Sanremo 2021, Amadeus e quel “sì” al bis detto in piena pandemia. Immaginando un mondo normale

“Sarà il primo Sanremo dopo il covid”, disse Amadeus in pieno lockdown. Avrebbe davvero accettato se avesse avuto la sfera di cristallo?

Un’idea pazza nata in pieno lockdown, durante una diretta Instagram. “Rifare Sanremo? Dai pensiamoci, il coronavirus cambia tutto”, provocò Fiorello. Amadeus sorrise e cominciò seriamente a ragionare sull’ipotesi di un bis. Fino a quando il 19 aprile, in un collegamento con Domenica In, confermò apertamente la propria volontà di tornare già nel 2021 sul palco dell’Ariston.

Era il periodo della quarantena, della malinconia, delle giornate passate chiusi in casa, delle piazze e strade deserte, della Serie A sospesa, dei programmi senza pubblico (nemmeno quello tamponato), del report giornaliero della Protezione Civile, dei morti e delle terapie intensive al collasso. Sanremo rappresentava l’ultimo momento felice di un’Italia che da lì a breve sarebbe piombata nell’incubo. E tutti noi pensavamo che il Sanremo successivo sarebbe stato il primo evento all’insegna della normalità. Lo credeva l’Italia, lo credeva Amadeus.

Quel Festival è stato l’ultimo momento di aggregazione”, confidò il conduttore a Mara Venier. “Ricordo un bagno di folla bellissimo, baci e abbracci. Quindici giorni dopo era finito tutto. Prima riusciamo a debellare questo virus e prima riusciamo a fare una vita normale”.

Dall’emanazione del primo Dpcm era passato un mese e mezzo, all’avvio della cosiddetta fase due mancavano poco più di dieci giorni. L’estate era vicina, nessuno dava troppo peso al rischio di una seconda ondata ed era legittimo immaginare un Festival numero 71 ordinario, con un virus che se non a luglio, se non ad agosto, se non a settembre, almeno con l’anno nuovo si sarebbe estinto.

L’ultimo Sanremo è stato l’ultimo momento di aggregazione – spiegò Ama – sono sincero, una volta in un’intervista ho detto che al primo Sanremo non si dice mai di no e al secondo si dice ‘ci penso’, ma il prossimo Sanremo non sarà il secondo Sanremo, bensì il primo dopo il coronavirus”.

Legittimo domandarsi, col senno di poi, se un Amadeus in possesso di una sfera di cristallo avrebbe ugualmente accettato il mandato. Sì perché più che un ‘primo Festival dopo il covid’, questo sarà il ‘primo Festival dentro la pandemia’, con tappeti rossi banditi, cantanti barricati in albergo e, soprattutto, un Teatro Ariston deserto.

La scommessa anticipata di Amadeus è pertanto diventata la sua ‘condanna’, un percorso condito di insidie, tra divieti imposti dal Comitato Tecnico Scientifico e una tensione che nelle ultime settimane si è tagliata col coltello.

Senza quella promessa, Sanremo 2021 sarebbe diventata una doppia patata bollente per un padrone di casa (nonché direttore artistico) costretto a fare i conti contemporaneamente con l’emergenza sanitaria e una eredità gigantesca sul fronte degli ascolti. Amadeus ha evitato tutto ciò, caricandosi i rischi di un’edizione che, per un motivo o per l’altro, entrerà nella storia. Ma forse sarà pure l’unica occasione per poter osare, sperimentare, azzardare. Nessuno potrebbe rimpiangere un piano b, nessuno potrebbe avventurarsi in paragoni o confronti diretti. Perché non c’è mai stato un Sanremo nel pieno di una pandemia.

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