Tv lineare e piattaforme, due rette parallele… che si incontrano

Tv lineare e piattaforme sempre più vicine (non solo per contenuti), è l’inizio del tramonto di binge watching e palinsesti?

Non è un addio al binge watching, ma qualcosa sta cambiando dalla parti delle piattaforme. Non è un addio al palinsesto lineare, ma qualcosa sta cambiando dalle parti della tv generalista.

In sintesi si potrebbe dire che mentre Netflix apre alla pubblicità (il co-ceo Ted Sarandos, al Festival internazionale della creatività Leoni di Cannes, ha detto: “Abbiamo lasciato fuori dal tavolo un grande segmento di clienti, ovvero le persone che dicono: ehi, Netflix è troppo costoso per me e non mi dispiace la pubblicità, voglio un prezzo più basso e guarderò gli annunci“) e le piattaforme attingono sempre più dalla tv generalista (si pensi alle partite di calcio su Prime Video di Amazon), non solo nei contenuti, ma anche nel sistema di distribuzione dei prodotti, la tv pubblica, quella generalista e popolare per antonomasia, presenta a stampa e investitori palinsesti non più verticali, ma orizzontali.

Per intenderci: la Rai continua a prevedere dei palinsesti per rete, ma la comunicazione della nuova offerta ha coinciso con la nascita dei palinsesti per generi (l’ad Carlo Fuortes ha spiegato: “Uno dei motivi principali dell’organizzazione per generi è quella di superare la verticalità dei canali e lavorare sui contenuti per qualsiasi mezzo“). Quindi: non più il palinsesto di Rai1, bensì il palinsesto dell’Intrattenimento Prime Time, tanto per fare un esempio.

Dicevamo del quasi tramonto del binge watching: da qualche tempo sempre più spesso le piattaforme rilasciano i contenuti non più in un blocco unico, bensì in più momenti, soprattutto quando si tratta di titoli di grande richiamo, da La casa di carta al recente Stranger Things, passando per Obi-Wan Kenobi. Le ragioni alla base di questa scelta sono varie, a partire dalla volontà della Netflix di turno ‘giocare’ con l’attesa degli spettatori (paganti!), che fino a qualche anno fa gongolavano all’idea di avere a disposizione subito sulle piattaforme tutte le puntate in contemporanea di una nuova serie tv.

Il risultato, dunque, è una gestione della distribuzione da parte delle piattaforme che si avvicina nella cadenza temporale a quella tradizionale della tv generalista, il cui pubblico è per definizione meno attivo perché non si crea il proprio palinsesto, ma ‘subisce’ quello previsto dal broadcaster. Così se fino a qualche anno fa la tv generalista e le piattaforme parevano due rette parallele, oggi paiono due rete parallele… destinate a incrociarsi spesso.

E chissà se questa convergenza sempre più evidente possa coincidere, in tema di serie tv, con cambiamenti vistosi nella scrittura dei prodotti, intesa come soggetti e sceneggiature pensate ad hoc per una fruizione a cadenza settimanale (o comunque non più in blocco unico) da parte degli utenti. E in questo discorso rientra anche la questione minutaggio, destinato, chissà, ad aumentare ancora, trasformando i singoli episodi di una serie tv in veri e propri film.