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Massimo Bertarelli su Lost – Il critico criticato

Potrebbe essere, questa, una lettera aperta a Massimo Bertarelli. O anche solo il post di un blog che parla di televisione e di serie tv, quando è il caso. O entrambe le cose. A voi la scelta. Il fatto è che spulciando il Daveblog scopro questo articolo de Il Giornale, che parla di Lost, e

1 Giugno 2006 22:41

Potrebbe essere, questa, una lettera aperta a Massimo Bertarelli. O anche solo il post di un blog che parla di televisione e di serie tv, quando è il caso. O entrambe le cose. A voi la scelta. Il fatto è che spulciando il Daveblog scopro questo articolo de Il Giornale, che parla di Lost, e non riesco a chiudermi la bocca: devo dire la mia, da bravo blogger. Vediamo come inizia l’articolo:

Ogni giorno hanno mille cose da vedere i critici televisivi, quindi, per abitudine, di una serie in più puntate guardano soltanto il film pilota, ne fanno la recensione e stop. Così succede che un prologo avvincente riceva un giudizio favorevole, e, viceversa, un inizio zoppicante venga affossato senza possibilità di riscatto.

Già questo basterebbe per smettere di leggerlo, l’articolo, e contestualmente ignorare qualsiasi altro commento su serie tv a opera dei c.d. critici televisivi. Un lettore accorto, da ora in avanti, grazie a Massimo Bertarelli, dovrebbe – per farsi un’idea su una serie tv – leggere i blog e i siti che ne parlano. Ma andiamo oltre, perché il nostro Bertarelli parla di Lost e della marcia indietro – ovvero verso un giudizio negativo, dopo una prima impressione positiva – di Roberto Levi, di cui si dice però che già in precedenza

era stato piuttosto cauto nell’apprezzamento inaugurale, a differenza della maggior parte dei colleghi, abbagliati dai fenomenali ascolti americani.

Abbagliati dai fenomenali ascolti americani? Curioso. Quindi qui si dice che la maggior parte dei colleghi critici avrebbero criticato soll’onda di un successo letto altrove? Quadra con l’incipit: non guardano nulla, scrivono e basta. Bene, andiamo avanti. Perché Bertarelli, il meglio, ce lo riserva ora:

Lost è una delle più grosse boiate mai apparse sui nostri teleschermi.

E ce la motiva anche – poco -, questa sua affermazione per forza di cose controvento. Vediamo come.

Prima azzarda un confronto con Rome (la mania di confrontare l’inconfrontabile), che definisce bollato dal pollice verso compatto della critica (ma che critici legge, Bertarelli?). Poi spara le sue bordate.

La storia dei quaranta e passa sopravvissuti di un disastro aereo non sta in piedi manco con le stampelle. Niente di grave, perfino Hitchcock era un maestro dell’inverosimiglianza.

Ammiriamo la tecnica del Bertarelli: azzeriamo di colpo il concetto di sospensione dell’incredulità, massacriamo un po’ anche Hitchcok – mi sembra quasi il format “Una cagata pazzesca” di Teleblogo. Lì però si è ironici -, già che ci siamo, e attacchiamo Lost per il fatto che questi quaranta, Bertarelli, ha deciso che non possano essere sopravvissuti. Lo sa, lui. Evidentemente perché ne ha passati, di incidenti aerei, che lo sa. E’ inverosimile. E va be’, portiamo a casa.
Poi, Bertarelli, critica un po’ il mostro (l’allarme), quindi spara a zero sui flashback, così:

Mentre mille flashback illustrano le storie dei passeggeri prima dello schianto come in un qualunque, vituperatissimo, Airport.

Anche qui non si vede perché mai Airport dovrebbe essere vituperatissimo, perché un film “catastrofico” debba essere paragonato a Lost – forse per la presenza del disastro aereo? quindi posso paragonare, che so, La Tata a Quel che resta del giorno perché in entrambi c’è un maggiordomo -, e perché i flashback dovrebbero meritare un trattamento così severo. Stilema narrativo estremamente efficace o meno a seconda di come vengono usati, sono e restano i flashback, checché ne pensi chiunque. A meno che non ci si voglia ergere a paladini dell’unità di tempo aristotelica. Bertarelli azzarda poi un riassuntino in poche righe delle 24 puntate della prima stagione, che ha del poetico: non posso non proporvelo:

i protagonisti si chiedono terrorizzati chi manda quegli indecifrabili segnali di fumo o che cosa nasconde una misteriosa botola in mezzo alla boscaglia. Scoperta, ma non scoperchiata, in aprile.

Un po’ come se il sottoscritto dicesse che i Promessi Sposi sono la storia di Renzo e Lucia, fidanzati che dopo mille vicissitudini riescono finalmente a coronare il loro sogno di nozze. Poi, conclude così, con il suo colpo di teatro:

Ah, gli attori sono i più cani mai visti in circolazione. Meriterrebbero di restare sull’isola per l’eternità.

Ha evidentemente visto, il nostro Bertarelli, la versione italiana di Lost. Ma non gli si può certo imputare come colpa. Il confondere la traduzione che tradisce, il doppiaggio con la recitazione, quella sì è una colpa. Anche abbastanza grave.
Detto ciò, Lost è criticabilissimo: qui non tifiamo per l’ipse dixit e per i dogmi. E’ criticabilissimo in particolare nella sua seconda stagione – che, immaginiamo, Bertarelli non abbia visto, ovviamente -, e per quel che mi riguarda ho intenzione di farla questa critica, ma dopo aver raccolto le idee, senza ironie e cercando di cogliere il punto. Non sono un critico televisivo e ne parlo dopo averlo visto tutto, e dopo averlo ruminato per bene.
La prima stagione resta, a giudizio di chi scrive – altra cosa fondamentale che il Bertarelli dimentica, l’opinione personale e le sue fondamenta -, una delle cose migliori che si sia vista nell’ambito della lunga serialità televisiva, a tratti estremamente cinematografica, con puntate scritte in maniera encomiabile, girata e montata straordinariamente bene.
Vogliamo criticarla? Benissimo. Allora, per favore, facciamolo con altre motivazioni, che possono essere ben più fondate.
Magari, se Bertarelli si fosse sentito meno figo, se avesse evitato facili e fallaci ironie che rivelano una ricerca a ogni costo del commento brillante e controcorrente, e se avesse concentrato i propri strali su quelli che potrebbero essere i veri difetti di Lost, avrebbe dimostrato di aver visto la serie con un occhio un po’ più attento, e non con quello del critico televisivo del suo stesso incipit.
La sua non è una critica, è la stroncatura di chi si prende troppo sul serio e di Lost ha guardato ben poco. Visto, magari sì. Non guardato.