
Oggi nel sistema della tv pubblica si individua un elenco di generi tv e si dice alla Rai di dedicare una certa percentuale, il 60% per Raiuno e Raidue l’80% per Raitre, a questo elenco di generi. Ho l’impressione che questa impostazione non sia più sufficiente, e sto lavorando perché nel Contratto di servizio se ne associ un’altra per misurare gradimento e qualità. Il nodo è liberare il servizio pubblico dai meccanismi tipici della tv commerciale.
Il ministro centra il punto, anche se non si sa come si possa attuare questa “liberazione”: il peggioramento - se così vogliamo chiamarlo - degli standard della nostra televisione, un peggioramento che alcuni identificheranno con le bestemmie in diretta, magari, ha radici profonde e deve molto alla rincorsa degli ascolti e della raccolta pubblicitaria da parte della RAI.
E va bene. Ma ormai il meccanismo è ben consolidato, la guerra aperta, la bestemmia dietro l’angolo. E allora come si fa? Ci viene in soccorso il Gentiloni Ministro con una proposta:
Vorrei associare al responso degli ascolti quello di un indice di valore pubblico in cui si considera anche la qualità. Chiederemo alla Rai di inserirlo nel prossimo contratto di servizio. Perché il rischio è che nei prossimi dieci anni si arrivi ad una tv di qualità a pagamento e una tv pubblica gratuita di scarsa qualità.
Come dar torto a questo intento? Chi potrebbe, sulla carta? Nessuno, diciamo a gran voce noi tutti, addetti, spettatori, critici e lettori.
Ma anche qui, prima di vederlo, questo metro magico per la presunta televisione di qualità - sulla quale ognuno, anche voi, avrà ben le sue idee soggettive - occorrerà sedersi e aspettare di vedere il cadavere del proprio nemico passare trascinato dalla corrente del fiume.
Il nemico, qui, è una certa televisione. Quella che, paradossalmente e contradditoriamente, porta TvBlog a avere quei 2 milioni di pagine viste in un mese che rappresentano una crescita straordinaria. Giusto per chiarire che la contraddizione sta lì, in attesa, e che qualità e ascolti non vanno necessariamente a braccetto.
Avanguard
21 ott 2006 - 20:57 - #1Qualità e ascolti non solo non vanno a braccetto, sono proprio “separati in casa”. Non so come possa pensare Gentiloni, di far nascere un’indice di questo tipo, senza dar luogo a ingiustizie e fenomeni più o meno snobbistici. Insegue una chimera, il Gentiloni.
wonowosahodisimhomedalos
21 ott 2006 - 21:06 - #2beh non pretendo tutti superquark ma se riuscisse un minimo a salvarci dal trashume che affligge da tempo la nostra tv infarcita di reality, amici, tronisti, maria de filippi e tutte le sue imitatrici veline / pseudo conduttrici allora non potrò che ringraziarlo.
wonowosahodisimhomedalos
21 ott 2006 - 21:07 - #3dimenticavo io vi leggo per passare il tempo, ma i post sui reality nell’80% dei casi non li apro neanche perchè non mi interessano.
creativamente
21 ott 2006 - 22:14 - #4la tv di qualità è un fantasma tirato fuori da chi di tv nonne capisce molto, oppure da chi ne capisce fin troppo ma ha paura (vergogna?) di dirlo, e si nasconde.
esiste tv fatta bene e tv fatta male.
punto.
E spesso (non sempre, va detto) la cosiddetta “tv di qualità” è tv fatta male…
Nick84
21 ott 2006 - 22:14 - #5Sono daccordo con avanguard.
Premesso che l’indice di gradimento esisteva quando c’era solo la rai sarei contento che tornasse.
Però bisogna star attenti ad usare bene questo indice perchè se da una parte potrebbero nascere molti programmi di qualità(speriamo) dall’altra ci potrebbe essere anche un buco astronomico nei conti della rai che già versano in cattive acque.
Indovinate chi paga i conti della rai?
mascal
21 ott 2006 - 23:12 - #6Fatemi capire. Come dovrebbe funzionare questo indice di gradimento affiancato all’Auditel?
Se un programma ha ascolti altissimi ma commenti del genere: “Effettivamente è una porcheria ma lo seguo perchè è divertente e la sera ho voglia di rilassarmi, senza troppi pensieri.” dovrebbe essere soppresso a favore di un programma con bassi ascolti ma giudicato così: “Un bellissimo programma. Personalmente non l’ho mai seguito perchè lo trovo pesante, però è comunque un prodotto di valore.”?
Sarei proprio curioso di vederla in atto questa riforma.
Malaparte
22 ott 2006 - 00:10 - #7Creativamente, mi piacerebbe approfondire l’argomento. Perché non mettiamo insieme le nostre conoscenze e non creiamo una sorta di gruppo di discussione con interventi da svilupparsi su TvBlog?
Matellan
22 ott 2006 - 03:18 - #8Che stracciano anche il contratto tv e minori un’altra porcata di Gasparri che fa crescere i ragazzi come dei creduloni!!!
E che cacciano via dal palinsesto i vari Cucuzza e soci allora si cambierebbe!!!
Ale
22 ott 2006 - 12:50 - #9Secondo me l’indice di grandimento non serve a un bel niente. Se i programmi cosiddetti non di qualità fanno grande ascolto è perchè alla gente piacciono quindi li voterebbe in ’sto indice.
Se invece si facessero un tot di programmi non dico culturali ma almeno che non parlassero di vip o aria fritta, ma di cose vere, serie, quotidiane, che ci riguardano davvero, e lo facessero senza badare, una volta tanto, ai risultati auditel, ecco, io sarei già contenta.
Steven
22 ott 2006 - 18:15 - #10un’idea che x me potrebbe almeno essere sperimentata.i problemi non sarebbero pochi,perchè anche io credo che il dato “quelità” verebbe falsato dal fatto che alla gante piace il trash.però,si potrebbe sperimentare…
papero
23 ott 2006 - 17:59 - #11Si dice troppo poco che la TV è anche libertà e democrazia ad un tempo. Ne è il piu’ grosso strumento in termini assoluti. Non a caso laddove putroppo ancora assistiamo a colpi di stato la TV insieme al governo viene sempre occupata per prima.. perchè?…ragioniamoci.
Condivido il concetto di misurare quello che vediamo anche in termini di qualità. ma la Tv di stato deve restare economicamente indipendente, economicamente compentitiva, non puo’ essere subordinata a qualsiasi imposizione. E’ (e deve rimanere) il nostro occhio sul mondo, sui fatti, sulle cose che avvengono. Deve essere consentita la migliore informazione, in termini di rapidità, capacità, ampiezza .
se per fare tutto questo bisogna poi anche mostrare tette e culi ben venga. Perchè ad una televisione di stato “ricca” ( o comunque in grado di stare sul mercato).. nessuno potrà imporre niente.
Per questo benvengano anche i programmi popolari che piacciono tanto alle pubblicità.
ulceritas
24 ott 2006 - 18:50 - #12Tanti anni fa anche a quello che aveva la licenza elementare si poteva proporre ronconi in tv , in prima serata, col suo orlando furioso e quello se lo guardava ( e magari qualcosa gli restava pure) e oggi invece ha la “libertà” di girare su uno spettacolo che non lo stanca, che non lo fa pensare, che non lo arricchisce - e poi la chiamano libertà…se si puo’ scegliere, si sceglie sempre la via più facile, evasiva: vedi gente che litiga in tv e ti racconti che se non altro sei migliore di quelli lì e ti senti meglio.Dunque la rai con la cosiddetta “qualità” non ce la puo’ fare, se deve competere con le commerciali.Non credo a nessuna ricetta, finchè la gara è aperta come se fossero due concorrenti sul mercato. Se poi uno mi chiede perchè deve esserci questa gara, boh. La rai è quotata in borsa? ha degli azionisti a cui rendere conto? Ok, ha dei costi. ciccia, anche la scuola ne ha e nessuno (finora, ma manca poco) le chiede di gareggiare con le private, magari prendendosi gli sponsor che chiederebbero i consigli degli acquisti tra un’ora di lezione e l’altra…L’Italia avrebbe diritto ad una tv pubblica di qualità, PERCHE LO STATO DOVREBBE OFFRIRE SERVIZI PUBBLICI,ANCHE SE IN PERDITA. Mi si obbietterà: e i costi?
anche la sanità pubblica costa, anche la polizia costa, e tutti sanno che almeno sulla carta,il fatto di pagare le tasse ci consente di pretendere che siano di buon livello senza sentirci rispondere che non ce la fanno a competere con l’omologo servizio privato…Insomma la tv di stato ha senso solo se la puoi distinguere dalle altre per un valore intrinseco dell’offerta, e pe rl’indipendenza morale che le viene dal non avere padroni (ricordiamo che formalmente la rai appartiene al Parlamento, dunque a NOI ) altrimenti è perfettamente inutile.