Donne in gioco, la Bonev punta tutto, Canale 5 perde

Donne in gioco, la fiction di Canale 5, propone un tema delicato come quella della ludopatia, ma non si sforza di approfondirlo a favore del solito poliziesco italiano.

La morale di "Donne in gioco" è: a forza di giocare d'azzardo, ci rimani secco. Che è poi quello che è successo all film-tv di Canale 5: a forza di puntare su un tema così delicato ed interessante, nonchè inesplorato dalla fiction, senza le dovute misure, il rischio è di ottenere l'effetto contrario a quello desiderato.

Così, per quanto sia apprezzabile l'intento di portare in tv il fenomeno della dipendenza dal gioco d'azzardo e le sue conseguenze, la fiction si riduce ad una serie di macchiette e semplificazioni da far rabbrividire. Con una trama scontata, macchiata da una dose di poliziesco (con colpo di scena prevedibile fin dalle prime scene: chi tradirà mai la protagonista?) e di drama in puro stile da soap-opera, "Donne in gioco" perde il suo mordente e si confonde con tante altre fiction mal recitate e dialogate.

Michelle Bonev tutto vuole e nulla stringe: è regista, autrice, attrice e produttrice. A forza di voler fare la Lena Dunham dell'Est, però, non riesce ad eccellere in nessuno dei suoi compiti. Non c'è nulla di male a voler scrivere e produrre una propria idea, ma per favorirne il successo si dovrebbe avere una maggiore consapevolezza delle proprie capacità e concentrarsi su queste.

Donne in gioco
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Ma l'azzardo vero della fiction non sta nel cast o nella regia, quanto nell'aver voluto provare a raccontare il mondo della ludopatia senza una forte struttura narrativa che permettesse al pubblico non solo l'immedesimazione con i protagonisti (troppo edulcorati ed incapaci di svilupparsi oltre le didascaliche battute), ma anche la curiosità verso una patologia ancora poco conosciuta e considerata da molti al di fuori della realtà -cosa invece da smentire, essendo un milione e mezzo gli italiani dipendenti da slot machine & co.-.

Qualcuno potrebbe dire che c'era da aspettarselo, ma di fronte ad una prova come quella proposta da "Donne in gioco" di unire il poliziesco al sociale, pensavamo di poter contare su qualcosa di meglio costruito. Invece, l'azzardo del pubblico di mettersi davanti alla tv non è stato ripagato.



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