Massimo Liofredi: ecco come riportai l’Eurovision song contest in Italia e sulla Rai di oggi dico…

Le parole dell’ex direttore di Rai2 che nel 2011 volle riportare l’Italia nella manifestazione canora europea

di Hit

Correva l’anno 2011 quando Massimo Liofredi, all’epoca direttore di Rai2,  riportò in Italia l’Eurovision song contest. Una decisione che arrivava dopo anni in cui la Rai aveva deciso di non investire più su questa manifestazione, non solo non mandando un nostro rappresentante a concorrere, ma pure rinunciando a mandarla in onda, dopo che negli anni precedenti l’aveva relegata in seconda serata sulla seconda rete. E’ proprio con l’ex dirigente Rai che TvBlog, che all’epoca si schierò a fianco di chi rivoleva l’ESC in Italia, ha voluto parlare di quella sua decisione, commentando anche l’edizione odierna dell’Eurovision, che stasera vivrà la sua finale, con qualche riflessione anche sulla Rai di oggi.

Fu lei a riportare l’Italia all’Eurovision Song Contest, come arrivò a quella decisione?

Nel 2010 venni contattato dall’allora direzione relazioni internazionali della Rai che mi chiese una valutazione per il ritorno dell’Italia all’Eurovision Song Contest. Sin dal mio arrivo nella direzione di Rai2 avevo puntato molto sulla musica, con speciali e prime serate su grandi artisti, tra cui il format da me ideato “Due”, che riscosse un grande successo. Conoscevo il mondo Eurovision e da tempo mi chiedevo perché non era mai stato promosso adeguatamente in Italia. In passato la trasmissione veniva relegata in seconda serata. Poi l’Italia decise di abbandonare. Il programma era cambiato profondamente rispetto a come l’Italia lo aveva conosciuto e a mio avviso bisognava riportarlo all’attenzione del nostro pubblico.

L’idea Raffaella Carrà come nacque, fu difficile convincerla?

Per riportare l’Eurovision Song Contest all’attenzione del pubblico italiano ci voleva un personaggio carismatico. Per questo decisi di chiamare subito Sergio Japino per chiedergli un aiuto a convincere Raffaella Carrà a far parte del progetto per il ritorno dell’Italia all’Eurovision Song Contest. Raffaella, che conosceva bene la manifestazione, accettò subito. Lei aveva una concezione internazionale dello spettacolo e questo appuntamento lo sposò immediatamente tanto da volere in squadra anche il noto dj francese Bob Sinclar. Tra l’altro ottenemmo dall’ EBU l’autorizzazione a costruire una sorta di programma nel programma. Allestimmo uno studio alla Dear di Roma dove Raffaella e Bob Sinclar commentavano le varie performance e spiegavano al pubblico l’importanza della manifestazione.

Ci furono resistenze in azienda e nel caso perché?

Con la direzione relazioni internazionali della Rai l’intesa era ottima. C’era invece molto scetticismo da parte dell’ambiente Rai in generale, tanto che nessuno ci aiutò nella promozione: non solo per gli spot su altri canali, ma anche nella copertura quotidiana su altre trasmissioni. Devo dire che un po’ ci ero abituato: la mia direzione è stata sempre accompagnata da contrasti di vario genere, nonostante riuscii a tenere Rai2 al terzo posto tra le reti generaliste nazionali. Organizzammo una conferenza stampa al circolo sportivo della Rai con la presenza di Raffaella Carrà e di Raphael Gualazzi. Vennero molti giornalisti. Anche sulla scelta dell’artista devo dire grazie a Caterina Caselli che aveva subito intuito le potenzialità della manifestazione. Gualazzi aveva vinto la sezione giovani festival di Sanremo del 2011 e arrivò secondo a Düsseldorf. Anche gli ascolti furono importanti in linea con quelli della rete.

Lei poi quando andò a dirigere Rai Ragazzi decise di partecipare anche allo Junior Eurovision song contest, per altro vincendo da subito. Anche qui ci furono resistenze da parte della Rai?

Lo Junior fu una conseguenza naturale. Arrivato a Rai Ragazzi mi venne fatta la proposta di proporre anche in Italia la versione Junior dell’Eurovision. In questo caso era una novità assoluta. Studiai un progetto dove inserii un cantante del programma “Ti lascio una canzone” di Antonella Clerici. Volevo presentare all’Europa un cantante melodico. La scelta ricadde su Vincenzo Cantiello. Per quanto riguarda la canzone chiesi agli autori di puntare sul tema dell’amore. Perché conoscendo molto il mondo degli adolescenti di allora avevo chiare le loro passioni. Andammo a Malta con il maestro Leonardo De Amicis e vincemmo. C’è da dire che questo appuntamento, nonostante la partecipazione di Antonella Clerici, venne poco promosso al di fuori dei canali per ragazzi. Non che oggi questa manifestazione sia molto supportata.

Come le sembra questa edizione italiana dell’Eurovision?

Per me è prima di tutto una vittoria dell’ideazione e dell’organizzazione di Sanremo. La genesi dell’Eurovision Song Contest parte da Sanremo. Quindi complimenti alla Rai perché ha fatto un grande lavoro su tutti i fronti: produzione dello show, promozione e valorizzazione di canzoni e cantanti. Nel momento in cui c’è una guerra nel cuore dell’Europa questa manifestazione è riuscita a riunire tutte le varie culture musicali europee e internazionali.

Lei quando arrivò a dirigere Rai2 decise di dare un’impronta musicale alla rete, come le sembra che sia trattata oggi la musica dalla televisione?

Ormai sono rimasti solo i grandi eventi. Per il resto non ci sono più idee e non c’è più la realizzazione di programmi / varietà che abbiano la musica al centro. Ci si accontenta di piccoli show che non portano nulla e che offrono poco allo spettatore. Andrebbero prodotti più programmi di cultura musicale di vario genere, come sta facendo Corrado Augias su Rai3 con la musica classica, oppure prodotti film documentari come “Ennio” di Giuseppe Tornatore. Non ci sono più neanche programmi musicali dedicati al target dei ragazzi, in un momento in cui la musica italiana giovanile fa milioni di visualizzazioni sul web ed è sempre più centrale fra i teen.

Che ne pensa della nuova organizzazione editoriale della Rai con le direzioni di genere?

A mio avviso è un’altra trovata per abbassare il livello dell’azienda. Togliere un vero direttore a capo di una rete fa venire meno la possibilità di personalizzare quel determinato canale. In passato ogni rete aveva una sua precisa identità e ancora oggi ricordiamo determinate stagioni con i nomi dei direttori che ci sono stati. Per esempio la Rai1 di Brando Giordani, così come possiamo citare la Rai1 di Fabrizio Del Noce, la Rai1 di Agostino Saccà, la Rai 2 di  Carlo Freccero ecc.

Rai 2 vive oggi una grave crisi sia in termini d’identità che di ascolti, se dovesse tornare a dirigerla lei domani, che cura adotterebbe?

Pur essendo grato alla Rai per aver fatto una carriera splendida e indimenticabile, non tornerei mai a dirigere oggi una rete Rai. Siamo arrivati purtroppo al punto di non ritorno. Rai2 oggi è come una macedonia dove all’interno però ci mettono carciofi e patate. Sarà molto difficile per questo canale tornare ai fasti di un tempo. Ricordo solo che dopo che andai via io da Rai2 per andare a Rai Ragazzi la rete scese in sei mesi dall’11 a 6% di share. La mia Rai2 aveva comunque una sua forte identità.

C’è qualcosa da direttore di Rai2 che ha fatto e che oggi non rifarebbe?

Sicuramente la prima conferenza stampa di Anno Zero con Michele Santoro. In quell’occasione fui aggressivo. Con il tempo ho conosciuto bene Santoro e siamo anche diventati amici. Per me rimane il più grande giornalista televisivo di tutti i tempi. E lo dimostrano le sue ultime apparizioni tv dove ha confermato la sua grandezza televisiva, trattando temi molto delicati e lasciando sempre nel pubblico spunti di riflessione.

Cosa fa oggi Massimo Liofredi?

Oggi Massimo Liofredi fa il marito, il padre, il giornalista e l’uomo di comunicazione, che si interessa di politica.