Anna, la pandemia secondo Ammaniti (ma il Covid-19 non c’entra niente): ecco tutto quello che c’è da sapere

Ammaniti, con Francesca Manieri, produttori ed il cast, hanno presentato la nuova serie, i cui sei episodi saranno disponibili dal 23 aprile 2021

Se già con Il Miracolo Niccolò Ammaniti aveva rotto alcuni schemi narrativi italiani e superato un confine, quello del mistery e del paranormale, che nel nostro Paese difficilmente vengono varcati, con la sua nuova creazione la magia si ripete. Anna, la serie tv i cui sei episodi saranno tutti disponibili dal 23 aprile 2021 su Sky e su Now, fa entrare l’Italia nel genere post-apocalittico e distopico, senza dimenticarsi una nota di poesia e di speranza.

Chiariamolo subito: il contesto di Anna -ovvero quello di un mondo colpito da una pandemia che uccide tutta la popolazione adulta- sembra cercare ed adattare il terribile periodo storico che stiamo attraversando, ma non è affatto così. L’omonimo romanzo di Ammaniti (edito da Einaudi e disponibile anche in e-book) è infatti uscito nel 2015 e la produzione sulla serie è partita sei mesi prima dello scoppio della pandemia da Covid-19.

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Una coincidenza, certo, che però non ha cambiato i piani di Sky: “E’ un elemento che si è aggiunto nel mentre”, ha spiegato Nicola Maccanico, Executive Vice President Programming Sky Italia, durante la conferenza stampa di presentazione della serie. “Portiamo questa serie in tv in questo periodo per motivi differenti rispetto all’assonanza con il Covid-19. Anche sulla base dell’equilibrio della piattaforma, avevamo da tempo intenzione di proporre Anna adesso e lo abbiamo fatto. Non è un esercizio collegato a questo periodo storico”.

La storia di Anna

Chiarito questo, si può entrare meglio dentro la storia raccontata da Ammaniti, che di Anna non solo è creatore, ma anche sceneggiatore con Francesca Manieri (i due avevano già lavorato insieme su Il Miracolo) nonché regista di tutti e sei gli episodi.

L’ambientazione è la Sicilia: qui, come nel resto del mondo, un’influenza definita “la Rossa” a causa delle macchie che lascia sul corpo inizia ad uccidere tutti gli adulti sul pianeta. Piano piano, il mondo resta popolato dai bambini e dai preadolescenti. Un caos da cui cerca di tenersi lontana la protagonista Anna (Giulia Dragotto), che vive con il fratellino Astor (Alessandro Pecorella) nella casa nel bosco in cui la madre Maria Grazia (Elena Lietti) li aveva portati prima di morire.

Proprio la madre, intuendo che i figli sarebbero cresciuti in un mondo totalmente nuovo, lascia ad Anna un manuale, il “Libro delle cose importanti”, dentro cui sono contenute innumerevole indicazioni pratiche su come affrontare la vita di tutti i giorni, con la consapevolezza, però, che “alcune regole cambieranno”.

Giulia Dragotto Alessandro Pecorella
© Greta De Lazzaris

Quando Astor viene rapito, Anna è costretta ad allontanarsi dal suo rifugio ed iniziare un’avventura che la vedrà affrontare pericoli ed incontrare personaggi che potrebbero diventare suoi nemici o alleati: tra questi, Pietro (Giovanni Mavilla), Angelica (Clara Tramontano) e Katia, detta la “Picciridduna” (Roberta Mattei).

“Dopo aver chiuso il romanzo, ho passato anni a pensare a questa storia”, ha rivelato Ammaniti. “Mi ero concentrato sulla storia di questa ragazzina che diventa madre senza esserlo, come immagina il futuro… Più passava il tempo e più altre storie emergevano. Volevo scriverne una versione più lunga, con nuovi personaggi. Ho proposto a Mario Gianani (amministratore delegato di Wilside, che produce la serie con Arte France, The New Life Company e Kwaï, ndr) di farne una serie corale, e mi sono proposto come regista perché volevo vedere se i miei personaggi potevano incarnarsi sul piccolo schermo. Ringrazio Wildside e Sky per la fiducia, ed i centinaia di bambini che hanno lavorato con noi. Mi avevano detto che sarebbe stato difficile lavorare con i bambini, invece è stata una grandissima gioia”.

Niccolò Ammaniti
© Sky

Anche lo scrittore e regista è tornato sulle possibili similitudini tra la pandemia della serie e quella reale, che ha costretto la produzione a chiudere il set per qualche mese:

“Mi ha molto impressionato il confronto con la realtà che stavamo vivendo, soprattutto quando abbiamo girato i flashback. La Rossa ha qualcosa di dermatologico, quindi ho fatto fatica a trovare delle similitudini con il Covid, è stato più un problema di ordine narrativo. In alcune scene in cui i personaggi avevano le mascherine e che abbiamo girato poco prima del lockdown, la gente che vedeva il set da fuori iniziava a sentirne la pesantezza”.

L’esordio di Giulia (e non solo)

Anna
© Sky

Il giovanissimo cast di Anna vede al debutto Giulia Dragotto, 14enne palermitana scelta tra oltre duemila candidate. A lei il compito di dare volto alla protagonista ed immergersi nel mondo post-apocalittico pensato da Ammaniti.

“Anna mi ha lasciato tante cose belle”, ha spiegato Giulia. “Sono totalmente differente da lei. La stimo, ma è una folle, coraggiosa, nella sua situazione non avrei agito così. Lavorare sul set è stato stancante, ma avrei continuato all’infinito ad interpretare Anna”.

Anna
© Greta De Lazzaris

Esordiente anche Alessandro Pecorella, 9 anni, interprete di Astor e che da subito si è ambientato benissimo al set, come rivelato da Ammaniti. E lui è entrato subito nel mood dello showbusiness: “Con Niccolò”, ha detto, “c’è stata una grandissima intesa”.

Altri due attori, Clara Tramontano e Giovanni Mavilla, interpreti rispettivamente di Angelica e di Pietro, sono alla prima esperienza: “E’ stato fantastico per me. Stare dentro quel set, il mio primo set, è stato incredibile. Si vedeva che tutti lavorano molto bene”, ha detto Tramontano, a cui ha fatto eco Mavilla sottolineando di aver “imparato qualcosa dal personaggio di Anna”.

Clara Tramontano
© Greta De Lazzaris

Da citare anche la presenza di Elena Lietti (già vista ne Il Miracolo), la cui Maria Grazia “è indipendente ed autonoma, in lei vediamo il coraggio che poi ha Anna” e di Roberta Mattei, la cui Katia “è una ragazza che ha una forte personalità. Era facile poterla spostare su una situazione disagiata, invece vive e sceglie di vivere la propria natura, abbandonandosi ad essa”.

Un cast che, chissà, potremmo vedere in una seconda stagione: “Crediamo che per immaginare seconde stagioni serve un’idea forte”, ha chiarito Maccanico. “Noi abbiamo interesse a continuare a lavorare con Niccolò, se poi questa nuova storia potrebbe essere un seguito o altro ce lo dirà la forza narrativa che partirà da lui”.

La scrittura di Anna

Anna backstage
© Sky

I livelli di scrittura di Anna sono molteplici, e lo si evince dal primo episodio. Superato quello più evidente del racconto post-apocalittico, per Ammaniti il vero messaggio che la serie vuole passare è quello della speranza: “Muove tutto il racconto. All’inizio è offuscata, ma poi diventa la spinta propulsiva. Anna affronta tutto guidata dalla speranza, avanza cercando qualcosa che interrompa quell’oggi senza futuro per aprire un varco per lei e l’umanità”.

Il regista, però, trova fatica a dare una morale a tutto il racconto: “qui potrebbe essere su cosa lasciamo ai nostri figli, quanto conta il passato per il futuro. Questo mondo che racconto ha cancellato il passato, ha una memoria molto bassa. L’unica che ha memoria è Anna, grazie al Libro. Leggere ci ha permesso di conoscere il passato, la Storia. Noi dobbiamo ricordare cosa siamo stati ai nostri figli: è un lascito”.

Anna backstage
© Sky

Francesca Manieri (che ha definito Ammaniti “l’uomo con il più alto tasso di idee al mondo”) ha anche sottolineato la potenza, in questo caso, dell’utilità del racconto coming-of-age:

“Questa serie rende evidente che il coming of age funziona perché è una stazione ineluttabile dell’esistere, che vale per tutte le età. Qui diventa due volte più forte, è potenziata dall’idea della malattia. Se hai un rapporto patetico con i personaggi, stare dentro gli algoritmi diventa difficile. Con Niccolò entri in un’ottica per cui è la passione a guidare la scrittura, non il colpo di scena. Io ero spaventata, ma la cosa bellissima della serie è che non se ne percepisce la fatica”.

I giochi dei bambini

Bambini protagonisti dall’inizio alla fine: la prima ispirazione di Ammaniti è stata il dipinto “I giochi dei bambini” di Bruegel. “Ci sono dei bambini che giocano molto violentemente in una piazza, rappresentando quello che fanno i grandi. Hanno dei volti molto seri, sembrano annoiati. E’ stata la prima impressione visiva di quello che dovevo fare. Tra i film mi hanno ispirato, invece, ‘Apocalypto’ per la cura dei costumi e dei trucchi che mi sarebbe piaciuto riprodurre su dei bambini”.

Ma che bambino è stato Ammaniti?

“Mi facevo gli affari miei, ogni giorno che andavo a scuola mi chiedevo perché dovevo andarci, per quale legge. Mi chiedevo se non si potesse essere liberi, come gli animali. L’ipotesi di un mondo altro, dove rifugiarsi, è sempre la stata la base per le mie storie, in cui basta cambiare qualcosa per scatenare dei meccanismi”.

Una base che in Anna funziona, eccome.

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