Monterossi – La serie, parlano Robecchi, Bentivoglio e Sammarco: “Storie raccontate con il giusto respiro. La tv trash? Oppio dei popoli”

Con Alessandro Robecchi abbiamo parlato del formato della serie, mentre con Bentivoglio e Sammarco ci siamo soffermati sui loro personaggi

E’ finalmente arrivato sugli schermi (o, meglio, sui dispositivi) di Prime Video, pronto ad indagare “per caso” e soprattutto a cercare di rimettere in sesto la sua vita. Stiamo parlando di Monterossi-La serie, nuova produzione tv italiana (firmata da Palomar) di Prime Video, appunto, i cui sei episodi sono disponibili da lunedì 17 gennaio 2022.

E proprio dal “format” con cui questa serie si presenta al pubblico è partita la nostra chiacchierata con Alessandro Robecchi (autore dei libri editi da Sellerio da cui è tratta la serie, nonché co-sceneggiatore), Fabrizio Bentivoglio e Martina Sammarco. La particolarità di Monterossi sta nel fatto che, a differenza di altre serie crime, il caso su cui indaga il protagonista non si rivolge entro un episodio, ma ne sfrutta ben tre. La prima stagione, quindi, racconta di fatto due casi, tratti da altrettanti libri di Robecchi: “Questa non è una canzone d’amore” e “Di rabbia e di vento”.

Una scelta dovuta, forse, alla volontà di tenersi gli altri racconti per eventuali stagioni successive? “Intendi un’ottimizzazione? No, anche perché i romanzi sono otto, quindi di storie ne abbiamo quante ne vogliamo”, ci risponde Robecchi. “La verità è che non ci sembrava giusto né comprimere una storia né allungarla oltre l’utilità. Non volevamo fare un concentrato del libro, ma avrebbe magari sacrificato alcune parti. In più, è una questione che riguarda anche il personaggio di Monterossi: non è Superman, è molto sfaccettato, ha tutte le sue insicurezze… Non è ‘dritto’, come tutti noi: secondo me, per rendere al meglio queste caratteristiche serviva del respiro. Sono contento di vedere del respiro, delle pause e dei silenzi, invece che avere un racconto serrato. Ci siamo presi semplicemente il tempo che ci serve”.

La critica, unanime, si è complimentata con Bentivoglio per la sua interpretazione: il Carlo Monterossi che porta sullo schermo sembra davvero cucito addosso su di lui. Ma c’è stato quale elemento del personaggio su cui ha fatto più fatica a lavorare?

“No, qualcosa che mi abbia messo in difficoltà non c’è stato. Inevitabilmente, questi due anni di pandemia hanno creato un tempo in più: abbiamo dovuto aspettare per girare la serie. Se non ci fosse stato tutto questo Monterossi sarebbe stato girato prima. Questo periodo di attesa ha fatto sì che potessimo ‘rimuginare’ ciò che avremmo fatto quando ci saremmo trovati lì. Questo ha fatto sì che quando abbiamo girato tutto sia uscito… non voglio dire con facilità, ma con naturalezza”.

Uno dei punti forti della serie è il rapporto tra il protagonista e la sua assistente Nadia, l’unica che può essere schietta con Monterossi senza essere mandata a quel paese. In conferenza stampa, Sammarco ha confessato di essere una divoratrice di serie tv e di film: c’è qualche personaggio proveniente da ciò che segue a cui si è ispirata per interpretare Nadia?

“In realtà no, non ne ho avuto bisogno. Nella sceneggiatura c’era già tanto di questo personaggio: è un riassunto di una generazione. Il modo più facile per ispirarmi era vivere la realtà di oggi per me trentenne. Non ho pensato ad un personaggio di finzione, molto più alle persone che conosco ed a me compresa”.

Monterossi – La serie è estremamente contemporanea nei temi trattati e nello sguardo che ha verso i nostri tempi. Ma l’Italia di oggi è più vicina a Crazy Love ed al motto “anche questo fa fare l’amore” (ripetuto più volte da Flora, conduttrice del programma, interpretata da Carla Signoris) o allo spirito dello stesso Monterossi, innamorato dei perdenti?

“E’ una domanda irrispondibile!”, scherza Robecchi. “E’ equidistante!”, interviene Bentivoglio. “Mi piacerebbe che fosse equidistante”, aggiunge l’autore. “Crazy Love è un oppio che ottunde alcune difficoltà reali. Se andiamo a vedere le statistiche di chi segue quel tipo di tv trash ci sono numerosi anziani, a basso reddito ed a bassa scolarizzazione. Potremmo veramente parlare di oppio dei popoli, per metterla giù dura. Credo che sia un modo di fuggire da quello che abbiamo intorno, e questo è deplorevole”.