Onorevoli confessioni, Laura Tecce: “Vi faccio conoscere i ‘gemelli buoni’ dei politici…”

“Io non attacco, mi difendo” dice Laura Tecce, raccontando di sé tra lavoro e passioni inedite: e torna con le sue Onorevoli confessioni.

Debutta questa sera, 12 novembre, su Rai 2 e nella non certo comoda posizione della seconda serata del sabato (quella in cui Ballando con le Stelle e Tù sì que vales terminano all’una di notte, per intenderci) la terza edizione di Onorevoli Confessioni – C’è vita oltre la politica. Come recita il sottotitolo, il programma vuole raccontare l’aspetto privato, familiare, caldo dei politici italiani, puntando su nomi non solo noti, ma preferibilmente con incarichi istituzionali. Ministri, sottosegretari, capigruppo, disposti ad accogliere il pubblico a casa propria e a raccontarsi attraverso oggetti del cuore, memorie private, ricordi personali raramente al centro delle cronache politiche. E dalla cronaca politica arriva anche la loro ‘guida’ in questo viaggio emotivo che libera gli ospiti e vuole coinvolgere il pubblico: parliamo di Laura Tecce, che unisce alla professionalità propria del giornalismo politico quel tocco più colloquiale utile a mostrare alle tele-camere quel che in genere dalle Camere non emerge.

Cinque nuove puntate, come dicevamo, nella (inesistente) seconda serata del sabato per altrettanti protagonisti: un’ora per ogni intervista, diversamente da quanto successo in passato (a eccezione di due puntate della prima stagione dedicate a Teresa Bellanova e Giorgia Meloni, ma di durata inferiore). Non più due interviste montate a incrocio, ma delle vere e proprie monografie, realizzare per lo più a casa degli ospiti, nei luoghi del cuore, nei propri rifugi: al contempo un vantaggio, perché territorio noto, e uno svantaggio, perché non possono nascondersi. Magari possono nascondere qualcosa, come i busti di Mussolini, che Laura Tecce ricorda di non aver visto a casa di Ignazio La Russa lo scorso anno. Questa edizione parte dal senatore Roberto Calderoli, ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie del Governo Meloni, raggiunto nella sua fattoria, immortalato mentre si rilassa sul trattore. Un’ora di intervista tv si traduce, però, in tante ore di riprese e in un lavoro preparatorio non elementare, curato dalla Tecce e dalla produzione del programma, la Pesci Combattenti. Anche di questi aspetti più tecnici abbiamo avuto il piacere di parlare con Laura Tecce, vulcanica ed entusiasta nel raccontare un’esperienza che, in fondo, svela al pubblico anche una ‘parte nascosta’ di sé. In fondo è l’obiettivo del programma ed è un po’ l’elemento costitutivo di ogni intervista…

Onorevoli confessioni

Partiamo subito con l’inevitabile domanda: come presenteresti  Onorevoli confessioni a un pubblico ‘distratto’ e quali sono, se ci sono, le novità di questa edizione per chi, invece, è un telespettatore attento?

Guarda, il programma resta nello spirito quello che è sempre stato, solo che questa volta ogni puntata è monografica, praticamente è un documentario (ride).

Beh, 50 minuti di intervista tv non sono proprio una passeggiata di salute da fare…

In effetti è una fatica. Per realizzare una puntata possiamo impiegare anche 5 o 6 ore, anche perché andando a casa degli intervistati e volendo raccontarli nel loro ‘ambiente’ cambiamo set, cerchiamo la luce giusta… Insomma c’è tutto un lavoro di produzione, oltre al montaggio e alla post produzione attentissima di Pesci Combattenti, necessario per un’ora tv di intervista.

Dicevi che quest’anno vedremo dei ‘piccoli documentari’ sulla vita dei protagonisti…

Di fatto la struttura della puntata non è cambiata, eh. Anche quest’anno parto dalla loro infanzia, da chi sono, dalla loro famiglia di origine, in un modo che solitamente non viene trattato. Ad aiutarci nel racconto ci sono degli oggetti scelti da loro, significativi per le loro vite: per me sono degli agganci, dei punti intorno al quale costruire un canovaccio per le domande, ma io sono una che non scrive mai niente! Non c’è un copione… Non ce la farei! (Ride, di gusto, travolgente) Nelle interviste poi sarebbe impossibile! Le domande nascono dall’ascolto e procedo molto a braccio. Viene fuori sempre qualcosa di inatteso.

Ci sono interviste più difficili di altre?

Posso dirti quali sono le più facili: quelle con i ‘colleghi’. L’anno scorso intervistai Giovanni Toti, quest’anno Giorgio Mulè. Ebbene, con loro è tutto più facile. Sono stati giornalisti, direttori, conoscono le regole della comunicazione, conoscono la tv, i suoi meccanismi, i suoi tempi per cui viene tutto facilissimo.

Quest’anno si inizia con Calderoli, ma tra i nomi che vedremo ci sono anche Francesco Boccia, Chiara Appendino, il già citato Mulè giusto per citarne alcuni. Ecco, come avviene la scelta dei protagonisti?

Intanto puntiamo ai politici più conosciuti dal pubblico, di primo piano, preferibilmente in ruoli importanti e che ci permettano di rappresentare le varie anime della politica. Ma soprattutto ci interessano – e qui parlo di me e degli autori – quelli con una storia da raccontare, che abbiano qualcosa da dire sul piano professionale o familiare. Molti dei nostri politici, infatti, hanno storie complicate, vengono da un passato impegnativo, spesso si sono davvero fatti dal nulla. In altri casi, ci interessa invece capire perché si scelga la carriera politica pur provenendo da situazioni agiate: è il caso di Chiara Appendino, una giovane donna di buonissima famiglia che ha scelto di mettersi al servizio della comunità, di diventare sindaco, vivendo peraltro la tragedia di Piazza San Carlo, di cui ovviamente le chiedo…  Lei è una di quelle persone che di certo ci ha perso nell’entrare in politica. Ecco, raccontando le loro storie viene fuori anche molto della loro personalità: certo, la politica in questo racconto c’è sempre, perché si intreccia con le loro vite e in ogni caso è la loro stessa vita, ma comunque da un punto di vista diverso.

Entrate nelle loro case, chiedete loro della vita oltre la politica: ecco, avverti una certa ostilità da parte loro all’inizio dell’intervista? Hai mai la sensazione che siano sulla difensiva?

Ma guarda, ti dirò di no! Anzi! Quando parlano della loro vita privata sono tutti davvero rilassati, scioltissimi (si sente il suo sorriso anche al di là della cornetta). Non stiamo certo lì a metterli sotto torchio sulla Finanziaria, sulle politica internazionale, sulle misure antiCovid: quella è la ‘faccia’ che mostrano nei talk show tradizionali ed è proprio oltre quella faccia che vogliamo andare. Le domande sono altre e di conseguenza il loro atteggiamento è altro.

Torniamo dunque allo spirito stesso del programma…

Sì, perché Onorevoli Confessioni vuole essere un modo per far conoscere il lato privato di una persona di cui la gente conosce esclusivamente quello pubblico, che passa per il suo lavoro, per le sue dichiarazioni, per quello che fa al Governo, in Parlamento, per come si presenta in tv. Con noi sono in tutt’altro mood. Vediamo le loro foto da bambini, ci raccontano gli aneddoti della loro infanzia, li scorgiamo in un quotidiano che magari conosciamo ma che non abbiamo mai visto davvero. Tutti sappiamo che Francesco Boccia è sposato con Nunzia De Girolamo, ma non li abbiamo mai visti in questa dimensione privata, così come non abbiamo mai visto Calderoli felice alla guida del suo trattore nella casa di famiglia, tra i suoi noccioleti, né si è mai conosciuta la sua autoironia. Ecco, in questo senso è un po’ come se conoscessimo il loro ‘gemelli buoni’…

Nessuna ostilità, dunque?

Macché! Anzi loro sono contenti di avere l’occasione di mostrarsi in un modo diverso! Ora che conoscono il programma, c’è anche chi mi chiede di essere intervistato… “Dai, su, fai una bella chiacchierata anche con me?” (Sorride, ancora). Hanno voglia di raccontarsi, di far vedere un lato che il pubblico, o l’elettore, non conosce. Pensa che a un certo punto mi sono ritrovata ad ascoltare Mulè che suonava il flauto traverso: è una sua passione, un suo hobby. A Francesco Boccia, invece, piace correre in moto, anzi ci porta anche dal suo amico meccanico (ride). Ecco, abituati a vederli impettiti, seri, impegnati nei loro compiti non ci aspetteremmo di vederli in queste situazioni (e si sente ancora una risata complice, leggera). C’è una cosa, però, che accomuna un po’ tutti, al di là degli schieramenti, delle passioni, dell’età, della provenienza…

E cioè?

Si commuovono quando parliamo dei loro familiari, quando magari mostriamo loro i videomessaggi dei figli o delle persone loro care. Sono davvero commossi perché in molti casi non li vedono da tempo: hanno agende così fitte da non avere molto tempo per stare con la famiglia. E così si commuovono vedendo i propri figli, che magari non riescono a incontrare per settimane, o parlando dei genitori, soprattutto quando non ci sono più. Devo dire che questa cosa mi tocca sempre. Pensi che siano ormai abituati a tutto, che non si lascino andare ai videomessaggi e invece ne cogli le fragilità…

 

Laura Tecce Onorevoli confessioni

Insomma, se loro mostrano i loro ‘gemelli buoni’, possiamo dire che viene fuori anche la ‘gemella buona’ di Laura…

(La risata si fa fragorosa) Ma sì, dai! La verità, però, è che io faccio la giornalista politica, mi espongo anche molto con le mie idee e le mie posizioni e quando c’è da fare domande puntute le faccio e quando scrivo so quali sono i punti deboli e quali sono gli argomenti su cui intervenire. Ma questa è un’altra cosa. Sono sempre una giornalista, ma il programma ha un obiettivo diverso, non tratta l’attualità politica. Io poi non sono una ‘anticasta’, non è proprio nella mia natura: non penso che il politico sia per definizione ‘ladro’ e ‘nullafacente’. Certo, come in tutti i settori, ci sono delle mele marce, ma non si può estendere questo ragionamento a una intera categoria. Ecco, non è così. Non sono pochi quelli che ci rimettono economicamente, che guadagnano molto meno di quello che guadagnerebbero continuando a fare le proprie professioni, in più sei lontano dagli affetti, dalle famiglie e hai un carico di responsabilità importantissimo. Non solo perché ministri, ma anche ‘solo’ per il fatto di essere in Parlamento a rappresentare qualcun’altro. A meno che non si sia completamente incoscienti, non sono cose che si fanno con leggerezza.

Considerato il tuo lavoro, molti di loro li conosci già personalmente: questo cambia qualcosa?

Beh, di certo si creano delle dinamiche particolari: è vero che ci conosciamo già, ma in altre vesti. E in un certo senso è una scoperta vicendevole: io scopro cose di loro, loro ne capiscono altre di me. In alcuni casi, però, li incontro per la prima volta, come la Appendino: questo non ha condizionato nulla, nel senso che arrivano già disposti ad aprirsi. Ormai sanno quello ‘cui vanno incontro’, conoscono il programma, lo vogliono fare. Per cui sempre grande disponibilità.

Ma se venissimo a casa tua, con le telecamere, cosa troveremmo?

(Ride!) Ohhh, finalmente qualcuno che mi fa questa domanda! Sono tre anni che parlo di Onorevoli confessioni e nessuno me lo aveva mai chiesto! (Ride ancora e io con lei, va detto… la capacità di mettere l’altro a proprio agio ce l’ha, anche da intervistata). Guarda, ti dico subito che sarei in grande difficoltà! È vero, come ti dicevo prima, che quando vado in tv, ospite nei vari talk, mi espongo e non mi tiro indietro nelle mie idee politiche, sulla mia visione della vita e della società. Ma devo dirti che per me non sarebbe facile parlare della mia vita privata, quella oltre il giornalismo politico. C’è però una domanda che faccio spesso agli intervistati quest’anno: cosa direbbe a lei bambino, cosa prova quando pensa a se stesso da bambino…

E cosa pensa Laura bambina di sè adulta, cosa direbbe Laura adulta alla quella piccola?

Beh, se penso a quella bimba di Cecina, penso che dovrà fare tanti sacrifici. Penso che è anche lei una ‘underdog’, per usare le parole della Meloni, che non ha santi in paradiso… Che la determinazione è fondamentale. Del resto determinata lo sono sempre stata! (Ride) Mia mamma mi racconta che quando avevo 6 anni la maestra delle elementari le disse: “Certo che ha un bel caratterino, eh! La farà penare!”. (Sorride e continua a parlare velocissimo, senza lasciare spazio alla commiserazione, ma solo alla cronaca). La determinazione però non basta. Ci vuole tanto sacrificio, tanta fatica anche psicologica: sai, io sono andata via di casa a 18 anni per fare quel che volevo fare. Non è stato facile, sentivo la mancanza dei miei genitori e di certo ho tralasciato la mia vita privata.. (e qui il tono cambia, sensibilmente)… Sì, ho investito poco nella mia vita privata. Non dico di aver rinunciato a qualcosa, ma diciamo che poi il tempo passa, no Giorgia, e magari non c’è più tempo per fare quello che avresti potuto fare a 25 anni. Ma va così e devo dire che sono soddisfatta di dove sono arrivata, per carità!

A questo punto, ci dici almeno un oggetto che troveremmo nella tua ‘valigia’?

I guantoni da kick boxing! Ebbene sì, faccio kick boxing da tanti anni, anzi sono partita proprio dalla boxe. Mi piace, lo faccio anche a un certo livello! Sai, si tratta di dare pugni e calci… mi diverto (ride, cristallina). Poi ci troveresti anche tanto make up, eh, perché mi piace truccarmi, ma sai com’è, questa è proprio una cosa da Pesci: essere curiosi, andare in ogni direzione. A parte gli scherzi, l’allenamento è una grande parte della mia vita, così come la perseveranza, la costanza, la fatica. E per fare kick boxing ci vuole una grande concentrazione, altrimenti le prendi, eh! E pure forti! Ecco, la kick boxing è per me una lezione di vita: io non attacco, mi difendo. E soprattutto ho sempre gli occhi aperti per schivare i colpi dell’avversario… E credimi, serve.

Ecco, siamo tutti avvertiti. Noi intanto la seguiremo su Rai 2 nella seconda serata del sabato (ma anche su RaiPlay e ci auguriamo anche in una replica tv in fascia più abbordabile) con la nuove puntate di Onorevoli Confessioni. In bocca al lupo e ad maiora!