Massimo Giannini è quello che ci vuole, in una televisione piena zeppa di talk show tutti molto simili, ma non quello di cui l’utente medio sembrerebbe aver bisogno. Questo potrebbe essere l’assunto per descrivere le prime due puntate di Circo Massimo. Una creatura di Giannini che, nel tempo, ha assunto diverse forme mediatiche: è iniziata come programma radiofonico, si è evoluta in podcast e ora è in televisione. Il mercoledì, sul Canale Nove.
Il compito è semplice, ma fondamentale: mettere ordine nel caos dell’informazione. Giannini, in altre parole, mette ordine nell’agenda settimanale di notizie con il suo piglio di approfondimento e analisi. Chiarezza, commenti e curiosità con interviste ai personaggi più conosciuti e competenti nel proprio settore.
Circo Massimo non decolla
La prima puntata, fra gli altri, c’erano anche Fabio Fazio e Luciana Littizzetto – oltre a Roberto Saviano – e non si trattava soltanto di uno scambio di cortesie fra compagni di rete. La presenza dei volti di Che Tempo Che Fa serviva a incentivare anche un certo tipo di dibattito. La stessa cosa è accaduta mercoledì scorso con Francesca Fagnani, la quale ha parlato di crime ma anche di un determinato modo di porsi. Dentro e fuori la televisione. Tutto molto interessante, ma allora perchè il format non rende – in termini di numeri – come dovrebbe?

La questione è complessa e riguarda non tanto la natura del programma, quanto la dimensione professionale di Massimo Giannini: l’uomo fa informazione da anni ed è un jolly che per lungo tempo le reti generaliste italiane si sono contese all’interno dei propri programmi di approfondimento. La forza, televisiva, di Giannini è sempre stata il dono della sintesi: il giornalista riesce a fare il punto della situazione attuale con poche parole, chiare e dirette. Di questo se ne sono accorti prima in Rai, poi a La7 e attualmente al Nove. Contesto in cui, per lungo tempo, è stato punta di diamante da Fazio per quanto riguarda l’approfondimento giornalistico del format. Poi ha deciso, in accordo con la rete di Discovery, di provare a camminare con le sue gambe.
La differenza tra podcast e programma tv
L’errore di valutazione, però, come confermano anche gli ascolti, è stato metterlo in una giornata dove – anche altrove – è pieno di talk show politici e di approfondimento già avviati. Un contenitore come Circo Massimo non può essere messo al mercoledì sera in cui su Rete4 c’è una trasmissione analoga, cominciata prima, e già rodata con un giornalista del Corriere della Sera al timone. Anche soltanto per questione di abitudine, l’amante dei talk show sceglie la strada più facile e accessibile. Ovvero Rete4 che, fra le altre cose, non ha problemi di trasmissione. Si vede ovunque. Il canale Nove, su Sky, non si vede più a causa degli accordi persi fra l’azienda di Rogoredo e Discovery. Una circostanza in grado di incidere negativamente su qualsiasi programma delle rete Warner Bros, ma Massimo Giannini paga anche il fatto di essere appena partito: solo due puntate all’attivo.
Perchè il podcast, dall’omonimo titolo, rende di più della trasmissione televisiva? C’è da più tempo ed è diventato un appuntamento fisso. La voce di Massimo Giannini, rispetto all’immagine televisiva, è una consuetudine che gli ascoltatori apprezzano. Il “lavoro sporco” – in qualche maniera – è stato fatto prima. Giannini, negli anni, è riuscito a farsi strada nell’etere radiofonico dove ormai si muove come un veterano. Sul piccolo schermo non è così: il giornalista, in televisione, resta un uomo navigato ma non ha mai avuto – prima d’ora – una libertà di manovra e gestione tale da riuscire a indirizzare un programma in poco tempo.
Da opinionista a conduttore
Circo Massimo è un format valido, ma Giannini deve entrare nell’ottica di idee che non è più l’opinionista di un altro contenitore. Stavolta la faccia e la voce – in televisione – ce le mette lui. E non è eccessivo pretendere una maggiore incisività (che non vuol dire trascendere nei toni) e risolutezza nei blocchi di scaletta. Tutti aspetti che potranno essere perfezionati con il tempo. La priorità, oggi, in termini di ascolti, è arrivare almeno al 2% e cercare – magari – di portare qualche ascoltatore in più a cambiare canale e arrivare su Discovery. In questo momento è come scalare l’Everest, ma a Giannini le sfide non sono mai dispiaciute.