Veleno: una vicenda angosciante ricostruita senza spettacolarizzazione, né superficialità

La recensione di TvBlog di Veleno, la docu-serie sulla vicenda dei Diavoli della Bassa Modenese, disponibile su Prime Video dal 25 maggio.

L’equiparazione più facile, quella più scontata, quella più comoda dal punto di vista temporale, è sicuramente con SanPa – Luci e tenebre di San Patrignano, la prima docu-serie italiana di Netflix, incentrata sulla figura di Vincenzo Muccioli.

Chi ha apprezzato SanPa apprezzerà anche Veleno, la docu-serie true-crime italiana, prodotta da Fremantle, disponibile a partire da oggi, martedì 25 maggio 2021, su Amazon Prime Video.

Veleno, ispirata al libro e al podcast omonimi di Pablo Trincia, composta da cinque episodi, tratta la vicenda dei cosiddetti Diavoli della Bassa Modenese, espressione giornalistica che fa riferimento ad un terribile caso di cronaca che riguardò due paesi della bassa modenese, Mirandola e Massa Finalese, e che sconvolse l’opinione pubblica tra il 1997 e il 1998.

L’argomento è ostico, sicuramente non adatto ad un pubblico particolarmente suscettibile.

La vicenda dei Diavoli della Bassa Modenese, infatti, consiste in una serie di casi di pedofilia e satanismo che portò all’allontanamento definitivo di 16 bambini dalle loro famiglie. Le indagini, all’epoca, svelarono l’esistenza di una setta, guidata da un prete, che praticava riti satanici ai quali i bambini erano costretti a partecipare. Le perizie medico-legali inchiodarono i presunti membri della setta che, al maxi-processo, vennero condannati in primo grado a lunghe pene detentive, molte delle quali confermate nei successivi gradi di giudizio.

L’inchiesta di Pablo Trincia ha messo in dubbio l’intera vicenda con nuove rivelazioni. In contrapposizione alla ricostruzione di Trincia, è nato un comitato composto dalle famiglie affidatarie e dalle vittime degli abusi. La vicenda dei Diavoli della Bassa Modenese, infine, viene collegata anche ad un altro recente fatto di cronaca, il caso di Bibbiano del 2019, nel quale diversi consulenti dei servizi sociali sono finiti sotto inchiesta per aver allontanato dei minori dalle loro famiglie.

Esattamente come in SanPa, il punto di vista proposto da Veleno è da definire imparziale.

La vicenda viene ricostruita attraverso vari punti di vista, seguendo, però, una semplice dicotomia colpevolisti vs innocentisti: le famiglie che hanno perso la custodia dei loro figli, i servizi sociali, i bambini, oggi adulti, vittime degli abusi.

Pablo Trincia appare nel ruolo di narratore, come in una sorta di video podcast. L’escamotage delle cornici familiari è funzionale al fine di non perdere per strada i tasselli della vicenda, comunque semplice da seguire, e i suoi protagonisti.

Rispetto a SanPa, Veleno ha un taglio sicuramente più cinematografico che meramente documentaristico.

La bassa modenese, nella fattispecie le nebbie fitte e l’atmosfera cupa e plumbea, ha favorito una resa maggiormente filmica del prodotto, con una fotografia virata su toni freddi, firmata da Michele Paradisi, e una colonna sonora tensiva e coinvolgente, composta da Andrea Boccadoro.

Il caso viene ricostruito con l’ausilio di immagini di repertorio, interviste dell’epoca, ricostruzioni con docu-fiction non “invasive”, le reali immagini riguardanti le confidenze dei bambini ai servizi sociali circa gli abusi subiti.

Come scritto in precedenza, un pubblico particolarmente sensibile potrebbe fronteggiare a fatica questo passaggio.

Nonostante non vi sia alcun eccesso di morbosità, in Veleno, i dettagli degli abusi, pesanti e raccapriccianti, non mancano e, purtroppo, risultano importanti nella struttura narrativa.

Le posizioni antitetiche che caratterizzano Veleno, infatti, avrebbero potuto rischiare di trasformare il tutto in una classica “sfida” tra accusatori e difensori che avrebbe sì, appassionato gli spettatori ma svilito il prodotto.

L’obiettivo di Veleno, invece, appare proprio quello di accompagnare il telespettatore in un modo nuovo di seguire e approfondire un caso di cronaca.

I dettagli che vengono svelati, in alcuni casi, direttamente dalla voce delle vittime tramite filmati dell’epoca che ci mostrano anche il lavoro dei servizi sociali, ci ricordano che la vicenda non può essere grossolanamente ridotta ad un banale confronto tra fazioni.

L’angoscia di un prodotto come Veleno è necessaria per seguire la ricostruzione con quel sano distacco utile per trarre una considerazione finale valida, qualunque essa sia.

Non c’è spettacolarizzazione fine a se stessa, non c’è rischio di superficialità: Veleno è un ottimo punto di incontro tra serietà nei toni e confezione attrattiva.

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