C’è chi se la ricorda ai tempi di Very Victoria, chi invece ha apprezzato Victor Victoria per l’irriverenza e l’originalità della costruzione dei blocchi. Poi ci sono state altre scelte e altrettante priorità, ma la parentesi tra Pechino Express e Viaggi Pazzeschi è servita a dimostrare quanto Victoria Cabello mancasse all’intrattenimento italiano.
Lei, ma anche e soprattutto le sue trovate autorali. Victoria Cabello scrive, in collaborazione con un team di autori e autrici molto valido. Lo ha sempre fatto, sembra scontato sottolinearlo ma non lo è. Spesso si vedono programmi televisivi simili. La maggior parte delle volte accade perché la scrittura è debole, nel caso dei contenuti di Victoria Cabello – quando le permettono di lavorare come desidera, dato che qualche format “indigesto” lo ha avuto anche lei – questo non accade. C’è tanto talento e altrettanto lavoro.
Victoria Cabello e il potere della scrittura
La dimostrazione ulteriore arriva dall’ultimo esperimento che porta la sua firma: “Fuori di Cabello”. Un podcast che finisce anche in video, oltre che all’interno delle principali piattaforme di ascolto e streaming, in cui gli interlocutori si raccontano. Dove sta la novità? Lo fanno quasi tutti oggi. Sicuramente, ma quasi nessuno scrive effettivamente i blocchi della trasmissione.
L’impressione, per la maggior parte dei contenuti attinenti alla categoria, è quella di una seduta psicoterapeutica dove il conduttore o la conduttrice parla il minimo indispensabile e l’interlocutore affronta varie tematiche. Senza mai essere messo davvero in difficoltà. Quasi come se avesse un flusso di coscienza da cui si deve liberare. Allora la promozione di un evento o di un libro diventa, tramite il podcast, una sorta di racconto per immagini e parole che non lascia nulla.
Fuori di Cabello, un talk irriverente
Nel caso di Victoria Cabello è proprio l’opposto: il suo podcast si presenta come un conversational show, ma gli ospiti non parlano. Affrontano argomenti. La differenza è sottile, ma fondamentale. Chi viene chiamato da Victoria Cabello non si aspetta niente, perchè fondamentalmente non sa a cosa andrà incontro.

La chiacchierata è essenziale, ma ricca di possibilità. Lo si capisce dal fatto che la conduttrice ha una quantità particolarmente alta di fogli che consulta. Significa che si è preparata ogni cosa possibile per mettere in difficoltà l’ospite. Sul piano dialettico, Fuori di Cabello è una conversazione scomoda.
Domande scomode tra imbarazzo e ironia
I toni prevalenti sono quelli del gioco e dell’ironia, ma non mancano le provocazioni. Infatti, il primo ospite del podcast (lo Chef Alessandro Borghese) inizialmente rideva perchè conosce Victoria Cabello. In qualche frangente, però, è parso particolarmente imbarazzato. I maligni penseranno che fosse tutto studiato, ma il sudore freddo di Borghese quando Victoria Cabello gli ha praticamente estorto che a casa non fa niente e in intimità è molto frizzante (per usare un eufemismo) non era prevedibile. Quindi, o Borghese – oltre alla carriera di Chef – ha intrapreso anche un cammino professionale all’Actor Studio, oppure era davvero spiazzato.
Questa prerogativa di mettere in difficoltà gli ospiti, tra una risata e un doppio senso, Victoria Cabello ce l’ha sempre avuta. La porta avanti come un vessillo dai tempi di MTV. Nel tempo l’ha perfezionata, al punto che durante i suoi programmi poteva saltare fuori una rubrica come “Vale tutto”, in cui l’ospite di turno si metteva a fare cose impensabili, fino al provino più surreale della storia del cinema italiano che ha visto Gabriele Salvadores (regista premio Oscar) ascoltare Virginia Raffaele declamare “La vispa Teresa” come se fosse un transgender brasiliano.
La versione deluxe di Victor Victoria
Erano i primi anni del Duemila e quella è stata la prima versione di un personaggio che, anni dopo, avrebbe reso Virginia Raffaele iconica: Paola Gilberto Do Mar. È accaduto da Victoria Cabello perché lei, con la sua ironia e imprevedibilità, riesce a spingere le persone oltre i propri limiti. Dialetticamente parlando, s’intende. In un mondo contemporaneo, però, dove anche un’intervista – nella maggior parte dei casi – può diventare piatta e inconsistente è già molto. Anzi, è tutto.
Victoria Cabello, con questo podcast, il suo tutto lo ha ritrovato. Il pubblico ringrazia, lei torna a sorridere a favore di telecamera con un “abito” radiotelevisivo a sua immagine e somiglianza. Ogni cosa è al suo posto, tranne l’ospite settimanale che in alcuni frangenti vorrebbe trovarsi altrove. E forse proprio quest’insofferenza mascherata da sorriso collettivo è la ciliegina sulla torta a cui nessuno – sia chi ascolta che chi lavora a Fuori di Cabello – intende rinunciare.