Terminator: the Sarah Connor Chronicles, poche scene d’azione per uno sci-fi “in regola”

La prima puntata di “Terminator: the Sarah Condor chronicles” inizia con un incubo, il peggiore per ogni madre: l’uccisione del proprio figlio. Se poi quest’ultimo da grande sarebbe dovuto diventare il capo di una resistenza umana contro i cyborg che, guidati da un’intelligenza artificiale, puntano alla distruzione del genere umano, l’incubo diventa un po’ di

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Terminator: the Sarah Connor chronicles Thomas DekkerLa prima puntata di “Terminator: the Sarah Condor chronicles” inizia con un incubo, il peggiore per ogni madre: l’uccisione del proprio figlio. Se poi quest’ultimo da grande sarebbe dovuto diventare il capo di una resistenza umana contro i cyborg che, guidati da un’intelligenza artificiale, puntano alla distruzione del genere umano, l’incubo diventa un po’ di tutti.

Nei pochi minuti che aprono la nuova serie in onda su Fox (che potete vedere dopo il salto) da domenica 13 gennaio e che ha segnato l’ascolto record di 18 milioni di telespettatori (come ha già sottolineato Notuno), mentre alla seconda uscita ne ha registrati 10 milioni, ci sono già tutti (o quasi) gli elementi di questa serie che ha tutte le potenzialità per diventare un successo del genere sci-fi (qui la gallery dei primi due episodi).

Ma torniamo alla storia. Sarah Connor, fuggita dal centro psichiatrico dove era stata ricoverata per le sue esternazioni circa la futura fine del mondo causata dai cyborg di cui sopra, ha un unico obbiettivo: proteggere suo figlio John ed educarlo alla lotta ed alla diffidenza (“Non sei mai al sicuro”) da chiunque, perché chiunque potrebbe essere il suo esecutore,in qualsiasi momento.

Con l’espediente (già visto nei film della saga tenuta a battesimo da James Cameron nel 1984) dei viaggi nel tempo, infatti, le vicende narrate possono suddividersi in “quattro tempi”: tutto ciò che è accaduto prima dell’inizio della serie, l’inizio della serie –il 1999- i giorni nostri, nei quali arrivano i tre protagonisti alla fine dell’episodio pilota ed il 2027, da cui provengono i robot-assassini su ordine di Skynet. Emblematica, a questo riguardo, lo stupore e l’orrore di Sarah di fronte al racconto dell’11 settembre, da lei “saltato” per causa del viaggio nel tempo, nel secondo episodio (“Che cos’è l’11 settembre?”).

Skynet, dicevamo. Nonostante Sarah abbia distrutto il laboratorio dove Miles Dyson stava lavorando al progetto Skynet (causando la sua stessa morte), c’è qualcuno che ha raccolto la sua eredità, motivo per cui, nel futuro, quest’intelligenza artificiale esiste ancora, ed è ancora in lotta col John Connor del futuro. Quale miglior modo di sbarazzarsi di un nemico se non andare nel passato e colpirlo quando ancora è indifeso?

Queste le premesse per assistere a questo nuovo telefilm. Non uso a caso la parola “nuovo”: infatti chi, come il sottoscritto, non è un fan della saga che lanciò Arnold Schwarzenegger, riuscirà a seguire questa serie senza difficoltà: la sceneggiatura è stata sì pensata in riferimento ad alcuni episodi del film (come l’assenza del padre di John, Kyle Reese, soldato della resistenza del futuro ucciso mentre proteggeva Sarah), ma prende una piega tutta sua fin dal primo episodio.

Questo è possibile grazie alla formazione di nuovi quesiti (chi ha portato avanti il progetto Skynet, e chi nel presente è a conoscenza del passato- e del futuro, è il caso di dire- dei Connor?) ed all’introduzione di nuovi personaggi: prima tra tutti, la cyborg Cameron (interpretata dalla bella e brava Summer Glau, che con “Firefly” si era già fatta le ossa nel filone fantascientifico), inviata dal futuro per proteggere madre e figlio.

Non manca l’aspetto umano dei personaggi: sia, paradossalmente, in Cameron -che il nome sia un omaggio al regista di “Titanic” che ha inaugurato la saga?-, la cui curiosità verso gli atteggiamenti degli umani rappresenta un po’ uno specchio attraverso cui vedere il nostro presente, sia nei protagonisti: John è pur sempre un adolescente, in conflitto con una madre ossessionata dalla sua sicurezza, mentre lei è pur sempre una donna, madre single, con alle spalle il peso di un figlio tanto importante e la scoperta di un futuro non proprio roseo per lei.

Aggiungete le indagini dell’ispettore dell’Fbi James Ellison (Richard T. Jones), il diffidente, colui che punta solo alla cattura di una pazza criminale, e la presenza di un ex-amore ancora tormentato dalla donna che lo ha abbandonato poco prima del matrimonio col figlio, e il risultato è un tassello che s’incastra perfettamente nel moderno panorama delle fiction fantascientifiche, quelle dove, per intenderci, non conta solo l’azione.

Ed a proposito di azione: probabilmente i fan ne rimarranno un po’ delusi, visti i precedenti cinematografici, ma le scene adrenaliniche fino ad ora sono state poche, seppur, bisogna riconoscerlo, ad alto impatto visivo per una serie televisiva. Per ora, quindi, accontentiamoci della tensione che gli autori stanno giustamente dosando, in vista del cosiddetto giorno del giudizio e dell’incontro finale tra Sarah Connor e Skynet.

Il cast è molto buono, gli interpreti hanno ben interiorizzato i caratteri e hanno saputo mostrarci fin dal primo episodio dei personaggi ben definiti: prima tra tutti, la protagonista Lena Headey (la regina Gorgo di “300”), ottima nel ruolo di Sarah, sa dosare con efficacia i toni della madre a quelli della combattente, mentre aspettiamo di capire che direzione prenderà il giovane John (Thomas Dekker), forse un po’ troppo apatico fino ad ora.

Quel che è certo è che il battage messo su da Fox per questa serie è stato ricompensato, così come le aspettative dei telespettatori. Insomma, la “sindrome della Donna Bionica”, per ora, sembra scongiurata.


la serie derivata dalla saga di Terminator

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