Francesco De Carlo: “In Italia c’è una mancanza di comici in televisione. Data Comedy Show? Mi piacerebbe farlo diventare quotidiano e in diretta”

Comico di professione, ora alla guida di Data Comedy Show, Francesco De Carlo analizza lo stato di salute della comicità in televisione…

Iniziare con Scienze Politiche per un comico può non sembrare il percorso più lineare per una carriera di successo. Eppure il cammino professionale di Francesco De Carlo è partito così e ora si ritrova tutti i martedì sera a condurre in seconda serata su Rai 2 Data Comedy Show.

Dopo aver studiato Scienze Politiche, lavori per quattro anni al Parlamento europeo. Pensare che dopo avresti fatto il comico fa perlomeno sorridere…

La linea che separa la comicità dalla politica è abbastanza sottile – questa è sicuramente la battuta che fanno in molti. Il ragionamento che sta dietro a una battuta è anche il ragionamento che sta dietro a un ragionamento politico. L’unica differenza è che il politico è costretto a prendere la vita sul serio, il comico no.

La tua gavetta in tv è stata con Sabina Guzzanti, Neri Marcorè e il Trio Medusa. Qual è il tuo ricordo?

Ai tempi di Un due tre stella mi tremavano le gambe: è stato molto tosto e io allora non ero pronto a fare quello che poi ho fatto.

Nel 2017 arriva poi per te un’altra opportunità televisiva con Tutta colpa della Brexit. Come nasce quel progetto?

Io avevo il sogno di andare a fare il comico all’estero ed era un sogno a cui lavoravo da anni. Quando arrivo a Londra capisco di essere arrivato nell’occhio del ciclone, dato che era stata da poco votata la Brexit. In quel programma si fondevano il linguaggio documentaristico, in cui raccontavo la mia vita, e i miei spettacoli di stand up fatti a Londra.

Con Data Comedy Show siete andati a ripescare un format già prodotto per una puntata pilota alla fine del 2018. Come mai?

Per me c’era l’esigenza da un punto di vista comico di portare le persone che mi fanno ridere di più in televisione in un programma di cast. In tutto questo si è aggiunto poi l’ISTAT che ci fornisce dati ufficiali e certificati grazie ai quali giocare.

Come ti trovi in questi panni di conduttore, ora che sei dall’altra parte e devi cercare di trattenerti dalle risate?

Mi sto molto divertendo a fare il presentatore. Avevo già iniziato in radio, su Rai Radio 2, con Prendila così e lì mi sono reso conto che l’Italia ha un problema con i comici. Non ci sono tanti programmi comici e molti di quelli che ci sono replicano schemi che funzionavano anni fa, ma che mostrano il segno del passare del tempo.

Credi che ci sia un deficit di comicità nel palinsesto attuale della televisione italiana?

In Italia c’è proprio un problema di mancanza di comici in televisione. Manca la volontà di fare programmi diversi, in cui si rischia anche un po’ pur di sperimentare. Molto spesso ci si lamenta che i giovani non guardano la televisione: ma cosa dovrebbero guardare? Bisognerebbe avere più coraggio: magari non si parte subito da dei buoni risultati. Il pubblico però è stanco di vedere il comico con cinque minuti di intervento scritto. Programmi come Stasera tutto è possibile, Propaganda live, Lol, dimostrano che è possibile un altro tipo di intrattenimento e comicità.

Un programma come Data Comedy Show beneficerebbe di una messa in onda quotidiana?

A me piacerebbe andare in onda tutti giorni e per di più in diretta. Data Comedy Show secondo me sta crescendo di puntata in puntata e quella che ad esempio andrà in onda domani sera è per me la puntata più “pulita”. Un quotidiano inoltre ti permetterebbe di fidelizzare con più facilità un pubblico, costruendo un tormentone e con quello un appuntamento fisso.