Addio a Erminia Manfredi, la costumista che vestì il cinema di Nino Manfredi
Erminia Ferrari Manfredi è morta oggi a 94 anni. Ne avrebbe compiuti 95 il 4 novembre. Per il grande pubblico è stata soprattutto la moglie di Nino Manfredi, accanto a lui dal 1955 fino alla morte dell’attore, nel 2004. Ma la sua storia non si ferma lì.Dentro la sua vita ci sono la moda romana,
Erminia Ferrari Manfredi è morta oggi a 94 anni. Ne avrebbe compiuti 95 il 4 novembre. Per il grande pubblico è stata soprattutto la moglie di Nino Manfredi, accanto a lui dal 1955 fino alla morte dell’attore, nel 2004. Ma la sua storia non si ferma lì.
Dentro la sua vita ci sono la moda romana, le sartorie, il cinema e un lavoro fatto spesso lontano dai riflettori: quello sui dettagli, sui vestiti, su ciò che aiuta un personaggio a diventare vero.
Il saluto del figlio Luca e una vita accanto a Nino Manfredi
A dare la notizia è stato il figlio Luca Manfredi, regista e sceneggiatore, con un messaggio pubblicato su Facebook: «Ciao grande “Minia”, moglie, madre e donna straordinaria. Sarai sempre nel nostro cuore». Poche parole, familiari, con quel soprannome — “Minia” — che dice più di tante formule ufficiali.
Erminia lascia i tre figli avuti con Nino Manfredi: Roberta, Luca e Giovanna. Il matrimonio con l’attore, cominciato nel 1955, ha attraversato quasi mezzo secolo di cinema italiano, set, popolarità e vita privata, fino alla scomparsa di lui nel 2004. La figlia Roberta, in passato, l’aveva definita «la vera artista di casa».
Una frase che sposta lo sguardo oltre l’immagine della “moglie di” e racconta una donna rimasta spesso un passo indietro, ma non per questo meno presente. Erminia conosceva il lavoro creativo da vicino. Sapeva quanto potessero contare un tessuto, un colore, un taglio, un gesto. Prima ancora di una battuta.
Da Taormina ai set: la moda, i costumi e il cinema dietro le quinte
Erminia Ferrari Manfredi era nata a Taormina il 4 novembre 1931. Figlia di un direttore d’albergo, visse con la famiglia anche in Libia e in Etiopia, prima di trasferirsi a Roma nel 1950.
Nella Capitale iniziò a lavorare come indossatrice per le sartorie romane, arrivando anche nella maison di Roberto Capucci. Non fu solo una parentesi elegante. Fu una scuola dello sguardo: capire come cade un abito, come accompagna un movimento, come può cambiare l’impressione di una persona appena entra in una stanza. Dopo la nascita dei figli lasciò il lavoro di modella, ma quella sensibilità tornò nel cinema.
Nei titoli di Il giocattolo del 1979, diretto da Giuliano Montaldo, di Café Express del 1980 di Nanni Loy e di Nudo di donna del 1981, diretto da Nino Manfredi, compare come assistente costumista con il nome di Erminia Ferrari. Per Spaghetti House del 1982, diretto da Giulio Paradisi, è invece accreditata come costumista con il nome di Erminia Manfredi. In tutti e quattro i film il protagonista è Nino Manfredi.
Una coincidenza che racconta anche un modo di lavorare insieme, senza esibirlo: lui davanti alla macchina da presa, lei in quella zona meno visibile dove il cinema costruisce la credibilità di un personaggio. Un cappotto vissuto, una camicia scelta con misura, un dettaglio che sembra casuale possono parlare prima ancora dell’attore.
Nel ricordo di Erminia Manfredi resta questa discrezione concreta: una vita accanto a uno dei volti più amati dello spettacolo italiano, ma anche un talento personale cresciuto tra stoffe, set e intuizioni silenziose.