PASOLINI E’ ROCK?

Vuole il caso che i fasti di “RockPolitik” coincidano in pieno con le celebrazioni pasoliniane. I giornali, la tv, i teatri, i cinema,i cineclub, gli atenei, le accademie, le parrocchie, i musei, le sedi di partito, la radio, anzi le radio,eccetera, propongono e trasudano lacrime e pensieri(?) sui trent’anni dalla scomparsa del grande poeta-regista-corsaro. Mentre

Vuole il caso che i fasti di “RockPolitik” coincidano in pieno con le celebrazioni pasoliniane. I giornali, la tv, i teatri, i cinema,i cineclub, gli atenei, le accademie, le parrocchie, i musei, le sedi di partito, la radio, anzi le radio,eccetera, propongono e trasudano lacrime e pensieri(?) sui trent’anni dalla scomparsa del grande poeta-regista-corsaro. Mentre il paese continua a interrogarsi chez Celentano ma anche fuori casa – secondo lo schema: questo qui o quello là è rock o è lento? -; e mentre attecchiscono altre parole d’ordine contemporanee suggerite dagli spot pubblicitari di un telefonino- videochiamani…videochiamala!-, l’atmosfera culturale e politica nazionale tira un sospiro. Non più tutte le strade ma le scorciatoie portano a Roma, ovvero al centro degli interessi e delle attenzioni. Basta prestare orecchio e accorgersi che negli uffici, sui tram, in metro, a passeggio, nei negozi, nelle famiglie, nei dibattiti tra artisti e intellettuali, sotto il casco, in auto, motorino, nel week end, nella sfilata, nella manifestazione, in parlamento, nei consigli regionali e comunali la scorciatoia della battuta vince su tutto.
Provate a dire qualcosa. Nessuno vi, ci salverà dalla affermazione o dalla domanda sul tormentone “ma tu sei rock o sei lento?“. Avviene anche per Pasolini.

Parlo per partito preso: ho scritto un libro “Pasolini passione“, edito da Ediesse, e ad esso mi rifaccio per dire senza pudore quel che sto per dire. Secondo l’emulsione delle molte opinioni sul cadavere di Ostia e sull’immortale fissato nei fotogrammi dei suoi film e nelle pagine dei suoi libri e nelle prediche laiche del corsaro, Pasolini è rock.
Qualcuno ha persino tentato accostamente con i cadaveri del rock, tipo Kurt Cobain, senza preoccuparsi di ricordare che il destino ha voluto che la droga non si è mai separata abbastanza dall’anticamera della morte.
Pasolini è, o sarebbe, rock perchè è stato vittima dei postumi di un amplesso gay dagli sviluppi imprevisti. Lo è o lo sarebbe perchè il complotto (fascista?) contro di lui, per ucciderlo, è stato invocato ma mai provato. Lo è perchè c’è in piedi(?) l’ipotesi che qualche scampolo di una banda della Magliana o pre-post Magliana si sia incaricato di farla finita con un artista scomodo, e quindi rock.

Qualcun altro, invitando il colto e l’inclita guarnigione dei massmedia, ha invocato il ritorno alla letteratura di Pasolini e un pò meno al suo cinema, perchè la letteratura e soprattutto la poesia pasoliniana sono rock. E così via. Beh, io mi sono convinto, studiando Pasolini, conoscendolo, ascoltandolo in vita alla radio e alla tv, tenendo conto delle sue provocazioni contro quest’ultima (mezzo di barbarie) che sia stato e si conservi come uno lento, anzi lentissimo.

Passa il tempo e Pasolini continua a scavarci dentro, impedendoci di dimenticarlo o di averlo catalogato una volta per tutte. Vorrei scommettere: tra dieci, venti anni, la situazione non cambierà.
La maschera di sangue di Ostia continuerà a fare la fortuna in tv o altrove di giallisti, autori di horror e di noir, persino dei peggiori speculatori di macabri cerimoniali.
Come pure, i critici si dilanieranno (maschere di sangue ma grottesche) fra loro per decidere cos’è meglio: il Pasolini del cinema, della poesia, del romanzo o delle invettive a mezzo stampa o tv? Ben vengano, tutti costoro, in buona o mala fede, becchini per mestiere o per vocazione, proponenti o meno di processi di beatificazione mediante santini, commemorialisti laici sperduti nel vuoto di idee da riempire con anniversari, tributi, risarcimenti, revisioni…

Non faranno che rallentare i movimenti, anzi li stanno determinano senza piena coscienza, sicuri di essere rock perchè Pasolini era ed è rock; e se fosse in vita magari accetterebbe l’invito di Adriano per dimostrare e confermare di esserlo, lui che portava i pantaloni a campana e camicette colorate a fil di pelle come Adriano.

Io sono del parere opposto. Pasolini è lento come quanti non scambiano il rock nè per un’etichetta di qualità, doc (di che cosa?), nè lo citano per riesumare l’antica, poco gloriosa lavagnetta con gli elenchi dei buoni e cattivi (dove stanno i buoni?), nè credono che il copione di un varietà tv equivalga alle tavole del Mosè-Celentano.
Eppure Pasolini andava veloce nel suo lavoro, nella sua vita, nei suoi amori, nei suoi giudizi, compresi quelli sulla tv. Ma era lento. Lento perchè pensava. Lento perchè tornava e ritornava a correggersi, a progettare e a ri-progettare, cercando lentamente tra una e l’altra forma di espressione artistica. Non cercava “lo spettacolo della libertà” ma cercava la libertà nello spettacolo e altrove nella sua vasta opera (e da qui ,come reazione al suo impegno,insulti, bocciature, processi condanne). Adriano manipola il primo. Pasolini interpretava il secondo, sapendo bene che sul video questo – ovvero la libertà senza manipolazioni- non funziona. Ciao Pasolini, a domani, a fra poco; e non tra dieci, venti, trent’anni, nel calvario delle commemorazioni che danno talvolta più lusso e lustro a chi le organizza e le fa, che allo stesso Pasolini. I tuoi lettori e i tuoi spettatori non seguono i singhiozzi dei tempi e i calendari delle convenzioni.
ITALO MOSCATI

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