MOSTRA DI VENEZIA FRA CINEMA E TV: la piazza dell'Excelsior è bella (non tutta) e pazza; e dove sono le altre piazze?


Giorni di bei film. Roman Polanski con "Carnage", quattro desperate house women e men, usciti dal video; David Cronenberg con "A Dangerous Method", Freud, Jung tra mogli, amanti, sesso, e grande Vienna. Fanno rabbia.

Fanno rabbia perchè, pur apprezzati sono isolati. Domina la sindrone terrazza, o piazza (chiamiamola così), dell'Excelsior, una volta vivace, divertente, mondana, pettegola e sorniona,; oggi ,svuotata di nobili decadenti, dive dal corpo d'oro, autori eleganti e spiritosi, produttori dal portafoglio gonfio di soldi a disposizione (a volte) delle buone idee, appare come una mini-landa della depressione e disperazione.

Depressioni per il tran tran del grande cinema, grande ormai è una eccezione. Disperazione per via dei soldi: c'erano i bicchieri pieni di martini, uno dopo l'altro, che davano tono prima di un tuffo in mare o di una litigati tra festivaliers, paparazzi e gossipari. Adesso cocacola corretta al sedativo.

Mi domando: ma può andare avanti Venezia con una terrazza-piazza così degradata da marchi e loghi appiccicati ovunque, poltronacce? può andare avanti con gente che va e che viene, sempre gli stessi, noiosoni e decrepiti, e nuovi arrivi in smoking con le infradito ai piedi, pigiama palazzo adagiati su macigni a livello tette?

Ho cercato altre piazze, nel programma della Mostra. Muller, il direttore in clergymen come è stato etichettato, e il suo braccio destro o sinistro o di centro Enrico Magrelli hanno inserito tra le buone cose, le possibili nuove piazze una retrospettiva intitolata banalmente "Orizzonti 1960-1978".

Hanno avuto paura. Peccato. Basta leggere i nomi degli autori inclusi nella rassegna, a cura di due bravi esperti (Domenico Monetti e Luca Pallanch) della Cineteca Nazionale di cui il "giudice ragazzino" (Magrelli) è Conservatore.
Sono presenti, tra gli altri, con i loro film magari discutibili ma sempre interessanti: Carmelo Bene, Mario Schifano, Mario Carbone, Paolo Brunatto...e altre.

Persone che hanno fatto proposte sperimentali, che per fortuna non erano sempre in ombra nel periodo considerato; anzi, al contrario, erano pezzi di qualitò artistica, di ricerca, cinema che privilegiata i film politici, impegnati, seri, talvolta ben fatti e stimolanti, altre volte, il più delle volte, amati da critici sciagurati che li imponevano per motivi grettamente ideologici a spettatori giovani, dagli occhi limpidi. Giovani, me compreso (ma non tanto), un pò troppo spesso creduloni di maestri del momento, impossibili da sopportare; con le dovute eccezioni.

E' o poteva essera una "piazza" e non una "terrazza", un pezzo di Mostra interessato a creare vivacità, corti circuiti, scoperte e rilanci, e non una Excelsior dei poveri studiosi, scannati da quei maestri e dalle tv che li hanno ereditati. Era sufficiente allargare l'orizzonte, visto che si annunciano nel titolo Orizzonti.

Ad esempio, inserire nella rassegna i programmi sperimentali della Rai, 1969- 1975, con autori come Amelio, Giuseppe Bertolucci, Cavani, Godard, Rocha, Ferreri, Del Monte, Micheli, lo stesso Scavolini, Calderone, Cascavilla; e molti ancora che non cito per brevità. Film che conosco e che avrebbero potuto sollecitare confronti, aperture, magari, discussioni e persino polemiche. Quelle polemiche, o comunque, modi di ricerca profonda sulla diversità, i suoi fallimenti e le sue glorie effimere.

Chissà. Il prossimo anno Muller, direttore in clergymen, potrebbe togliere questo abito ecumenico e rimboccarsi le maniche per fare di una piazza un ring sfizioso; e all'angolo potrebbe esserci il soave Magrelli.

Italo Moscati

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