Tale e Quale agli altri anni: lo show di Carlo Conti è una fotocopia senza spunti
Tale e Quale Show è stato una novità, poi è diventato una garanzia, ora è una profezia. Il nome anticipa e caratterizza appieno lo spettacolo. Tale e Quale è sempre lo stesso, non cambia. In nulla. Soltanto lo studio, dopo 15 edizioni, si è rinnovato: la produzione è intervenuta anche per gestire meglio gli spazi
Tale e Quale Show è stato una novità, poi è diventato una garanzia, ora è una profezia. Il nome anticipa e caratterizza appieno lo spettacolo. Tale e Quale è sempre lo stesso, non cambia. In nulla. Soltanto lo studio, dopo 15 edizioni, si è rinnovato: la produzione è intervenuta anche per gestire meglio gli spazi e permettere ai partecipanti di rendere meglio durante le esibizioni.
Il programma vince la serata del venerdì, ma da questa consapevolezza – che nessuno intende mettere in dubbio – a dire che lo spettacolo di Conti sia davvero convincente ce ne passa. La distanza che c’è tra vincere, in tema di ascolti, è convincere resta netta. Lo diceva anche Baudo: “Se prendiamo il pubblico per fesso, facciamo del male alla televisione”.
Tale e Quale Show, una fotocopia ingiallita del passato
Carlo Conti Baudo lo ha ricordato e gli ha dedicato, nel corso della serata, la prima puntata della nuova edizione dello show. Forse, però, di Baudo avrebbe fatto meglio a ricordare le sue parole. Per evitare, se non altro, di mettere in piedi un format che ormai sembra avere ben pochi, anzi: quasi nessuno, degli spunti che aveva inizialmente.

Il pubblico segue con attenzione, sia in televisione che negli studi televisivi, ma senza aspettarsi più nulla. E questo, in ottica televisiva, è molto grave: andare avanti per inerzia, soprattutto sul piccolo schermo, può essere dannoso. Infatti Conti, con Tale e Quale Show, vince arrivando oltre il 19% di Share ma non stravince come faceva in passato. La trasmissione, gli anni scorsi, era arrivata a toccare anche il 22-23% di Share. Percentuali che ora la trasmissione può solo cercare di inseguire, perchè consapevole di non riuscire più a raggiungerle.
L’addio di Loretta Goggi
Non dipende soltanto dal fatto che molti meno spettatori restano in piedi fino a tardi: è più una questione di proposta. La trasmissione di Conti propone sempre le stesse dinamiche, anche nella composizione della giuria (che ha visto cambiare Loretta Goggi con Alessia Marcuzzi) i meccanismi sono una costante ripetizione degli anni precedenti. Le stesse battute, le stesse reazioni, persino gli stessi rimproveri a Malgioglio.
Se un qualsiasi spettatore volesse provare a guardare una puntata del 2023 e poi riguardasse la prima puntata del 2025, probabilmente avrebbe l’impressione di non essersi perso molto. Un dejavù che rischia di collimare con la noia, che porta alla rassegnazione e infine al cambio di canale. Raiuno ha vinto all’esordio con Conti perchè – nella serata del venerdì sera – la rete ammiraglia della concorrenza ha puntato su altro. Se, però, ci fosse stata una contrapposizione diversa, con uno speciale di giochi (tipo Chi Vuol Essere Milionario o La Ruota della Fortuna in prima serata), o una fiction esclusiva, la Rai si sarebbe trovata con le spalle al muro. Gli italiani, in questo momento, guardano Tale e Quale Show per abitudine. Non può essere, però, dopo 15 anni, l’unico punto di forza della trasmissione.
Carmen Di Pietro, anello debole di un cast male assortito
Veniamo, quindi, ai partecipanti scelti: ci sono volti noti e qualche content creator. Conti prova ad aprire le porte del piccolo schermo ad alcune Web star sperando che il pubblico social sia dalla sua, ma poi bisogna fare il paio con la realtà. Questi ragazzi e ragazze devono fare esperienza e, davanti a una telecamera, mettendosi alla prova nelle esibizioni dal vivo, la resa è parziale. Fin qui poco male: si è giovani proprio per imparare e fare esperienza. Il problema vero – e arriviamo alle dolenti note – è quando dopo alcuni esordienti arrivano personalità come Carmen Di Pietro.
Ora: la performer, se è ancora possibile usare questa terminologia rispetto a quel che propone a favore di telecamera, non ha reso lo scorso anno. Di Pietro ha dimostrato – nell’edizione passata – di non saper stare sul palco, non saper cantare (dato che ogni puntata le veniva sottolineato come non arrivasse a determinate note con la voce) e neppure saper introiettare un testo. Molto spesso, per non dire quasi sempre, arriva impreparata in diretta: non sa le parole del brano che deve eseguire facendo ridere – non è un’esagerazione – i membri della giuria.
L’imbarazzo della giuria
A distanza di un’edizione non è cambiato nulla. L’hanno chiamata nuovamente come ripetente. Carlo Conti ha ironizzato su questo e la giuria – per avvalorare tale tesi – ha cominciato a fare delle battute riguardo una possibile insegnante di canto che le avrebbe dato lezioni sui generis. Spoiler: un espediente del genere non fa ridere nessuno. Aumenta soltanto la frustrazione di professionisti che si mettono in gioco, ma perdono di valore perchè costretti a competere con chi – pur venendo pagata – si permette di non garantire neppure il minimo sindacale. Ovvero un’esibizione accettabile. Motivo per cui Loretta Goggi ha spiegato a Domenica In i motivi del suo addio alla trasmissione: “Me ne sono andata – ha detto a Mara Venier – perché mi sentivo fuori posto. Cercavo di fare dei ragionamenti, ma sembravo la maestrina dalla penna rossa”.
Ecco. Il divertimento, a Tale e Quale Show, non c’è più perchè la leggerezza dovrebbe accompagnare il rigore e la preparazione dei concorrenti. Nella maggior parte dei casi la preparazione è parziale, e non per colpa di truccatori, costumisti e vocal coach, i quali tentano di fare il massimo con persone che sembrano aver dimenticato persino come si sta su un palco. Si veda Gianni Ippoliti che ha passato il tempo a vantarsi di saper fare le imitazioni per poi mostrare – alla prima occasione utile – di essere emozionato a tal punto da risultare impacciato e fuorviante. Troppo per derubricare tutto all’adrenalina da diretta.
Flavio Insinna, un pesce fuor d’acqua
Restando in tema di fuori posto, impossibile non fare una menzione speciale a Flavio Insinna: l’attore e presentatore è tornato in Rai per cercare di continuare a lavorare in tv, dopo il flop a La7, l’emittente ha scelto di fargli fare una sorta di purgatorio a Tale e Quale Show prima di rilanciarlo (forse) con qualche contenuto in prima serata o nel pre-serale.

Questo però non giustifica la sua presenza, accompagnata da un’eccessiva disponibilità, in un contesto dove appare gigante solo perché colleghi e colleghe rendono molto meno. Un uomo che porta Manfredi a teatro, ha recitato al cinema e lavorato con Gigi Proietti, non può limitarsi a fare – seppur magistralmente – Lucio Corsi per poi essere messo in ombra da un Cirilli sempre più simile alla caricatura dei personaggi che interpreta. Ha provato, tra risate e incredulità, a sottolinearlo Malgioglio. Nessuno gli ha creduto. L’ultimo appello è quello di riportare Insinna a una dimensione che merita, qualcosa che renda giustizia alla sua professionalità.
Panariello-Malgioglio, la strana coppia
Il resto del programma è un costante eterno ritorno al passato che lascia intrappolato lo spettatore in uno stato di catalessi e sospensione, in attesa che qualcosa cambi. Quando Panariello ha fatto l’ennesima battuta sul look di Malgioglio, sembrava di essere finiti in un’altra dimensione confinante in uno spazio temporale tra gli anni Novanta e il Duemila. Peccato che sia trascorso un altro quarto di secolo, che pesa, per una trasmissione che somiglia sempre più a una creatura agonizzante in grado di andare avanti per inerzia e mancanza di alternative concrete.