Lo scandalo di Rignano Flaminio, su Crime+Investigation il ‘veleno’ della scuola Olga Rovere

Il ‘veleno’ delle accuse infamanti su una materna: questo il cuore de Lo Scandalo di Rignano Flaminio, docuserie in due parti sul canale 119 di Sky.

Sono passati 15 anni dalla prima denuncia presentata contro le maestre della scuola materna “Olga Rovere” di Rignano Flaminio: l’accusa è di aver abusato dei propri allievi. In pochissimo tempo, altre famiglie si uniscono alla prima coppia di genitori e arrivano altre denunce che trasformano una scuola modello nel set di un film dell’orrore, che si estende anche alle case delle maestre, che investono i loro congiunti, che viene disegnato dai racconti dei bambini. Inizia così Lo Scandalo di Rignano Flaminio che Crime+Investigation (Sky, 119) ricostruisce con una docuserie in due parti in onda martedì 29 e mercoledì 30 giugno alle 22.55.

Si tratta di una produzione Stand By Me per A+E Networks Italia, prodotta da Simona Ercolani,  scritta da Stefania Colletta per la regia di Simone Manetti. A loro il compito di ripercorrere una vicenda inquietante non solo per la sua genesi, ma soprattutto per il suo sviluppo: una lotta che ha visto da una parte dei genitori allarmati dai racconti impressionanti dei loro figli, dall’altra un gruppo di persone, di professionisti, investiti da una delle colpe più infamanti e travolti da un sistema mediatico e giuridico che talvolta perde di vista la propria missione. La docuserie prova a restituire le paure, il terrore, le ingiustizie, l’assurdità dello scandalo di Rignano Flaminio attravero interviste esclusive e immagini inedite, estratti di programmi tv e dichiarazioni dell’epoca.

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Tutto inizia il 9 luglio del 2006. L’Italia avrebbe vinto il suo quarto Mondiale quella sera, ma intorno alle 12.30 un papà arriva nella Caserma dei Carabinieri di Bracciano per riportare alle forze dell’ordine quanto gli ha raccontato sua figlia di quattro anni: nella scuola materna Olga Rovere si farebbero giochi erotici con le maestre, con le bidelle, persino con i mariti delle maestre nelle loro case. La bomba scoppia in tv: in un momento le telecamere si riversano in questo piccolo centro a nord di Roma per raccontare una storia di orchi e di mostri, incastrati dai disegni e dai racconti dei bambini, sentiti da psicologi e magistrati. Inizia lo tsunami delle richieste alla politica per installare le ‘telecamere nelle scuole’ per proteggere i propri figli. Ma 7 anni di processi porteranno all’assoluzione di tutti gli indagati perché i fatti non sussistono: non c’è nessun riscontro, di nessun tipo, ai racconti fatti dai bambini.

Venti anni dopo i fatti della Bassa Modenese (che oggi hanno avuto una svolta definitiva anche grazie all’inchiesta – poi podcast, poi docuserie – di Pablo Trincia), il ‘veleno’ della suggestione, dell’infamia, del mostro da prima pagina è tornato a spargersi violentemente in Italia. Quindici anni dopo quella denuncia Crime+Investigation torna a raccontarla perché non si dimentichi cosa è successo ai ‘mostri’ e non resti nella memoria solo il turbinio di accuse e non la conclusione del caso. Forse anche sull’onda lunga del successo – tragico – di Veleno, questo 15esimo anniversario non è passato sotto silenzio: oltre alla docuserie in due parti di Crime+Investigation (che vi invitiamo a guardare perché bisogna conoscere i rischi di un’informazione ‘deviata’ dalla fascinazione scandalistica e di una retorica che continua a vedere i bambini come ‘voce della verità’, ignorandone le fasi dello sviluppo psico-fisico), c’è infatti anche una puntata di Ossi di seppia, su RaiPlay. L’importante è parlarne e capire cosa sia successo. Il perché è più complicato.