La scelta di Maria, per il Milite Ignoto la Rai fa Servizio Pubblico ma anche sperimentazione (e tutto funziona): la recensione

L’idea funziona, grazie all’uso di più linguaggio e ad un cast molto forte, in primis una Sonia Bergamasco dolce e mai eccessiva

Non la solita fiction né il solito film-tv; ma neanche il solito docu-film con interviste e ricostruzioni alternate. La scelta di Maria rappresenta -ed è bello dirlo- quella sperimentazione che spesso si chiede alla Rai in quanto più importante azienda culturale del nostro Paese. Un esperimento che è anche azzardo, ma al tempo stesso puro Servizio Pubblico: ed il risultato funziona benissimo.

La scelta di Maria, la recensione

Numerose sono le idee che vanno a favore del risultato positivo ottenuto da questo docu-film: innanzitutto la volontà di celebrare il centenario della tumulazione del Milite Ignoto mettendo in scena un’operazione di ricerca e divulgazione che ha tutto il sapore della scoperta da parte del pubblico: ammettiamolo, la storia della signora Maria Bergamas e di come fu scelta il Milite Ignoto non è nota a tutti. Piuttosto, è stata sempre abbastanza sconosciuta e resa poco nota, anche durante le celebrazioni degli anni passati.

L’idea di Cesare Bocci (che oltre ad essere nel cast ha anche scritto il soggetto con Marco Videtta ed i regista Francesco Miccichè) è spinta da una sana curiosità ed al tempo stesso da una necessità, quella di cui dovrebbe farsi carico la tv di Stato in ogni sua produzione documentaristica: informare, appassionare e ricordare.

La scelta di MariaLa scelta di Maria centra in pieno questi obiettivi, scorrendo lungo i suoi 88 minuti grazie ad un racconto che non si dimentica affatto di fare un abile uso della narrazione, inserendo colpi di scena e momenti toccanti senza alcun timore, ma azzardando una vera e propria sceneggiatura che poggia sì le basi su un’attenta ricostruzione storica ma che riesce anche a camminare da sola.

Ne va da sé che dando questo peso alla parte narrativa, l’emozione doveva essere prioritaria: il compito, in questo caso, è andato a Sonia Bergamasco, giustamente elogiata da tutti durante la conferenza stampa di presentazione del film-tv per la sua interpretazione mai eccessiva, rispettosa e fortemente legata al senso del materno, un senso universale e senza tempo che arriva dritto al pubblico di oggi così come toccava la gente che quei fatti li ha vissuti nel 1921.

Sperimentazione, dicevamo. E La scelta di Maria sperimenta anche nei linguaggi: non solo quello del film-tv classico, ma anche quello dell’animazione semplice, un po’ sporca, ma ben capace di raccontare i momenti più drammatici della guerra, al fronte e quello delle interviste ricostruite grazie ai tre attori principali (da ricordare anche Alessio Vassallo) che escono dalla storia e parlano in favore di camera.

Poteva essere una semplice operazione dovuta, vista la ricorrenza. Invece La scelta di Maria soddisfa tutte le esigenze: da quella di restituire la memoria in modo corretto e rispettoso, a quella di provare nuovi linguaggi, legando passato e futuro e dimostrando che il Servizio Pubblico non vuole dire solo noiosa divulgazione, ma può essere anche coinvolgente emozione.