Gifted – Il dono del talento è tratto da una storia vera? Cosa c’è da sapere
Gifted – Il dono del talento, che andrà in onda stasera su Rai1, è una storia vera? Tutta la verità sul film
Dalla sua uscita nel 2017, è stato più volte riproposto in tv, soprattutto in estate, e lo farà anche quest’anno. Parliamo di Gifted – Il dono del talento, che andrà in onda stasera in prima serata su Rai1.
Parte da una bambina prodigio della matematica, ma presto cambia strada: va a toccare quel punto fragile in cui un talento può diventare una gabbia, se gli adulti smettono di capire dove finisce l’amore e dove comincia l’ambizione. Ogni qualvolta viene trasmesso, sono milioni i telespettatori che si chiedono se è tratto da una storia vera o meno.
Gifted – Il dono del talento è una storia vera?
La storia di Gifted – Il dono del talento non nasce da un fatto di cronaca vero e proprio. Non c’è un caso giudiziario preciso, né una biografia ufficiale da ricostruire. C’è però qualcosa di più vicino, più familiare. Lo sceneggiatore Tom Flynn, dopo anni passati a vendere copioni a Hollywood senza vederli davvero arrivare al cinema, decise di scrivere un film più personale. Meno pensato per piacere all’industria, più legato a una sensibilità intima. L’ispirazione arrivò anche dalla sorella, raccontata come una persona molto intelligente e allo stesso tempo modesta. Due tratti che, nel personaggio di Mary, interpretata da Mckenna Grace, diventano il cuore del film.
Mary è una bambina con un talento fuori dal comune per la matematica. Ma Gifted non la trasforma nella solita “piccola bimba geniale” da guardare con stupore e distanza. La segue da vicino: quando litiga, quando si annoia a scuola, quando cerca una vita normale, quando guarda lo zio Frank con quell’attaccamento totale che hanno i bambini quando hanno già perso troppo.

Frank, interpretato da Chris Evans, vive con lei in Florida e prova a difenderla da un futuro che altri vorrebbero scegliere al suo posto. La domanda del film sembra semplice, ma non lo è: un talento va spinto fino in fondo, a ogni costo, oppure va protetto dentro una vita il più possibile serena?
Qui entra in scena Marc Webb. Dopo The Amazing Spider-Man, il regista torna a una storia più raccolta, fatta di volti, silenzi, case vissute e tensioni familiari. Il suo sguardo conta molto, perché Gifted – Il dono del talento funziona soprattutto quando resta attaccato ai personaggi. La colazione preparata di corsa, la scuola elementare che sembra troppo stretta per Mary, il rapporto con l’insegnante Bonnie, la presenza pesante della nonna Evelyn, convinta che la nipote meriti un percorso eccezionale. È lì, nelle piccole frizioni di ogni giorno, che il film trova la sua forza. Più che nelle formule e nelle dimostrazioni matematiche.
Per Chris Evans, allora ancora legato nell’immaginario del pubblico a Captain America, Frank è quasi l’opposto dell’eroe in costume. È un uomo stanco, affettuoso, pieno di difetti. Ha una paura precisa: vedere Mary privata dell’infanzia, come era successo a sua madre. Mckenna Grace, dal canto suo, regge il film senza mai scivolare nella caricatura della bambina prodigio. La sua Mary è brillante, certo. Ma prima di tutto è fragile. Il suo vero problema non è risolvere equazioni difficili, ma capire se gli adulti che ama resteranno davvero accanto a lei.
La storia vera dietro Gifted, quindi, non va cercata in un fascicolo di tribunale o in una vicenda realmente accaduta così com’è. Sta nel punto da cui è partito Tom Flynn: l’idea che un’intelligenza enorme possa attirare aspettative altrettanto enormi. Ed è per questo che il film parla anche a chi non ha mai conosciuto un bambino prodigio.
Perché tutti, almeno una volta, hanno visto un talento diventare pressione: un figlio spinto troppo presto, una passione trasformata in dovere, una famiglia convinta di sapere sempre che cosa sia meglio per qualcun altro. Gifted – Il dono del talento commuove proprio per questo: non condanna l’ambizione, ma ricorda che ogni dono ha bisogno di spazio, tempo e affetto. Altrimenti rischia di diventare un peso.