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Rocco Schiavone ha già il suo spin-off: 5 motivi per fare una serie sull’agente Domenico D’Intino

Rocco Schiavone è uno dei protagonisti più acclamati della fiction italiana, ma l’agente Domenico D’Intino (perennemente al suo fianco) merita uno spin-off: perchè la Rai dovrebbe farlo davvero.

pubblicato 19 Novembre 2025 aggiornato 20 Novembre 2025 18:10

“Sotto mentite spoglie” è il nuovo libro a tema Rocco Schiavone scritto da Antonio Manzini. Il padre del Vicequestore più conosciuto della televisione italiana e della letteratura contemporanea. Lo scrittore ha saputo mettere su carta un personaggio autentico, fatto di molteplici sfumature, che risulta credibile a chi legge e chi guarda.

Dal 2016 la fiction televisiva ha arricchito i libri, ormai quando si legge un romanzo di Manzini c’è sempre la convinzione che sia pronto per approdare sul piccolo schermo. Merito della sua penna e di come i romanzi scritti in un certo modo somiglino già a delle sceneggiature: Rocco Schiavone abitua il lettore e lo spettatore a questo, le scene sono scritte e riprese. Prima nella mente degli appassionati e poi nella scatola di emozioni comunemente nota come televisione, un viaggio che non si ferma mai.

Rocco Schiavone, dai romanzi alla fiction

Rocco Schiavone, infatti, non ha dei semplici fan: da Aosta a Roma, sono tutti estimatori. Significa che la comunità di Schiavone aspetta i libri e le puntate della serie televisiva come si attende un lieto evento. Un parto che, ogni stagione, somiglia a una liberazione. Il pubblico aspetta, legge e immagina. La curiosità cresce fin quando non si torna a vedere lo sguardo di Marco Giallini accompagnato da quella voce roca e profonda, ormai diventata un tratto distintivo.

Aosta, con le vicende di Rocco Schiavone, è diventata il nuovo centro nevralgico del giallo. Così come un tempo lo era Vigata, grazie a Montalbano. Entrambi i personaggi sono accumunati dalla bravura degli scrittori e dalla perfezione delle storie che incarnano. Sia Zingaretti che Giallini, per interpretare i rispettivi protagonisti, hanno dovuto faticare. Non erano convinti, inizialmente, di come stessero lavorando sul personaggio. Il tempo e il successo li hanno smentiti sulle loro rispettive reticenze, restituendo anche quella sicurezza che solo l’affetto del pubblico può incentivare.

Domenico D’Intino, molto più di un agente

Schiavone è molto seguito sia per il carattere schietto e profondamente disincantato del protagonista, ma anche per le vicende che accomunano quelli che in gergo tecnico vengono definiti personaggi comprimari. Nello specifico, Montalbano aveva Catarella, Fazio e Galluzzo, senza contare il vice Mimì Augello. Schiavone, di contro, ha Pierron e Caterina Rispoli. Soprattutto e in particolare, però, il Vicequestore più amato della televisione italiana deve fare i conti con l’agente Domenico D’Intino.

Rocco Schiavone, Christian Ginepro nei panni di Domenico D'Intino
Rocco Schiavone, Christian Ginepro nei panni di Domenico D’Intino (Instagram profilo ufficiale) – TvBlog

Nella realtà, lontano dai copioni, è Christian Ginepro. Un uomo che vive a pane e teatro. In grado di fare qualsiasi cosa, persino Willy Wonka ne La Fabbrica di Cioccolato o Cabaret al fianco di Michelle Hunziker. Senza contare gli omaggi a Garinei e Giovannini con Il Giorno della Tartaruga, diretto – tra gli altri – da Chiara Noschese, Federico Belloni e Saverio Marconi.

Il contributo di Christian Ginepro

Un interprete a tutto tondo che, all’interno di Rocco Schiavone, interpreta un agente di Polizia non convenzionale. Nel senso meno gratificante del termine. Un professionista goffo, quasi sempre fuori posto, ma incredibilmente sensibile e simpatico che – anche non volendo – ce la mette tutta per rendere la vita impossibile al proprio Vicequestore.

All’interno di Pista Nera, il primo romanzo a tema Schiavone adattato televisivamente, D’Intino viene così descritto dal Vicequestore aggiunto di Aosta: “È il mezzo che usa Dio per punirmi”. L’agente non sa stare in commissariato, maneggia maldestramente la pistola e soprattutto parla un dialetto abruzzese tutto suo. Il più delle volte ignoto a Schiavone e a chiunque altro si trovi a dialogare con lui. All’interno dei romanzi e delle puntate della fiction ne combina di ogni. Dalle peripezie con il drone agli accoppiamenti clandestini con Fiona, donna particolarmente estroversa conosciuta al Casinò durante un’inchiesta.

L’ipotesi di uno spin-off

D’Intino è una sequenza orchestrata fra assurdo e illogicità che rende tutto il girato teatrale e fornisce, invece, ai romanzi quel tocco sincero di ilarità che spezza la tensione del giallo. Per questo e molto altro, Domenico D’Intino meriterebbe uno spin-off. Una serie tutta sua dove il personaggio, da comprimario, diventa protagonista e scalda i cuori – con la sua stravaganza scenica – a chi guarda fra battute inedite e uscite provvidenziali che favoriscono capovolgimenti di fronte in attesi.

Domenico D’Intino, per merito di Christian Ginepro e della sua bravura, è il Peter Sellers 2.0 di cui il piccolo schermo aveva bisogno. Una sorta di evoluzione in salsa nostrana dell’Ispettore Clouseau: l’incastro definitivo tra comicità e follia in un mix letale e assolutamente imprescindibile nelle fattezze di quello che, teoricamente, dovrebbe rappresentare la Legge. In un mondo in cui tutti, o quasi, aspirano a essere supereroi, D’Intino è la spalla di cui l’utente medio ha bisogno.

Sulle orme di Leslie Nielsen

Quindi, se in America esistono Breaking Bad e Better Call Saul; se The Big Bang Theory e The Young Sheldon possono coesistere; se addirittura, guardando all’Italia, persino l’ispettor Ardenzi ha avuto il proprio spin-off dopo Distretto di Polizia, con Squadra Mobile che è stato ugualmente un successo televisivo importante, perchè D’Intino non può aspirare a una serie tutta sua? Antonio Manzini ha la penna e le potenzialità per trasformare un libro in un successo televisivo. Schiavone docet.

In attesa della settima stagione della serie, c’è tempo – volendo – per pensare a un’ulteriore evoluzione con un personaggio tanto amato quanto sottovalutato. Portarlo alla ribalta potrebbe anche arricchire un genere che, in Italia, ha dato lustro a pochissimi rappresentanti: quello dell’action comedy. Se l’America ha avuto il proprio riscatto con Leslie Nielsen attraverso “Una pallottola spuntata”, noi italiani meritiamo la ribalta con “D&D, Domenico D’Intino: il crimine (non) è un gioco”. Il titolo c’è già, il resto – se e quando vorrà – può metterlo Manzini.