Monica Bertini: “Non basta un bel décolleté per parlare di calcio. Oggi sono contenta della stima dei colleghi uomini e di essere tornata in campo”

Il ritorno dopo la panchina, la stima ricevuta dai colleghi, la leggerezza ricercata: tutto questo ed altro nell’intervista a Monica Bertini

Dopo una non brevissima panchina Monica Bertini è scesa di nuovo in campo e ora indossa una solida maglia da titolare. Domani torna la Coppa Italia su Italia 1 con i primi tre match di questo nuovo turno e intanto prosegue il campionato raccontato da Pressing. Dal rapporto donne-calcio all’importanza dei colleghi maschi in un ambiente che evidentemente respira ancora la loro egemonia, la giovane giornalista non si è sottratta alle nostre domande.

Hai iniziato la tua carriera nelle tv locali. Credi che ancora oggi possano rappresentare una palestra fondamentale per fare gavetta in televisione?

Io sono una grandissima fan della gavetta, che reputo fondamentale per un percorso professionale come il mio. Credo che la strada giusta sia sempre quella dei piccoli passi, sia perché ci si può ritrovare in grandi contesti e capire di non essere pronti per affrontarli, sia perché le emittenti locali sono la giusta palestra per maturare sul campo giorno dopo giorno.

Dopo il caso Greta Beccaglia, si è molto parlato della presenza femminile nei programmi calcistici. Tu, che hai anche lavorato in tv locali, hai mai avuto la percezione che potesse venire preferito un bel primo piano e un bel corpo rispetto a una donna preparata e competente?

L’aspetto fisico è un biglietto di presentazione importante per lavorare in televisione, soprattutto in un campo maschile. Però chi punta esclusivamente sull’immagine è destinato a raccogliere un consenso immediato: per aver successo sul lungo termine bisogna saper dimostrare altro. Non basta un bel sorriso, un bello sguardo e un bel décolleté. Io mi rendo conto che ragazze con cui ho iniziato a lavorare oggi sono mie colleghe, altre invece hanno preso strade diverse.

Oggi tu lavori a Mediaset e ti sei definita “un’aziendalista di ferro”. Negli ultimi anni, prima della chiamata che ti ha portato oggi a occuparti della Coppa Italia e di Pressing, ti sei sentita ingiustamente messa in panchina?

Io sono una collaboratrice esterna di Mediaset e per questo sono trovata in una condizione diversa da chi lavorava da anni in azienda. Dopo i Mondiali del 2018, ho comunque continuato a condurre i tg di Sport Mediaset e in assenza di altre proposte sono sempre rimasta alla finestra per tornare a lavorare in progetti Mediaset. Fortunatamente ho sempre percepito la stima da parte della dirigenza e quindi ho ritenuto giusto aspettare che chi mi aveva portato fino a lì mi richiamasse quando sarebbero tornate ad esserci le possibilità. Ed eccomi qui.

Da questo sì che hai detto a Mediaset accettando di diventare il volto della Coppa Italia e la partner di Massimo Callegari alla conduzione di Pressing, cosa ti aspetti?

Innanzitutto una stagione super avvincente: domani, mercoledì e giovedì torna la Coppa Italia dopo le quattro giornate di quest’estate. La chiamata per Pressing è stata totalmente inaspettata: non sapevo che avrei potuto avere anche questa opportunità. Con Massimo, collega che stimo da sempre, si sta creando gradualmente un bel feeling e anche gli ascolti ci stanno iniziando a premiare. Il 12 gennaio ci sarà poi in esclusiva Mediaset la Supercoppa Italiana, contesa da Inter e Juventus.

Hai più volte dichiarato di avere come modello professionale Ilaria D’Amico. Pensi che fra dieci anni anche tu potresti fare una scelta analoga alla sua, abbandonando il calcio?

Il giornalismo sportivo è un sogno che ho da quando ero bambina: oggi io sono felice con questo e credo che ognuno alla fine debba inseguire la propria felicità. Magari fra dieci anni avrò nuovi interessi e voglia di affrontare nuove sfide professionali, quindi non posso escludere nulla. Non penso che potrò trovare nuove strade nel giornalismo: penso che ciascuno abbia delle proprie specifiche qualità che permettano di essere più a fuoco in un ambito piuttosto che in un altro.

Sogni e progetti futuri: Monica Bertini fra dieci anni, o forse meno, nel giornalismo sportivo cosa vorrebbe fare?

Non ho in mente qualcosa legato a un programma. In prospettiva personale per il futuro guardo alla mia considerazione. Sono molto contenta di vantare già un’ottima reputazione fra i colleghi uomini, che dimostrano di stimare e apprezzare professionalmente il mio lavoro. Il mio stile è chiaro: entro nelle case delle persone con un’educazione professionale che mi porta a rispettare i colleghi e me stessa. Credo che continuando a seguire questo modello potrò raggiungere le migliori opportunità lavorative.

Il tuo obiettivo dichiarato è quello di far sentire le persone immerse in una conversazione che potrebbe tranquillamente avvenire nel loro salotto. Come si riesce a raggiungere questo risultato?

L’idea che sta alla base è quella di trasmettere leggerezza. La mia conduzione può essere considerata troppo espressiva, negli sguardi che rivolgo in telecamera o nel gesticolare delle mani: io però sono questa e alla gente a casa arrivo per questa autenticità. Riesco a trasmettere una vicinanza che mi porta lontana da ogni divismo e sono contenta così.