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APPUNTI SULLA POST TELEVISIONE (14)- IN MEMORIA DI ALBERTO GRIFI...

Pubblicato: 26 apr 2007 da Italo Moscati

Alberto Grifi Lo avete saputo. E’ morto Alberto Grifi, un filmmaker, un regista, un comunicatore tra i più sensibili e creativi del nostro sconclusionato mondo delle immagini cinetelevisive. Suoi film come “La verifica incerta”( realizzato con il l’artista Gianfranco Baruchelo) e “Anna” (realizzato insieme con Massimo Sarchielli) prima opera video, sono stati apprezzati anche al di là delle stretta cerchia degli appassionati della avanguardia e dei cineclub. C’era in questi film, e in tutti gli altri lavori anche televisivi dell’attivissimo ed eclettico Alberto, una tecnica sapiente e artigianale, una grande moralità nella scelta degli atteggiamenti, un’attenzione minuziosa a profonda ai fatti della contemporaneità.
Alberto è stato uno dei migliori testimoni di un’epoca di ricerca artistica e politica, presentandosi puntuale con le sue “camere” a raccogliere scene di vita in modo diretto e senza manipolazione. Io stesso gli debbo molto poichè quando ho voluto e dovuto mettere su racconti a proposito degli anni dal Sessanta al Duemila sono ricorso spesso ai documenti da lui raccolti. Ad esempio, le immagini di Parco Lambro, una sorta di Woodstock italiana, mi sono tornate utili in “Adolescenti” e in “Il paese mancato”.


Tra i ricordi su di lui che ho sentito o letto, uno mi ha colpito non positivamente. Era di Silvano Agosti. Ha detto che Grifi era vittima della sua utopia fin al punto di pretendere troppo da se stesso e soprattutto dal suo corpo affaticato, debilitato in vario modo. Sono d’accordo con Silvano solo nel leggere le sue parole come una esortazione postuma affinchè Grifi avesse più cura di se stesso; ma Silvano a Farheneit alla radio ha allargato il discorso e ha messo Grifi nel mazzo degli utopisti irriflessivi; un po’ troppo, come dire, astratti, poco razionali, poco capaci di valutare la realtà e i suoi obblighi. Allargando allargando, Silvano mi ha riportato alla memoria la sequenza di un documentario inserito poi a distanza di molti anni dalle riprese nell’Alfabeto del ‘68 cura di Giuseppe Bertolucci. Nella sequenza, presenti Bellocchio, la Cavani e altri cineasti, lo stesso Agosti parlando della contestazione trova accenti a dir poco utopistici se non addirittura esaltati nell’incitare la contestazione giovanile alle vie di fatto, cioè in pratica alla violenza trasformando gli strumenti del cinema in armi, dopo avere appeso al chiodo la macchina da presa ( non molto tempo comiciava l’alba della lunga tragica giornata del terrorismo).
Bene, anzi male. Grifi con tutta la sua storia, le caratteristiche personali, la passione, l’ossessione creativa, l’inquietudine in cui viveva, mostrava come ho detto una moralità vera. Mai opportunismi, mai slittamenti di pensiero, mai compromessi nelle scelte, nessun cedimento alle lezioni e alle mistificazioni parolaie.
Insomma: Grifi va preso com’era, grazie a un atteggiamento coerente e frastagliato, compatto e mosso, armonioso e ritmato. Nell’era della post televisione in cui prendiamo appunti, mentre le grandi centrali della comunicazione televisiva-telefonica-internettistica stanno decidendo il nostro futuro non solo di addetti alla comunicazione nei vari ruoli di tanti (registi, autori, commentatori, eccetera) bisogna misurare con attenzione il valore di persone come Grifi e il loro operare. Altrimenti, sminuzzando, facciamo il Blob del Blob. un Superblob commemorativo del passato così come lo facciamo del presente. Proprio nei giorni in cui Blob compie diciott’anni (ma che ricorrenza è? forse c’era solo la voglia di celebrare la maturità, la maggiore età?). Qui, sul nostro blog, ho letto una frase di Furio Colombo. Lui, espertissimo, dice che blob lo fa felice ma poi, ripensandoci, si sente aggredito di un qualcosa che lo prende dentro come quando si accorge di non essere stato capace di fare ordine sulla sua disordinata scrivania.
Ecco la vera paura che incombe sul viaggio della post televisione: trovarsi di fronte a un disordine di cui abbiamo responsabilità, e di cui quindi non possiamo dare colpa a nessuno, mentre ci appaghiamo, ci consoliamo, ci ubrichiamo della blobizzazione, ovvero inanissandoci nel frammento elevato a sistema. Una piovra mediatica che non muore, cerca anzi alibi intellettualistici, vive di repliche fatte con immagini diverse, nuove, prese fresche dal culo della gallina tv durante la giornata ai mercati trionfanti delle tv che non se ne vogliono andare, come gli …enni di ogni età che non lascerebbero mai mamma, papà e il televisore di casa.
Ciao, Alberto, e grazie.
ITALO MOSCATI

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8 commenti

Commenti dei lettori

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  • Tittibella

    26 apr 2007 - 15:41 - #1
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    Se n’è andato insieme ad Alberto un pezzo di cinema militante, una mina vagante e anticonformista, testimone di anni di ribellione giovanile in cui in tanti sognavano ed erano convinti che si potesse davvero cambiare il mondo.
    Restano per fortuna i suoi filmati, salvati grazie alla caparbietà e all’inventiva del loro stesso autore, che non si è voluto arrendere allo scorrere del tempo. La sua macchina per lavare i nastri, nata da un’invenzione folle e diventata negli anni una realtà concreta, ci ha restituito pezzi di storia del nostro paese che rischiavano di andare persi per sempre.

    Alberto è il simbolo di quella creatività onesta e battagliera che a volte può sembrare ingenua, ma che lotta con tutte le sue forze per non restare inascoltata.

  • Profilo di Luca79

    Luca79

    26 apr 2007 - 16:12 - #2
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    Addio Alberto!
    Non solo il cinema militante (di cui è stato uno dei più battaglieri e intelligenti esponenti), ma il cinema tout court ha perso un grande regista. Spero ora che si possa ritrovare e riscoprire la sua opera.

  • Profilo di salvatore

    salvatore

    26 apr 2007 - 16:14 - #3
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    Grazie Italo per aver ricordato Alberto Grifi con un pezzo sentito e sincero. Condivido quello che scrivi, lo sottoscrivo ma io rilancio: davanti a questa babele dobbiamo avere paura? Davanti a questi frammenti, queste particelle, davanti a questa atomizazzione che fare? In un altro articolo c’eravamo lasciati con le parole “resistere!”. D’accordo. Ma basterà? Certe volte non vorresti fare come Don Chisciotte e combattere? Se fosse questo il senso? Fregarsene delle risate, degli sbadigli, dei “dio mio quanto è banale!” e come sprovveduti continuare a non avere paura?

  • petra

    26 apr 2007 - 21:51 - #4
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    Lui era un grande comunicatore, creativo onesto! Lo voglio ricordare con il suo contrario, ora che lui non c’è più e non può indignarsi, forse lo farai tu… Lo sai che gli autori di Buona Domenica, capo-progetto signor Lanza compreso, sapevano già dall’autunno scorso che uno dei loro autori, Gianfranco S. era coinvolto nell’idagine dell’asilo vicino a Roma? Bisogna considerare tutti innocenti ma questo tipo di indagati è talmente particolare che avrebbero dovuto allontanarlo in attesa di chiarimenti, non credi? Invece era lì con quei cretinetti dei grandi fratelli e le smutandate e la faccia feroce della perego per la quale varone, che guarda il grande fratello 24 ore su 24 come dicono in ogni puntata per darle un compito visto che non ce l’ha, gregoraci, bettarini sono super-meravigliosi. Iva Zanicchi, ma lo sapevi anche tu dell’autore e di sua moglie maestra? Bada non dico che sono colpevoli ma di: e se lo sono????

  • italo moscati

    26 apr 2007 - 23:18 - #5
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    A Salvatore, fare i Don Chisciotte non serve. Tu bon lo fai. Ti leggo e non lo fai. Tu non vuoi essere Don Chisciotte perchè i mulini a vento vedi quello che sono. Lavori con intelligenza.Il caro Alberto- tenero, ingenuo, sincero, magari anche idiota nel senso del principe dostoevskjano- non si poneva il problema di criticare, impancarsi, dare giudizi, fare il fighetto della comunicazione. Aveva perduto la casa. Non aveva una lira. Ma la sua dignità era assoluta. Non chiedeva elemosina ma lavoro. Lavorava bene e amava le sue macchine che custodiva come gioielli. Seguiamo il suo esempio (non avrebbe mai pensato di darci la possibilità di farlo, l’Alberto dallo sguardo disarmante) e facciamo in modo di essere seri. La tv ci invita a fare il contrario. Grazie Salvatore anche a proposito della blobbizzazione. E’ la luna nel pozzo. Un totem. Una ex novità. Ottimo. Lasciamolo commemorare ai professori e ai dirigenti tv senza futuro, o meglio capaci solo di pensare che il loro futuro (e quello del pubblico) sta nel loro passato o del presente-passantizzato. A presto, Italo

  • italo moscati

    26 apr 2007 - 23:25 - #6
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    Petra, conviene attendere. Non conosco nè le persone implicate nel caso nè la situazione. Il gioco degli innocentisti e dei colpevolisti non mi piace, non mi è mai piaciuto. E’ il regno delle emozioni indisciplinate, assetate di sensazione più di verità. Spero solo che venga fatta verità. In quanto alla cornice televisive e alla gloria dei suoi eroi posso dire che si rompono sempre più spesso. I nodi vengono al pettine. Il pettine vero sono: la nostra serenità di giudizio, la pazienza, l’attesa della verifica, la fiducia. Se non lo sappiamo, siamo comunque condannati a saperlo. Non c’è alternativa. Ciao, ancora It

  • enricogrillo

    27 apr 2007 - 10:33 - #7
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    grazie italo di aver parlato di grifi… vorrei solo ricordare qui che grifi, con Anna, realizzò il primo lungometraggio in RVM (era il 75 credo..), all epoca ancora una tecnologia “pesante” rispetto al 16mm. Fuori orario lo trasmise qualche anno fa, dando la possibilita di vedere la Roma degli anni di piombo e tossica in tutta la sua drammaticità… Vorrei tanto vedere integralmente “la verifica incerta” il suo film di montaggio del 64 in cui praticamente teorizzò il blob di 25 anni dopo… se non ricordo male pare che lo fece con materiale di scarto ritrovato in qualche societa di noleggio e montaggio… e poi, una curiosita scientifica: anni fa brevettò per primo un ingegnoso sistema per restaurare e rigenerare i bvu e i nastri magnetici, che hanno vita breve (una decina d’ anni…), problema da lui sentito proprio in quanto pioniere dell RVM leggero… Da recuperare assolutamente una sua recente intervista su “Alias”, il supplento cultura del Manifesto, di un paio di anni fa…

  • Profilo di Patrizia

    Patrizia

    08 mag 2007 - 16:41 - #8
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    Che dispiacere, lo stimavo tanto… e non ero l’unica. L’ho conosciuto interessandomi di Patrizia Vicinelli, grandissima poetessa e performer bolognese. E ho visto parte della sua opera in una bella retrospettiva, l’anno scorso.
    Mi dispiace tanto. Grazie, Italo per averlo ricordato!!!

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