Hausen, quel condominio che non fa abbastanza paura: la recensione della serie horror di Sky e Now Tv

Un condominio tra i boschi ai margini di una città nella Germania dell’Est nasconde un’inquietante presenza

Se vuoi fare un horror le strade principali sono due: o ti sbizzarrisci con il serial killer di turno o con l’entità malefica di origine sovrannaturale. Hausen, serie tv in otto episodi in onda da questa sera, 20 febbraio 2021, alle 21:15 su Sky Atlantic ed in streaming su Now Tv, sceglie la seconda.

La produzione Sky Original che per le prossime quattro settimane (andranno in onda due puntate per volta) cercheranno di spaventare il pubblico della pay tv arriva dalla Germania, con la regia di Thomas Stuber (“A Heavy Heart”). La serie viene definita “una fiaba dark”, in cui i protagonisti, più che con il sovrannaturale di cui sopra, devono vedersela con un nemico ancora più tremendo: la propria infelicità.

Quel condominio nel bosco: la trama di Hausen

Il tutto si svolge in un complesso residenziale che si trova tra i boschi, ai margini di Buch, nella Germania dell’Est. E’ qui che si trasferisce il sedicenne Juri (Tristan Göbel), che ha da poco perso la madre, insieme al padre Jaschek (Charly Hübner), quest’ultimo assunto come nuovo custode del palazzo.

La realtà che si trovano davanti i due è già di per sé inquietante, a partire dai condomini, personaggi che sembrano abbandonati a loro stessi, come la coppia formata da Cleo (Lilith Stangenberg) e dal tossico Scherbe (Daniel Sträßer), da poco diventati genitori di un bambino a cui non hanno ancora dato un nome. Ma le realtà che vivono dentro quel palazzo sono tra le più varie: coppie e famiglie che vivono in un loro mondo, quasi non curanti di quello che li circonda.

Mentre Jaschek si mette subito al lavoro per provare a rendere migliori le condizioni di abitabilità del condominio, per Juri ambientarsi è difficile: a preoccuparlo non sono tanto i bulli di cui diventa vittima, ma una serie di inquietanti episodi legato allo stabile e che iniziano a verificarsi.

Il palazzo in cui vivono i protagonisti è infatti presidiato da una presenza misteriosa e maligna, che si aggira lungo gli appartamenti sotto forma di blob, che tra le condutture riesce ad infiltrarsi non solo nelle singole case ma anche nelle vite di chi le abita.

Un’entità che si nutre delle sofferenze dei condomini e della loro infelicità: così, mentre Jaschek si concentra sui problemi pratici del palazzo, che nel corso degli episodi si intrecceranno inevitabilmente con il piano diabolico di questa presenza, Juri si ritrova da solo a dover indagare sulla natura di chi -o cosa- sta prendendo possesso delle loro vite, dando via ad una guerra contro l’oscurità.

Niente di nuovo dentro quelle case

HausenChe tu scelga il serial killer o l’entità sovrannaturale, quando fai un horror devi evitare il rischio maggiore, ovvero quello di ripeterti. Ed Hausen, purtroppo, si ripete: gli episodi della nuova serie di Sky Deutschland non portano nessun elemento che le permette di distinguersi dalla miriade di titoli appartenenti al genere.

Certo, autori e regista seguono il manuale e fanno sì che la serie, visivamente e nella caratterizzazione dei personaggi, entri nei binari dell’horror fin da subito. Fin dai primi minuti la storia non lascia scampo al fraintendimento: siamo davanti ad una serie cupa, inquietante, dove il mistero è centrale al racconto.

Eppure, non basta: si fa fatica a trovare qualcosa che sia davvero nuovo, ma soprattutto si fatica a restare agganciati ad un racconto che procede troppo lentamente. Qui si confonde la suspense con la lentezza: per iniziare ad avere qualche elemento in più bisogna aspettare il secondo episodio, dopo che nel primo assistiamo ad una lunga premessa, quasi un trailer che non fa altro che rimandare la vera trama ad un altro momento.

E se tutto ciò non va bene per nessuna serie tv, per un horror è ancora peggio. Perché non bastano le atmosfere e le premesse: bisogna sapere portare avanti la propria idea oltre l’immagine. E l’idea di Hausen, ovvero la lotta contro il proprio malessere interiore, sebbene sia affascinante, avrebbe meritato uno sviluppo migliore e capace di farci sobbalzare dalla poltrona.

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