
E’ stato morto un ragazzo è un documentario che racconta la storia della morte di Federico Aldrovandi. Andrà in onda questa sera, sabato 21 maggio, alle 23:35 su RaiTre.
Federico Aldrovandi è morto alle sei del mattino del 25 settembre 2005, a Ferrara, nel corso di un controllo di polizia. Una morte misteriosa. Le indagini portano al processo e quindi alla condanna in primo grado, il 6 luglio 2009, dei quattro agenti responsabili del controllo: tre anni e sei mesi per eccesso colposo in omicidio colposo.
Il titolo è stato scelto dal regista Filippo Vendemmiati. La frase, sgrammaticata, venne pronunciata da un collega del poliziotto dalla cui pistola partì il proiettile che uccise un altro ragazzo, Gabriele Sandri, tifoso della Lazio. Secondo Vendemmiati, la frase rappresenta bene
anche le ambiguità della tragedia di Federico, in bilico tra omicidio e casualità.
Fra testimonianze ufficiali e la consulenza della mamma di Aldrovandi, Patrizia, che non si arrese mai alla versione ufficiale (che voleva il figlio morto per overdose), né a un’opinione pubblica troppo silente.
Il film ha vinto il David di Donatello 2011 come miglior documentario. Il fatto che la Rai lo mandi in onda è un’ottima occasione per il servizio pubblico di fare il servizio pubblico.
GiuSimo
21 mag 2011 - 19:59 - #1Suppongo che questo post avrà pochissime risposte visto l’argomento poco incline al gossip, ma lo dico: grazie della segnalazione, per me programma da non perdere. Per tutti quei ragazzi che in questi anni “sono stati morti”, da Stefano Cucchi , ad Aldrovandi a Giuseppe Uva. Che rabbia che mi fanno queste vicende, di piccoli sporchi abusi, di coperture da parte dei superiori, di connivenza e silenzi.
ciccio1977
21 mag 2011 - 20:06 - #2Peccato che un prodotto così interessante vada in onda il sabato sera, sarebbe interessante che si proponesse al pubblico una serie di inchieste e documentari su fatti di cronaca che non vengono quasi mai trattati in tv, tipo speciali di Chi L’Ha Visto o programmi simili senza sensazionalismo e spettacolo come spesso accade.
interstellar-overdrive
21 mag 2011 - 20:13 - #3meritava la prima serata!
lo vedro’ sicuramente.
P.S.
non dimentichiamo il processo Cucchi
vincenzo.s.
21 mag 2011 - 20:20 - #4ma perché alle 23:35? e soprattutto perché di sabato… purtroppo accadono spesso casi del genere in Italia (di recente Cucchi…), ma chi seleziona e sceglie queste bestie tra l’altro stipendiate da noi! tutto il rispetto per i poliziotti che svolgono il loro lavoro nell’onestà e rispetto nel ruolo che svolgono ma certe situazioni non sono accettabili ci sono troppe morti strane, sospette, morti senza senso sia in strada che nelle caserme… mi chiedo se tutto questo fosse successo ad un immigrato o peggio ancora ad un clandestino, ne saremmo venuti a conoscenza dei fatti? oppure avrebbero nascosto tutto tranquillamente? è inquietante questo…
Miry51
21 mag 2011 - 21:33 - #5Io l’ho visto in anteprima nella mia città, Ferrara appunto, sicuramente da vedere, peccato per l’orario.
resaca
21 mag 2011 - 21:39 - #6ma ci dobbiamo sorbire le peggiroi schifezze in prima serata e un documentario come questo che merita la prima serata lo mandano al sabato??!!
io non me lo perdo!
Franco2bis
22 mag 2011 - 01:11 - #7Avv. difesa: “L’hanno colpito così forte da non formare neanche un bernoccolo”.
Il bernoccolo si forma se chi riceve la manganellata rimane vivo. Se muore, è ovvio che non si formi un bernoccolo.
Franco2bis
22 mag 2011 - 01:19 - #83 anni. A quest’ora saranno già usciti. :(
Franco2bis
22 mag 2011 - 01:24 - #9Morale della storia: non fidatevi della divisa! Tra le forze dell’ordine ci trovate il delinquente come la persona onesta, esattamente come tra le persone che fanno qualunque altro mestiere.
Il fatto di avere una divisa addosso non vale nulla.
kitosauro
22 mag 2011 - 01:28 - #10L’ho appena finito di vedere. Una storia che dovrebbe essere portata a conoscenza di tutti sul serio. Andava messa in pima serata.
nausicaa
22 mag 2011 - 08:01 - #11Sconvolgente. Sconvolgente come le istituzioni abbiano inizialmente abbandonato a se stessi i genitori di Federico, soli nella loro ricerca della verità, soli contro le bugie e gli insabbiamenti. Ed è solo grazie alla loro caparbietà e alla testimonianza di una cittadina NON italiana se l’inchiesta è stata riaperta e oggi sappiamo come sono andati i fatti. Verità, grido il tuo nome…
Mario Oldrini
22 mag 2011 - 16:04 - #12Ho visto il film documentario la notte scorsa, conoscevo la storia molto bene, ma quanto riportato nel documento fa ben capire in che razza di paese viviamo.
Massima stima e rispetto per la tastimone cittadina del Camerun e natralmente per papa e mamma di federico.