Home Notizie Carlo Nesti si scusa con gli spettatori per la telecronaca “dal tubo”. Ma Garimberti, Masi & Co. dove sono?

Carlo Nesti si scusa con gli spettatori per la telecronaca “dal tubo”. Ma Garimberti, Masi & Co. dove sono?

La polemica per la telecronaca tragicomica, prodotta dalla Rai in occasione della finale di Supercoppa Italiana tra Lazio e Inter, continua a farsi sentire. E’ un argomento interessante che trascende le apparenze sportive per sfociare in quelle politico-economiche della tv di Stato, che giusto in questo periodo presta molto facilmente il fianco a critiche relative

10 Agosto 2009 13:08

Carlo NestiLa polemica per la telecronaca tragicomica, prodotta dalla Rai in occasione della finale di Supercoppa Italiana tra Lazio e Inter, continua a farsi sentire. E’ un argomento interessante che trascende le apparenze sportive per sfociare in quelle politico-economiche della tv di Stato, che giusto in questo periodo presta molto facilmente il fianco a critiche relative al proprio assetto economico e finanziario. Ci sembra giusto, dopo averne parlato subito dopo la partita, sabato scorso, dare spazio allo stesso Carlo Nesti che ha scritto una lettera alla Gazzetta dello Sport per raccontare la sua versione dei fatti in merito:

“Quando mi è stata affidata la telecronaca della partita di Pechino, non ho potuto provare altro se non una grande soddisfazione. Ho accettato anche il rischio costituito da 2 ore di diretta davanti a un monitor, a migliaia di chilometri dalla Cina. E’ normale che, senza la visuale che avrei avuto con la presenza fisica nello stadio, siano stati commessi degli errori. Con gli sms in arrivo dai colleghi inviati a Pechino, ho cercato di supplire a ciò che non potevo vedere. Oltretutto, le formazioni ufficiali, pubblicate anche su Gazzetta.it, non presentavano Suazo in panchina. E’ questa la ragione per la quale ho preferito non sbilanciarmi, per non incorrere nella farsa di «far giocare» un atleta lasciato in tribuna: così si spiegano i problemi, nel finale, nell’identificazione degli elementi di colore dell’Inter. Mi scuso con voi e con i telespettatori, ma, credetemi, sarebbe stato un impegno pesante per chiunque”.

Va bene. Le scuse, quando fatte, vanno sempre accettate, perché ingrediente assai raro in questo Paesello che è diventato l’Italia; il problema è che si continua a guardare il dito che indica la luna e non la luna. Non è Carlo Nesti che deve scrivere una lettera di scuse a chicchessia, bensì il direttore della Rai Garimberti, il direttore generale Masi, il direttore di RaiSport De Paoli, al limite, e gran parte del Consiglio d’Amministrazione di Viale Mazzini. Sono loro che dovrebbero fare un passo avanti verso di noi, questi tizi qui, retribuiti con assegni mensili i cui zeri non sono nemmeno immaginabili dal comune mortale, il quale deve limitarsi a pagare, zitto zitto, di anno in anno, e profumatamente, un servizio PUBBLICO che sta diventando sempre più prossimo all’assurdo; loro sono i colpevoli, i responsabili, non Carlo Nesti, o Salvatore Bagni, dei quali è possibile discutere solo della capacità tecnica, giornalistica e professionale, al limite. Garimberti, Masi – e dovremmo metterci anche tutti i vicedirettori di rete, partendo da quel Gianluigi Paragone di cui abbiamo già tristemente parlato – questa è la gente che, saltando da una poltrona eccellente all’altra, mai punita per errori, sviste, manchevolezze o incapacità, si fa ricca e impoverisce una risorsa culturale fondamentale del Paese qual è la Rai, cioè la televisione pubblica.

Perdonateci se esistiamo, ma, signori capi della Rai, quando mai vedremo una vostra lettera di scuse indirizzata a noialtri?

Dopo il salto proponiamo la feroce critica di Aldo Grasso relativa a tutta la questione.

Via Corriere della Sera:

“Se la Coppa è super, la Rai appare sempre più modesta. Nonostante l’infornata di megadirigenti con megastipendi, a Viale Mazzini non hanno neanche trovato i soldi per mandare un telecronista a Pechino.
Così, chiusi in uno sgabuzzino dell’azienda, Carlo Nesti e Salvatore Bagni hanno commentato Inter-Lazio «on tube», cioè davanti a un monitor, come si fa da studio quando cade la linea audio internazionale. Come fanno i ragazzini quando imitano Caressa e Bergomi. E meno male che non è successo nulla allo stadio di Pechino, altrimenti cosa avrebbero raccontato non essendo sul posto?
«Problemi di budget — ha spiega il direttore di RaiSport Eugenio De Paoli alla Gazzetta dello sport — e l’orario ha influito sulla scelta». Problemi di budget? Orario? Ma allora cosa ci facevano in Cina Amedeo Goria e Luca De Capitani, spacciati dai due nostri prodi tubisti come inviati a bordocampo (comunicavano con Twitter o con gli sms?). Già le telecronache italiane non sono il massimo, figuriamoci una telecronaca intubata: fredda, artefatta, lontana 8.145 km dall’atmosfera del campo.
Ora la vicenda, già di per sé incomprensibile, si tinge di ridicolo se si pensa che la Rai ha iniziato la sua battaglia contro Sky criptando il segnale dei programmi più importanti. Certo che se la concorrenza viene fatta a colpi di telecronache «on tube» ci sarà da ridere. I più contenti saranno gli inserzionisti che, in un sol colpo, hanno guadagnato una telecronaca da filodrammatica e perso l’audience di Sky. Tanti soldi e nemmeno un biglietto aereo per il telecronista! Ma se la Rai, al contrario di tutti i Servizi pubblici che in Europa sfruttano ogni possibile piattaforma distributiva per avere la massima visibilità, entra in un deciso regime concorrenziale, perché bisogna ancora pagare il canone? Per il biglietto aereo di Nesti e Bagni?”.