Sanremo, il retroscena del balconcino e le indiscrezioni sui cantanti: Vincenzo Mollica cambia il racconto del Festival
Il Festival di Sanremo è animato anche e soprattutto dal racconto che accompagna la manifestazione non solo dal punto di vista mediatico. Il retroscena sulla nascita del balconcino di Vincenzo Mollica e una tradizione che continua nel tempo.
Se ci vien voglia di cantare, canteremo. Perchè Sanremo è Sanremo. Questa consapevolezza resiste, anche più degli stessi protagonisti che, nel tempo, l’hanno animata. Il Festival della Canzone Italiana è uno dei pochi eventi del Paese in Eurovisione e forse è anche uno dei pochi appuntamenti ancora condiviso. Nel senso che le famiglie aspettano l’inizio della kermesse e si riuniscono sul divano per vederla. Tutti insieme, come tempi che sembrano essere passati.
Il potere dell’on demand, oggi, ha reso la televisione un accessorio a disposizione di chiunque e i contenuti non sono più collocati, esclusivamente, in fasce orarie. Quello che era un appuntamento fisso diventa una possibilità che può essere replicata in qualsiasi altro momento della giornata grazie alla riproposizione in differita dei contenuti grazie alle applicazioni di riferimento.
Festival di Sanremo, la canzone italiana diventa fenomeno di costume
Tutti possono vedere tutto a qualsiasi ora. Sanremo no: il Festival della Canzone Italiana è ancora una liturgia che va affrontata in comune, perchè chi lo guarda dopo si perde i dettagli. I particolari, in una manifestazione come questa, sono importanti perchè per 5 serate il Paese viene idealmente coinvolto in una sorta di microcosmo che è il Teatro Ariston per poi uscirne rigenerato. Qualunque cosa succeda in quei giorni passa in secondo piano, perchè – come dice la famosa sigla – Sanremo è Sanremo e, poi, forse viene il resto.
Si comincia già dai primi di dicembre, dopo l’annuncio delle canzoni in gara, con i pronostici e le anticipazioni verso il mese di febbraio. Torna tizio? C’è ancora Caio? E chi presenta accanto al Direttore Artistico? Hai visto le nuove proposte? Una litania, quasi come se fosse un mantra salvifico, che accompagna le settimane aspettando il giorno di partenza di quella che è una costante maratona fra talento, glamour e folklore.
La liturgia della kermesse canora
Le canzoni in gara contano, ma ancor più rilevante è il racconto che se ne fanno. Quello che viene o non viene detto prima di ogni esibizione. In particolare da chi viene detto cosa. I dietro le quinte, i fuori onda. I problemi nel backstage. Il cantante che dà forfait: dov’è Bugo? Le brutte intenzioni, la maleducazione, la tua brutta figura di ieri sera. Il Festival è truccato: lo vince Fausto Leali.

Un lessico di citazioni perenni che diventano patrimonio di tutti e scandiscono ogni anno l’avvento della manifestazione, fino alla frase più iconica: “Dirige l’orchestra: il Mastro Peppe Vessicchio!”. In questa atmosfera da scolaresca in gita a cui nessuno sembra essere stato invitato direttamente, ma a cui tutti – un giorno nel corso della vita – sperano di prendere parte, serve qualcuno in grado di mettere ordine.
Una fonte credibile al di sopra delle parti, che conosca Sanremo come casa propria e sappia distinguere e discernere il vero dal falso, il possibile dal verosimile, magari carpendo anche qualche dichiarazione in esclusiva dagli addetti ai lavori. Un volto amico, in grado di entrare in televisione con garbo, che non sia “legato” mediaticamente come il Direttore Artistico, ma sappia con certezza che la sua parola verrà presa come oro colato.
Vincenzo Mollica e il racconto giornalistico
Un filtro solido e rassicurante in grado di riportare questa macchina delle emozioni alla normalità con lucidità, esperienza e pragmatismo. Oggi quella fonte autorevole è rappresentata da Paolo Sommaruga: cronista di cinema, musica e spettacolo. È inviato anche ai Festival più autorevoli della settima arte per il TG1, da Cannes a Venezia passando per la Berlinale. Il giornalista, attualmente, è anche presenza fissa al Festival di Sanremo.
In principio fu Vincenzo Mollica, un giornalista ritenuto – al termine di una carriera florida – riferimento per lo spettacolo e il racconto, nello specifico, sanremese un’istituzione perchè ha saputo cambiare la grammatica dell’informazione legata alla kermesse canora. Le sue interviste dal balconcino sono patrimonio televisivo del Paese. In particolare, ma non solo, gli approfondimenti legati a ciascuna esibizione quando gli artisti erano lontano dal palco e vicino ai suoi microfoni che erano gli stessi del TG1. Sommaruga, tornando all’attualità, è un suo allievo ma il balconcino sanremese resta appannaggio di Mollica.
La tradizione del balconcino
Come nasce l’idea di intervistare le grandi presenze della canzone italiana e dello spettacolo da un balconcino attiguo al Teatro Ariston? Tutto comincia nel 1997. Vincenzo Mollica è l’inviato della Rai per seguire la manifestazione. Il cronista, come di consueto, cerca di regalare alla platea televisiva e alla redazione del TG1 interviste inedite e una sorta di esclusive dal Festival della Canzone Italiana.
All’epoca doveva collegarsi da un ambiente esterno al Teatro Ariston, in quanto la scenografia non si poteva svelare prima della messa in onda in prime time. Doveva restare un segreto fino all’ingresso del conduttore e Direttore Artistico. Non come oggi che la scenografia del Festival viene addirittura svelata mesi prima grazie ai social. Allora c’era una maggiore riservatezza e un codice etico non scritto da rispettare.
Il retroscena con Baudo
Pippo Baudo, contattato dal cronista Mollica, gli diede il fatidico suggerimento: “Perchè non ti metti su uno di questi balconcini vicino al Teatro per fare i collegamenti?”. Il resto è storia. Dal ’97 fino al 2020 il balconcino di Mollica è diventato un appuntamento fisso durante il Festival della Canzone Italiana.

Al punto che, quando è andato in pensione il giornalista, il balconcino di fronte al Teatro Ariston è stato intitolato proprio a Mollica. Un omaggio che entra nella storia della televisione italiana e della kermesse canora. Infatti Sommaruga, che ha raccolto l’eredità professionale di Mollica, non si collega più dal balconcino. In segno di rispetto. Il collega, però, ricorda ogni volta che può le gesta del suo maestro di giornalismo. Sanremo, oltre a glamour, tradizione e folklore, nasconde anche un pizzico di malinconia grazie a questi dettagli qui: un balconcino può diventare, in qualche maniera, anche una finestra sul mondo.