ein Gast

    10 ott 2007 - 13:09 - #21
    0 punti
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    Ricordatevi che le TV tedesche locali e non devono di principio maledire qualsiasi cosa che abbia o che si presume abbia una qualsiasi radice nazzista. Non viene assolutamente approfondita la ragione e la Herrmann questo avrebbe dovuto saperlo.

    Personalmente, come imprenditore, non capisco perchè una donna dia più valore a fare “carriera” anziché dare vita a una famiglia. Cosa vuol dire fare carriera, cosa rimane dopo questa stramaledetta carriera?

  • Neue Heimat.

    11 ott 2007 - 14:21 - #22
    0 punti
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    Non è tutto cosi semplice come insegnano a scuola; io ho letto un libro dal titolo “le origini culturali del 3° Reich” di George Mosse (ebreo per giunta) e devo ammettere che è stato molto interessante, anzi oserei dire che non si può parlare di queste cose se prima non si ha letto questo libro. E’ importante sapere che il nazismo all’inizio non era assolutamente un governo tecnocratico, ma anzi estramente ideologico, era un vero e proprio movimento nazionalista, intriso di miti e misticismo Germanico per giunta. Inizialmente si puntava molto al rafforzamento del “Volk” Germanico per uscire dalla grave crisi economica (un pò come in Italia con il fascismo)recuperando i valori fondanti del popolo Germanico (è importante usare questo termine perchè ha un suo senso) cristianesimo pagano, familia, forte rispetto e attaccamento alla propria terra anche e sopratutto in senso ecologico. Fin qui credo che non ci sia stato nulla di male; il problema è che poi il sistema è andato sempre più estremizzando e di conseguenza degenerando, a questo punto la dittatura non era più rappresentazione di un movimento e di un “essere” del “Volk”, ormai aveva già plagiato le menti e diventò sempre più una tecnocrazia e sopratutto una macchina distruttrice e di morte. Perchè c’è stata questa degenerazione ? probabilmente perchè il sistema stava perdendo potere, e la caccia agli ebrei continuava a dare consenso alla dittatura tecnocrata (altrimenti sarebbe crollata molto prima) un pò come la caccia alle streghe praticata nel medioevo nell’Europa centrale. Non ci vuole molto a capire che lo stesso “errore” lo sta facendo oggi Bush in modo un pò più “soft” perchè altrimenti oggi non sarebbe assolutamente tollerato dalle masse: la base è sempre la stessa, la guerra (avere un nemico da combattere) al posto degli ebrei (che sono i migliori amici degli USA) i mussulmani.

  • Chico Mendez

    11 ott 2007 - 15:37 - #23
    0 punti
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    Su http://1poddanubio.blogspot.com ho pubblicato la versione tedesca della frase incriminata, così come la sua traduzione (la traduzione è mia, è abbastanza libera, ma credo nella sostanza fedele). Secondo me basta leggere questa frase per rendersi conto di come Eva Herman sia brava a usare la polemica per far parlare di sé e vendere il suo libro. Ma di scandaloso nella frase io non ci trovo nulla. E per chiare: non si parla di politiche familiari, ma di modo di intendere la famiglia da parte della società, non del regime. Non sono personalmente d’accordo con le sue idee, ma difendo il suo diritto a esporle. Chi la caccia (Johannes B. Kerner l’altra sera sulla ZDF) si mette dalla parte del torto e usa metodi, quelli sì, che evocano tristi ricordi. Oltretutto la visione di famiglia della herman è né più ne meno quella che propugna la maggior parte della CSU, il partito cristiano sociale di stampo conservatore che in Baviera alle ultime elezioni ha preso il 60%. Eppure nessuno li taccia di essere nazisti.

  • etrusco

    04 nov 2007 - 01:22 - #24
    0 punti
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    Ho visto una trasmissione alla tv tedesca dove alla Sig.ra Herman si chiedeva conto di queste cose: il resoconto di Notuno purtoppo riporta le opinioni della Sig.ra Herman in modo completamente errato ed é evidentemente basato su informazioni scorrette e/o incomplete.

  • Lvdwig

    12 apr 2008 - 18:49 - #25
    0 punti
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    Il Nazionalsocialismo non fu assolutamente il male: potrei scrivere tutto il male o tutto il bene. In Germania oggi ci sono gli ebrei al potere e ovvio censurano e scrivono sciocchezze come il mito dei 6 milioni.Gli ebrei comandano il globo e pure le librerie.Cosa dire dell’URSS, della Cina, della Corea, dei regimi africani o quelli dell’est. Nel nazismo la donna non era affatto relegata, basta vedere la parte attiva nel paese.Durante il nazismo, nella società chiusa che il potere mass mediatico giudeo-massonico vuole far intendere ci furono i migliori registi e si ebbe la prima trasmissione televisiva al mondo. Gli scenziati furono i migliori tant’è che alla fine della guerra se li spartirono urss e usa. La giornalista Hermann ha fatto solo una proposta quella di finirla con le sottigliezze nell’insegnamento ai ragazzi. Inutile leggere solo pagine di storia scritte da antifascisti e antinazisti: a confronto del regime nazista quello di oggi è assai peggiore subdolo e perverso, ma nessuno commenta. Inoltre prima della guerra il Nazismo andava bene a tutti e fu giudicato come “il male” quando attaccò l’Unione Sovietica.Ad oggi la Trilateral che ha sovvenzionato tutti i regimi Comunisti, imperversa in una ricerca spasmodica di antinazismo per legittimare Israele del massacro dei palestinesi.

  • Gemma Canzoneri

    13 lug 2008 - 15:54 - #26
    0 punti
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    Credo che chi ha sostenuto le teorie sopra citate nei vari commenti sia ben consapevole di ciò che sostiene. Sicuramente l’idea della donna e il Ruolo che le veniva dato, ai nostri occhi appare come uno specchietto per le allodole più che un riconoscimento importante e “sacro”. E’ chiaro anche che un personaggio come Hitler, di idee sane e legate al benessere sociale poteva averne ben poche, perciò è ovvio che tutto era legato ai sui scopi sadici.
    Il punto è che la Herman questo lo sa benissimo, infatti non lo nega nè tantomeno lo omette, ha solamente preso come campione una tipica famiglia degli anni 30 e i sui valori, I VALORI CHE MUOVEVANO QUELLA FAMIGLIA, non i sotterfugi gli inganni e i raggiri mossi nella mente di Hitler che magari non avevano nulla a che vedere con quello che pensavano ste povere donne, anzi, loro magari neanche ci pensavano a tutto questo!
    Diciamocelo, avrà pure violato una regola etica, ma da questo a dire che è una nazista cercando di estrapolare dalle sue parole cavilli intrecciati legati a concetti di tutt’altro significato, denota accanimento e poca elasticità mentale da parte di qualcuno che magari è legato a valori ben più radicali.

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