Il Commissario Ricciardi, intervista ad Antonio Milo: “Il lutto spingerà Maione sull’orlo del baratro, è stato un processo doloroso”. E sulla quarta stagione…
TvBlog incontra Antonio Milo, co-protagonista – insieme a Lino Guanciale – della fortunata fiction Rai Il Commissario Ricciardi.
Da L’Amica Geniale a Il Commissario Ricciardi, per poi passare a molti altri prodotti televisivi e teatrali che hanno fatto di lui uno degli attori più amati. Antonio Milo ha sempre dimostrato di avere una spiccata versatilità e, dopo aver affondato le radici della sua carriera nel teatro, un “primo amore” che continua a coltivare, è diventato ben presto un volto televisivo a tutti gli effetti, non rinunciando mai a mostrarsi un artista poliedrico. A partire dal 10 novembre va in onda la nuova stagione della fiction di Rai 1 ispirata ai romanzi di Maurizio De Giovanni, dove lui interpreta il Brigadiere Raffaele Maione.
In questa intervista a TvBlog, l’attore parla della sua Napoli, del significato che negli anni ha dato al teatro, del rapporto con Lino Guanciale e dell’evoluzione di un personaggio che, sin dal primo momento, ha catturato l’attenzione del pubblico.
Lei è originario di Napoli. Qual è stato il ruolo del teatro napoletano nel plasmare il suo stile e la sua identità di attore?
Ho iniziato a fare l’attore negli anni ’90, quando il cinema e le serie tv non erano molto diffuse. Ho quindi avuto un imprinting nel teatro e ho sempre seguito le commedie di Eduardo e Peppino De Filippi, che sono stati per me dei veri capisaldi e dei punti di riferimento. Ho attinto molto da loro.
Quanto il teatro napoletano è servito a costruire il panorama artistico italiano?
Io credo che Napoli rappresenti una culla di cultura teatrale per tutta l’Italia. È sempre stata una scuola: lo era ai tempi della commedia dell’arte, ma anche in quelli del dramma borghese raccontato da Eduardo De Filippo. Questa città è un teatro a cielo aperto, è una fonte continua di ispirazione, che permette agli attori di attingere da esperienze vissute quotidianamente e di portarle sul palcoscenico e sul grande schermo. Ne è prova lo stesso Maurizio De Giovanni, che afferma più volte che, se fosse nato in un altro luogo, non avrebbe scritto nulla di tutto quello che abbiamo letto.
A proposito di De Giovanni e de Il Commissario Ricciardi, qual è la lezione più importante che le ha trasmesso il personaggio di Maione?
In questa stagione Maione si troverà a fare i conti con il lutto del figlio, che lo spingerà stavolta sull’orlo del baratro, portandolo ad un sentimento che forse nemmeno appartiene al personaggio, cioè quello della vendetta.

Grazie al mondo che lo circonda, riesce però a maturare un altro tipo di scelta. La lezione che mi ha trasmesso Maione è stata proprio quella di trasformare questo dolore in amore, dono e generosità. Mi piace pensare che un personaggio di una serie tv possa avere in sé anche un elemento catartico da portare al pubblico, soprattutto in questo periodo storico. Credo che sia molto importante.
Quanto è stato difficile e delicato girare le scene in cui il suo personaggio affrontava un dolore così enorme?
Per me è stato sicuramente molto duro e difficile. Un attore mette sempre a disposizione un proprio vissuto e, in qualche modo, è un processo doloroso. Allo stesso tempo c’è però anche la possibilità di ridonare quello che si ha dentro e che si ha vissuto, trasformandolo in qualcosa di bello, come può essere un gesto artistico oppure la capacità di emozionare il pubblico. Sì, è stato quindi molto difficile, ma sono stato anche sostenuto da un cast di grande valore.
Al suo fianco c’è infatti Lino Guanciale, con cui è nato un legame di amicizia anche fuori dalle scene. Sul set, come viene costruita la sinergia professionale?
Tra me e Lino è accaduto un “incontro di affinità elettive” e ci siamo quindi riconosciuti e apprezzati. La frequentazione sul set ha sicuramente permesso tutto ciò e ci ha portati a costruire un rapporto di amicizia. Generalmente ci si approccia al set come se fosse una nave da portare al porto: ognuno ha un ruolo e nessuno deve prevalere sull’altro.

L’obiettivo è portare la nave in tempesta in un porto sicuro: è un approccio che fanno tutti, quello di una collaborazione e di una convivenza. Il set diventa un ambiente famigliare ed è inevitabile affrontarlo in questo modo.
Maione è l’incarnazione del valore della famiglia. Dato che Ricciardi si avvicina a un potenziale amore, l’affetto “paterno” di Maione verso il Commissario (nato dopo la morte del figlio Luca) subisce un cambiamento?
Sicuramente il rapporto tra di loro non cambierà, ma forse si rafforzerà ancor di più. Maione sarà molto felice di questa “fioritura” che il suo amico Commissario sta vivendo. Il mio personaggio sarà anzi parte attiva del matrimonio.
Dato che i romanzi di De Giovanni sono numerosi, si intravede già la possibilità di una quarta stagione, o il finale di questa stagione potrebbe chiudere un ciclo narrativo?
La direttrice di Rai Fiction ha dichiarato che, con un prodotto di alta qualità come Il Commissario Ricciardi, c’è l’intenzione di continuare. Si attendono i risultati del pubblico che, facendo i debiti scongiuri, penso che siano positivi. Credo che possa quindi esserci un continuo.
Futuri progetti?
Nel mio futuro c’è sicuramente molto teatro. A partire dal prossimo febbraio, sarò in scena al Teatro Diana di Napoli con un testo di Pau Mirò tradotto da Enrico Iannello, l’attore che ne curerà anche la regia. In più, c’è l’uscita dell’opera prima La Salita diretta da Massimiliano Gallo: è un bellissimo film in cui si parla di argomenti importanti come il recupero del teatro fatto a Nisida da Eduardo De Filippo negli anni ’80. Questa è quindi una storia di amore e di cultura teatrale.