I Simpson, 36 anni fa andava in onda il primo episodio della serie: come sono diventati tra profezie, azzardi e colpi di scena
Il 14 gennaio del 1990 andava in onda negli Stati Uniti il primo episodio della serie tv I Simpson. La famiglia più chiacchierata e seguita d’America nasce nel 1989, ma la propria ribalta comincia televisivamente un anno dopo.
14 gennaio 1990. Una data che segna la svolta definitiva per i Simpson. La famiglia animata più celebre e chiacchierata d’America trova finalmente una propria collocazione dopo gli esperimenti (sotto forma di puntate di 30 minuti) andate in onda il 17 dicembre del 1989. Una conferma che porta Matt Groening nell’Olimpo della Fox. La celebrità non è arrivata tutta insieme, ma l’ideatore della saga si è reso conto che la dinamica familiare funzionava anche e soprattutto nell’animazione.
Inizialmente i Simpson dovevano essere un contenuto per bambini, poi in fase di scrittura (al termine delle puntate pilota) ci si è resi conto che a funzionare erano proprio le dinamiche sociali che certe dimensioni garantivano. Non a caso, la serie animata diventa (anche) un esempio sociologico rilevante. I comportamenti dei personaggi principali, da Homer a Bart, fino a Marge e Lisa, sono spunti per approfondire – persino in ambito professionale – delle dinamiche sociologiche.
I Simpson compiono 36 anni
Quindi Groening, da un semplice contenuto per famiglie, tira fuori un esempio di intrattenimento pungente che strizza l’occhio alla satira. Stagione dopo stagione inserisce sempre qualcosa in più, qualche dialogo irriverente o riferimenti alla società civile americana. Le “profezie” targate Simpson non sono certamente un caso. Groening, nello specifico, non è Nostradamus ma vede, rielabora e interpreta un futuro possibile a immagine e somiglianza di Springfield. Qualche volta lo scenario collima con la realtà, come nel caso di Donald Trump Presidente degli Stati Uniti, altre volte no.

Il vantaggio risiede nella libertà della satira. I Simpson hanno sempre mescolato animazione e irriverenza, quindi non hanno mai potuto essere imbrigliati in qualche tipo di classificazione. Sono sempre stati, come esempio di animazione, l’eccezione che conferma la regola. Partire in un modo, arrivare – al cuore di tutti – in un altro. Persino al cinema, dove nel 2027 stanno per tornare a 20 anni di distanza dall’ultimo film, hanno sempre sbaragliato la concorrenza. I Simpson conservano un linguaggio condiviso, anche grazie all’adattamento italiano di Tonino Accolla (“Ciucciati il calzino” e la risata di Homer sono sue invenzioni), e la voglia di esaltare vizi e virtù del mondo che cambia.
Il successo italiano
In Italia, dato che Tonino Accolla è un’eccellenza del doppiaggio appannaggio dello Stivale, sono arrivati un anno dopo. Nel 1991, era il 1 ottobre e Canale 5 aveva acquistato il format. Berlusconi si rese immediatamente conto che non potevano essere trasmessi in prima serata, allora iniziò a metterli alle 22.30. Una sorta di late night show che è andato avanti, con le puntate delle prime stagioni e Accolla che guadagnava sempre più margine di manovra e consenso, fino al 1996.
Subito dopo, quando il nuovo millennio cominciava a fare capolino nella coscienza collettiva e una ventata di modernità sembrava attraversare Europa e America, i Simpson traslocarono – televisivamente parlando – su Italia Uno nel primo pomeriggio. Alle 15.30, per la precisione, ecco come trovarono la seconda età dell’oro nello Stivale. I ragazzi e le ragazze li guardavano, talvolta li guardano ancora, prima di iniziare a studiare. Duravano poco, al massimo un’ora, e lasciavano risate con un barlume di riflessione.
L’obiettivo di Matt Groening
In molti, genitori compresi, erano contenti perché credevano che i figli guardassero qualcosa di leggero. Al contrario stavano assumendo una nuova forma di intrattenimento: quello più riflessivo e cinico, fatto di colpi di scena e presa di coscienza, che indaga su piaghe sociali come il bullismo o la differenza di genere con la leggerezza di una famiglia unita e strampalata in grado, però, di rispecchiare il pensiero comune e impartire – con il bene placido del divertimento – una sorta di morale.
Anche se il primo obiettivo di Groening, sia in Italia che in America, è sempre stato fare satira. 36 anni dopo, da quello che doveva essere soltanto un esperimento, ci riesce ancora. Cambiano le stagioni, passano i governi, ma i Simpson restano sempre sul divano del 742 di Evergreen Terrace.