L’Assedio, Daria Bignardi torna su Nove, senza sorprese

Tra gli ospiti della prima puntata de L’Assedio l’infettivologo Galli e Michele Rech, che sarà bello vedere in una ‘intervista barbarica’.

Intervistare è un’arte fine e faticosa, che ha bisogno di tempo. E quando parlo di tempo non mi riferisco a tre ore di diretta, fatta di entrate e uscite senza variazioni, come un appello di esami. Mi riferisco all’approfondimento, al bisogno di creare un’empatia e un rapporto con l’intervistato, o ancor di più tra la coppia e il pubblico, visto che spesso dall’altra parte dello schermo ci si conosce già. E invece questa edizione speciale de L’Assedio si apre con una sequenza di ospiti a tempo che mortifica la capacità stessa della Bignardi di raccontare le persone e che finisce per annoiare. 20 minuti a blocco non fa ritmo, come spesso ci è capitato di sottolineare, ma fa ripetizione: e la ripetizione è l’anticamera della noia se a ogni ‘appuntamento’ non si riesce a cogliere un brivido di ignoto, di sorpresa, di curiosità. E in alcuni casi questo brivido della sorpresa cede il passo al ‘già noto’ e a domande scritte con la mano sinistra, quasi buttate via. Penso all’intervista a Zerocalcare, penso a quella con la Lucarelli: due personaggi così densi che sarebbero potuti essere gli unici protagonisti della puntata senza danno, ma che sono davvero stati tirati via, con domande che talvolta hanno tradito una conoscenza superficiale, epifenomenica, dell’interlocutore.

Personalmente penso che l’intervista – ribadisco, arte difficilissima – ha un dono da fare al pubblico: far scoprire cose e personaggi sconosciuti, mostrare di loro qualche tratto ignoto, far pensare anche solo per un secondo “Ah, non me lo aspettavo”. In una puntata intera de L’Assedio – iniziata alle 21.25 e finita alle 00.10 – questa sensazione si è avuta solo all’inizio, con l’intervista a Massimo Galli, sempre in tv per commentare dati e misure sul Covid, mai per raccontare se stesso. E la sorpresa c’è: qui il gusto del programma si avverte tutto. Una sorpresa piacevole cui si oppone in chiusura una intervista a Skin comprensibile solo in termini di presentazione di libro e di ‘prestigio’ di nome, ma di cui si sarebbe tranquillamente potuto fare a meno, giocata sempre sugli stessi spunti (“E’ stato difficile per te essere una donna di colore all’inizio della carriera” la prima domanda posta) e chiusa col rammarico della cantante per il non poter tornare in Italia a fare scorta di prodotti di qualità che da 25 anni riempiono la sua dispensa.

“Tempo e massa parlante”: mi viene in mente l’accoppiata saussuriana necessaria per il cambiamento linguistico anche per evidenziare i parametri necessari per la costruzione di un programma tv. Gestione del tempo e tipo di ospiti lo sono di certo e del resto non tutte le interviste riescono col buco: la sensazione è che con così tanto tempo e così tanti ospiti si finisca per sacrificare la profondità. Penso alle interviste immersive di Mara Venier, paragone che farà storcere il naso ai più per ‘lesa maestà’ ma che rende l’idea di un modo completamente diverso di intendere il tempo in tv e il concetto di intervista: dall’interrogazione della Bignardi all’indagine della Venier verrebbe da dire. Ma almeno si ha (quasi) sempre la sensazione di non ritrovarsi davanti al teleschermo con una latente sensazione di disinteresse.

“Abbiamo quasi fatto”, “Vedi, il tempo è già passato…”: da intervista a interrogazione il passo è breve, ma il disagio cresce. E devo dire che culmina con la chiosa di Francesco Bianconi, cui il programma deve la sua ‘sigla’. Ebbene, la canzone presentata in tv – Certi Uomini – ha il pregio di sintetizzare la sensazione degli ultimi blocchi di programma, su tutti l’intervista (direi a naso, ma mi posso tranquillamente sbagliare, registrata) a Skin, ovvero “Ma perché?”.

Nota senza dubbio positiva, però, il disegno dello studio: colori, scena, luci, fotografia riescono nel miracolo di rendere caldo e accogliente uno studio che nella scorsa primavera si era ritrovato improvvisamente spogliato del pubblico. Gli applausi registrati non sono stati scelti in uno stock particolarmente originale, ma svolgono la propria funzione. Ma lo studio ha davvero il suo perché. Ce l’ha, perché riempie gli occhi e fa immaginare altro. Quel che le interviste de L’Assedio riescono a fare solo in parte in questa prima di quattro puntate speciali.

L’Assedio, Daria Bignardi torna su Nove: diretta prima puntata

21.02 Deal with it ci fa compagnia in attesa della prima puntata de L’Assedio.

21.32 E con un pizzico di ritardo (tanto sono solo tre ore di programma) si comincia.

L'Assedio

21.32 “Bentornati a L’Assedio, in diretta, ma ligi, distanziati. Ma avremo in studio Massimo Galli”. Applausi registrati, studio senza spalti e musica di sottofondo sempre. Propaganda insegna? Scenografia fiabesca, con luci che riscaldano dopo il vuoto della primavera.

L'Assedio - Massimo Galli

21.34 Massimo Galli indossa la mascherina entrando in studio. La toglie solo quando si siede alla scrivania, a due metri dalla Bignardi.

21.35 “Cosa stiamo vivendo? Un triste dejà-vu. Siamo sconfortati perché è un film già visto che non avremmo voluto rivedere. Nessuno si diverte a essere una cassandra che ha avuto ragione. Ma sono indispettito per tutti coloro che non hanno preso atto che le cose sarebbero andate in questo modo. Chiunque abbia competenze specifiche in questo mondo non poteva che prefigurare questa situazione […] Il lockdown serviva a proteggere le aree del Sud: il rimescolamento dell’estate ha vanificato tutto questo. Se non invertiamo la rotta, ci troveremo presto in una situazione difficile”.

21.39 “A marzo ci siamo accordi del virus in atto quando ormai circolava indisturbato da circa un mese… Il lockdown era l’unica possibilità per arginare un guaio che non avevamo altro modo di arginare. La chiusura totale è una misura drastica, per certi versi fallimentare perché dimostra che non si è stati capaci di fare altro, autolesionista, ma certamente efficace”.

21.41 “Dove sono i vaccini? Cercherò di non buttarla in politica, anche se… Se l’approccio è privilegiare la medicina in ambito privato e ti dimentichi della prevenzione, e riguarda tutta l’Italia e un lungo periodo di tempo… Non si può avere un’assistenza sanitaria di qualità senza prevenzione e coordinamento”.

21.43 E si entra nel ‘personale’: perché ha scelto questa specializzazione?

21.51 “Darmi del menagramo? Su certe cose non si può dire se si tratta di cose che si devono avverare se sono successe…”.

21.52 “Ogni volta che replicano, questi virus qualcosa sbagliano, ma non in maniera da essere così variabili come altri virus, come l’AIDS. Prima o poi ci arriviamo. Però, prima i dati e poi le date: inutile dire alla gente che avremo il vaccino in quella data”. Capito politici? Pubblicità.

22.01 Secondo osèite Stefano Mancuso, con le incursioni di Giovanni Storti. E dopo la pubblicità Zerocalcare.

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22.29 Arriva Zerocalcare. Ha un jeans ed è terrorizzato. Si parla del suo ultimo libro, Scheletri, che inizia con un dito mozzato ritrovato: a lui è capitato di trovarlo sulla macchina e lo ha buttato… Nel libro invece è l’inizio di una storia. La mamma ha il divieto di andare a vederlo live negli incontri, ma “non posso impedirle di vedermi in tv a casa sua”. Secco, invece, non ha mai letto niente di suo e disprezza, come tutti i suoi amici, il suo mondo. Che cosa magnifica.

22.33 “I tuoi cartoni animati, quelle cose che facevi a Propaganda Live li abbiamo visti tutti e nelle chat su Whatsapp tutti dicevamo ‘Genio!”. Ed è genio davvero.

22.36 “Non fumo, non bevo, non consumo, i soldi li metto da parte…  Praticamente ormai disegno solo. Vuoi conoscere Secco? Mi vergognerei troppo…”.

22.38 Bignardi: “Ma c’è un orologio biologico anche per gli uomini?” / Zerocalcare: “Magari più sociale che biologico…” / Bignardi: “Ma a te piacciono i bambini?”. / Zerocalcare: “Ma neanche tanto…”. Vince tutto.

22.40 Libro più maturo per Bignardi. “Cosa ti fa paura del diventare adulto” chiede Daria. “Che quando sei adulto ti si chiudono le porte e c’è solo un corridoio. E poi ci sono cose che non sono riuscito a fare. Sono cresciuto nei centri sociali, in un mondo in cui si pensava a cambiamenti e se a 37 anni questi cambiamenti non li hai fatti un po’ ti prende il magone…”. “Non vai in analisi, vero? Ma ti farebbe bene” dice la Bignardi.

22.42 Il G8 di Genova è stato lo spartiacque della sua vita: aveva 18 anni ed è cambiato il suo rapporto con le istituzioni, col mondo.

22.44 Si è rotto i denti cercando di prendere un frisbee con la bocca mentre giocava col padre. Vabbè, noia. “Tra sei mesi il ‘mio’ fenomeno si sgonfia… Mi seguiranno di meno e va bene così”. Vabbè, ne riparliamo eh. E dopo la pubblicità tocca alla Lucarelli.

22.50 Ma davvero dura altre due ore sto programma? Ma non ci credo!

22.56 “Ti stai preparando per Sanremo?” dice la Bignardi vedendo la discesa dalla scalta della Lucarelli e il tacco. “Mi darei 7 per come me la cavo nella vita; per come ho vissuto fino a 3/4 anni fa, mi darei un 3”.

22.58 La Bignardi parte dalla Lucarelli bambina, dei genitori Radicali, proiettati sulle cause politiche. “Magari si accorgevano del Tibet, ma non di noi”. Mah, sarà che il genere non mi ispira particolarmente, sarà il momento storico, ma onestamente non è che proprio mi entusiasmi questa serata. La Bignardi è brava a intervistare? Quando esce qualcosa di interessante. Sennò sono fatte con la mano sinistra. E ho la sensazione che questa e quella di Zerocalcare siano così…

23.05 “Amori tossici ne ha vissuti? “Dopo i 30, non c’entra il matrimonio. E’ stato il momento più difficile della mia vita. Di dipendenze sentimentali non avevo mai sentito parlare…”. Non è che se ne senti parlare ti salvi, però… “Mi sono svegliata una mattina con il direttore mi banca che mi ha chiamato, con mio figlio che mi vedeva triste, entrai nel processo per le foto della Canalis, che considero una conseguenza di quel periodo… il 2011 è stato un anno disastroso. E quella mattina dissi basta: mi sono messa a scrivere e nel giro di sei mesi tutto ha ripreso a germogliare”.

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23.12 “Hai un fidanzato buono, protettivo…”; “Beh, me lo merito pure…” risponde. “Lorenzo è una persona risolta. Non sarei riuscita ad amarlo a 20 anni, perché all’epoca cercavo la passione contorta; lui invece ha la sfrontatezza dei sentimenti”.

23.15 Le avevano proposto la vicedirezione “di un nuovo quotidiano”. Direi Domani. Tra 10 anni come si vede? Le piace fare quello che fa e “io il tempo voglio gestirlo come voglio. E tra 10 anni, se questa pandemia si esaurirà, mi piacerebbe lavorando viaggiando”.

23.17 Mancano all’appello Bianconi e Skin, che arriva dopo la pubblicità.

23.22 Anzi no. C’è Giovanni Merla, contadino che salva anche animali dai macelli, che arriva con la verdura che produce. Ma non era annunciato? La sua passione non era la terra: da giovane era ribattezzato “Squilibrio”. Ha avuto guai, è stato dipendente dalla cocaina, era giornalista e la sua psicoterapeuta l’ha praticamente salvato. Ecco, sono queste le storie interessanti…

23.31 Vabbè, storie di vegetarianesimo. Ma la cosa interessante sarebbe la sua trasformazione, non la sua dieta. “A una persona che mangia carne cosa dici?”; “Io cerco sempre il dialogo, perché il mondo vegan spesso è aggressivo: io dico di informarsi, di vedere cosa mangiano gli animali, come vengono cresciuti. E’ come mettere benzina scadente in un motore”.

23.38 C’è un problema con la sua Cascina: devono lasciarla perché le cugine hanno altri progetti. Avrebbe bisogno di qualcuno che gli ‘presta’ una cascina dalle parti del Lago d’Iseo.

23.41 “Ciao Giovanni, vengo a trovarti col mio gatto Obama…”.

23.41 Skin. In collegamento da Londra. Registrata direi. “Ciao Skin. Tu canti sotto la doccia?”. Poi uno dice che i programmi dovrebbero terminare alle 22.45. Pubblicità e poi si parla del libro.

 

23.49 Il segmento è Finale… “Skin, è stato un problema essere una donna di colore a inizio carriera?”. Anelo il cuscino. Le marchette libro non hanno confini e prestigio. Skin non può venire in Italia in questo periodo e ha finito l’olio di oliva “degno di questo nome” (sono 25 anni che lo compro e non mi manca mai”, non ha tartufo… No vabbè. Per fortuna finisce qui.

00.00 Francesco Bianconi, dai Baustelle a solista. Canta Certi Uomini. Giuro, sembra un testo degli Elii.

Certi uomini vivono per i soldi
Certi bastardi per il potere
I ragazzi vivono per vivere
Le anime Sante per trasmigrare
Gli idealista vivono per un’immagine
I drogati per la droga
Certi uomini vivono per la fede
E i naviganti vivono per il mare
Giovanna D’Arco visse solo per bruciare
Certi miei amici non sanno dove andare
I cantanti ucciderebbero per apparire
In un programma in televisione
Dove i discografici morti della Warner, della Universal e della Sony
Poi gli pubblicano la canzone.

Io so che son venuto dalla fica e so che lì voglio tornare

00.06 Appuntamento a mercoledì prossimo. Mi sembra una degna conclusione di serata. Buonanotte. Ma veramente.

L’Assedio, Daria Bignardi torna su Nove: ospiti e anticipazioni (e c’è ZeroCalcare)

Daria Bignardi torna su Nove con una nuova stagione de L’Assedio, al via da questa sera – mercoledì 21 ottobre – in prima serata sul canale 9 del DTT. Dopo lo stop della scorsa primavera e un ritorno in onda ‘vuoto’ e ‘silenzioso’ come richiesto dai protocolli anti-Covid, la Bignardi torna alle sue interviste con quattro puntate speciali in onda in un giorno non certo facile del palinsesto tv. A rendere il clima meno ‘gelido’ in studio ci pensa in questa edizione speciale il cantautore Lucio Corsi con la sua band glam rock.

Per la prima puntata non si poteva partire che dalla Pandemia: ospite del debutto Massimo Galli, primario di Malattie infettive al Sacco di Milano, ma anche Zerocalcare, in libreria con Scheletri ma diventato anima collettiva del lockdown di primavera con Rebibbia Quarantine a Propaganda Live. Altri ospiti Stefano Mancuso, botanico e direttore del laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale, Selvaggia Lucarelli, Skin, Giovanni Storti e Francesco Bianconi. E noi la seguiremo in diretta con il nostro liveblogging.

L’Assedio 2020, come seguirlo in diretta tv e in live streaming

Il programma è prodotto da ITV Movie per Discovery Italia. Un programma di Daria Bignardi e Giovanni Robertini scritto con Federica Campana e con Silvia Righini e Chiara Schiaffino. Collaboratori ai testi Dario Falcini, Stefano Sgambati, Ivan Carozzi. Regia Cristiano D’Alisera, scenografia Francesca Montinaro, fotografia Daniele Savi. Chief Operating Officer ITV Movie Patrizia Sartori. Va in onda ogni mercoledì, per 4 settimane, dalle 21.15 su Nove ed è poi disponibile su DPLay.

 

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