Pizza-gate, storia di un caso inesistente. Che ha invaso la tv

Nei talk tv si è imposto il pizza-gate, un caso che – di fatto – non esiste. Briatore e Sorbillo protagonisti in cinque programmi in sette giorni

Chiamatela pure fuga dalla guerra, perché alla fine della fiera di questo si tratta. Dopo mesi di scontri e duelli su invasori e invasi, su provocatori e provocati, su filo-atlantisti e pro-putiniani, i talk erano arrivati all’esaurimento delle scorte. Complice il caldo, la voglia d’estate, il desiderio di staccare la spina e la mente riempita da altri problemi, ecco la necessità di cambiare aria, di svoltare, di spostare altrove l’obiettivo.

Non che il conflitto sia terminato, anzi. Ma la narrazione di marzo non può essere la stessa di un luglio assolato e cocente, con il pubblico che resta a casa in cerca di evasione. E l’evasione, si sa, si ottiene spesso con argomenti frivoli, a volte persino pretestuosi.

Basti pensare al pizza-gate, un caso che – di fatto – non esiste. Da una parte Flavio Briatore, che nei suoi ristoranti affianca alla pizza prezzi esagerati, dall’altra il pizzaiolo Gino Sorbillo, che predica prezzi più popolari.

La diatriba, nata sui social, si è rapidamente spostata in tv, con addirittura cinque talk che hanno affrontato la vicenda dal 21 al 27 giugno. Protagonisti in presenza, per l’appunto, i due contendenti: Briatore si è pertanto affacciato a Cartabianca (21 giugno) e Zona Bianca (26), mentre Sorbillo è apparso a Camper e a L’Aria che tira (24 e 27 giugno), fino al confronto diretto, andato in scena il 22 giugno a Porta a Porta.

Nelle ospitate in solitaria gli affondi non si sono contati, differente invece l’atteggiamento a casa di Bruno Vespa, dove hanno dominato atteggiamenti miti e concilianti.

Il conteggio, che non considera i servizi promossi dai vari telegiornali e gli spazi concessi sui canali all-news, dimostra come la questione si sia imposta sul fronte mediatico senza un valido motivo. In fondo, basterebbe non entrare in un ristorante costoso, o entrare e sedersi al tavolo qualora uno volesse provare il brivido del rischio. Un po’ come la storia degli scontrini dei bar di piazza San Marco a Venezia puntualmente fotografati da clienti indignati.

La trasposizione televisiva, inutile girarci attorno, è stata favorita dall’influenza di Briatore, che è stato sapientemente al gioco, consapevole della pubblicità gratuita che ha regalato a se stesso e agli altri. Se poi l’imprenditore viene ‘usato’ pure per affrontare la piaga dei rifiutatori del lavoro estivo – magari anche percettori del reddito di cittadinanza – l’affare è doppio.