Ossi di Seppia su Raiplay è un SanPa a senso unico

Il ciclo di documentari brevi sfrutta molto le Teche Rai, ma per raccontare gli eventi della storia recente non basta affidarsi a una sola voce

Finalmente la Rai ha deciso di puntare forte sul suo sterminato patrimonio rappresentato dalle Teche rilasciando Ossi di seppia – Il rumore della memoria in esclusiva sulla piattaforma Raiplay, un ciclo di documentari della durata di circa venti minuti prodotti dalla 42° Parallelo di Mauro Parissone.

Il progetto, che racconta fatti di storia recente, si rivolge principalmente ai Millennials (i nati tra il 1981 e il 1996) e alla successiva Generazione Z, troppo giovani o nemmeno nati per avere consapevolezza della tifoseria pro o contro Di Bella ai tempi della somatostatina, delle epiche dimissioni di Papa Benedetto XVI, del can can mediatico innescato dal delitto di Cogne, quest’ultimo il primo di una lunga serie di delitti da piccolo schermo avvenuto nell’era della “realityzzazione della televisione“, come raccontato dallo studioso dei media Stefano Balassone.

Di Ossi di Seppia sono previste 26 puntate a cadenza settimanale. In ognuna di queste un personaggio racconta la sua esperienza relativa all’avvenimento in questione, anche non essendone stato necessariamente protagonista. Nella prima per esempio Rosy Bindi racconta la difficile gestione del caso Di Bella, narrandone gli schieramenti di allora (la società di calcio della Lazio si dichiarò a favore) e l’opera di mediazione con lo stesso medico, che alla fine si vide bocciare il fantomatico farmaco antitumorale. Proprio questa è la puntata finora più interessante di Ossi di Seppia, che avrebbe meritato non solo un minutaggio superiore, ma addirittura una miniserie in stile SanPa, con la possibilità di sentire una pluralità di voci. Molto emozionante anche la testimonianza di Giovanna Chirri, la vaticanista dell’Ansa che diede per prima al mondo la notizia delle dimissioni di Papa Benedetto XVI.

Ciò non toglie che Ossi di Seppia sia un prodotto di ottima fattura, con l’auspicio che Raiplay, quest’anno particolarmente attiva sul fronte contenuti in esclusiva, investa maggiormente sull’archivio, anche se difficilmente si potrebbe immaginare una docuserie su Tangentopoli senza andare a turbare la sensibilità di alcuni politici tuttora in attività.

 

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