Il Canone Rai resterà in bolletta anche nel 2023

Nonostante le battaglie e gli annunci in campagna elettorale, anche nel 2023 il Canone Rai sarà legato alla bolletta dell’elettricità.

La campagna elettorale è finita da un po’, anche se non tutti i membri dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni se ne sono resi conto. Matteo Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, da settimane continua a fare annunci e dirette promettendo cose come se si trovasse ancora in campagna elettorale o come se l’esecutivo fosse guidato da lui, ma puntualmente a quelle dichiarazioni fanno seguito smentite o gelate. Questo vale anche per la battaglia che il leader della Lega sta portando avanti da tempo contro il Canone RAI nelle bollette dell’elettricità. E anche stavolta, salvo colpi di scena poco probabili, le promesse di Salvini dovranno attendere.

Il Canone RAI è legato alle bollette dell’energia elettrica dal 2015, quando il governo era guidato da Matteo Renzi. Una misura anti-evasione che non è mai stata digerita dagli italiani. Qualcosa si stava muovendo con l’esecutivo di Draghi, che aveva accettato un ordine del giorno presentato alla Camera dalla deputata del gruppo Misto Maria Laura Paxia per scorporare il canone Rai dalle fatture relative al consumo elettrico a partire dal 2023.

Non un vincolo, bisogna sottolinearlo, ma in tanti speravano che con l’arrivo della destra al governo, le tante promesse che per anni sono state fatte in campagna elettorale sarebbero state mantenute. Il 2023, però, non sarà l’anno in cui ci saranno dei cambiamenti su questa tassa.

Canone RAI: l’imposta più odiata dagli italiani

Quella che il Codacons ha definito “l’imposta più odiata dagli italiani” fino al 2015 aveva un altissimo tasso di evasione. Che piaccia o meno, la legge parla chiaro:

È tenuto al pagamento del canone chiunque detiene un apparecchio televisivo. Per apparecchio televisivo si intende un apparecchio in grado di ricevere, decodificare e visualizzare il segnale digitale terrestre o satellitare, direttamente – in quanto costruito con tutti i componenti tecnici necessari – oppure tramite decoder o sintonizzatore esterno.

E per fugare ogni ulteriore dubbio, nel 2012 il Ministero dello Sviluppo Economico ha diffuso una nota per precisare che per “apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni” si intendono anche i “personal computer, anche collegati in rete, se consentono l’ascolto e/o la visione dei programmi radiotelevisivi via Internet e non attraverso la ricezione del segnale terrestre o satellitare, non sono assoggettabili a canone“.

Per anni, però, il Canone Rai è stata la tassa col più alto tasso di evasione. I dati diffusi nel 2014 da Mediobanca rivelavano un tasso di evasione del 27% a livello nazionale, con picchi di evasione del 56% in provincia di Crotone, del 55% in provincia di Napoli e del 53% in provincia di Catania. I più “virtuosi” nel 2014 erano stati i residenti della provincia di Ferrara (17% di evasione) e di Rovigo (18% di evasione).

Cosa è cambiato dopo l’inserimento del Canone Rai in bolletta?

L’inserimento del Canone RAI in bolletta ha cambiato radicalmente le cose. Il numero di paganti è salito a 22 milioni rispetto ai 15 milioni precedenti all’inserimento del Canone RAI in bolletta e il tasso di evasione è passato dal 27% al 3%. Solo nel 2021 nelle casse della TV pubblica sono arrivati dal canone RAI pagato dalle famiglie 1,7 miliardi di euro. Questo afflusso di fondi ha contribuito a migliorare l’utile netto per la Radiotelevisione italiana S.P.A. e, è doveroso dirlo, anche a portare qualche soldo in più nelle casse dello stato.

Dei 90 euro all’anno che le famiglia versano per questa tassa, nelle casse della RAI finiscono circa 75,4 euro, mentre il rimanente viene diviso tra il contributo al Fondo per l’Editoria che fa capo alla presidenza del Consiglio e il fondo per le antenne locali, che fa capo invece al Ministero dello Sviluppo Economico.

E in Europa cosa succede?

Non è vero che l’erba del vicino è sempre più verde, molto dipende da quello che si vuole vedere. In Italia si ha spesso la tendenza a guardare ai Paesi vicini in modo selettivo. È vero, ci sono Paesi UE che hanno abolito il canone televisivo, come Ungheria, Bulgaria, Spagna, Paesi Bassi e Lussemburgo, ma in altri Paesi questa tassa è più alta rispetto all’Italia, e questo non vale soltanto per i Paesi con un costo della vita inferiore rispetto al nostro Paese.

In Croazia il canone televisivo ha un costo di 137 euro all’anno, in Francia di 133 euro, mentre in Germania si arriva a 215 euro. 153 euro all’anno in Slovenia e 315 euro in Norvegia. In Germania, dopo la tassa si paga a prescindere dal possesso di un apparecchio tv o di una radio, il totale ammonta a 215,76 euro per ciascuna abitazione.

In Grecia, dove il costo all’anno è di 51,60 euro, l’imposta viene pagata insieme alla bolletta della luce proprio come in Italia. Guardare al di fuori dei confini nazionali serve soltanto a farci capire che non siamo gli unici a dover sostenere il pagamento di una tassa per finanziare la TV nazionale, ma alla fine dei conti poco importa: il Canone RAI è una tassa che esiste e che, come tale, deve essere pagata anche se non si è d’accordo con la stessa.

Canone Rai confermato in bolletta anche nel 2023?

Il dibattito sul Canone Rai in bolletta si è riacceso con potenza a seguito dall’aumento dei costi dell’energia. Le bollette sono salite drasticamente e tra i modi per provare a ridurle un po’, il più semplice se vogliamo, c’è quello di scorporare le due cose e, inutile girarci intorno, tornare alla situazione pre-2005. Se il Canone Rai deve essere pagato, poco importa quali siano le modalità di pagamento. Sostenere che togliere il Canone Rai dalle bollette dell’elettricità aiuterà gli italiani a risparmiare equivale a dire che permetterà agli italiani di non pagare tale tassa.

Il 2023, però, potrebbe non essere l’anno in cui questa divisione avverrà. E la precisazione arriva direttamente dal Ministero dell’Economia con una nota in cui si precisa che “le voci di un’esclusione del canone Rai dalla bolletta elettrica non risultano, alla luce del lungo lavoro istruttorio in corso, fondate“.

La milestone PNRR trova il suo fondamento nell’esigenza di tutela della concorrenza del mercato dell’energia elettrica e si basa sulle proposte Agcm, la quale non aveva rilevato alcuna criticità in merito al pagamento del canone Rai dal punto di vista della concorrenza del mercato dell’energia, a condizione che il pagamento fosse trasparente per gli utenti finali. Requisito che risulta soddisfatto.

Salvini, che ha sempre fatto dell’abolizione del Canone Rai una delle sue bandiere, è prontamente tornato all’attacco, definendo la nota del Ministero dell’Economia guidato dal leghista Giancarlo Giorgetti una “risposta tecnica” a cui la Lega farà seguire una proposta ad hoc per arrivare alla realizzazione di uno dei punti del programma del partito, la progressiva riduzione del canone Rai fino alla sua definitiva abolizione nell’anno 2030.

Il sospetto, però, è che anche in questo caso si stia facendo una battaglia con l’obiettivo di aumentare i consensi. Di fronte al caro vita in costante aumento, di fronte alle bollette che sono salite, e probabilmente continueranno a salire, fino a diventare spesso insostenibili per i cittadini, togliere o ridurre una spesa di 90 euro all’anno risolverà ben poco i problemi che milioni di famiglie si trovano ad affrontare ogni giorno.