House of cards 3, Michael Dobbs: “Riprese finite questa settimana” (VIDEO)

Lo scrittore britannico che ha creato Francis Underwood, protagonista di House of cards, non si sbilancia sulle anticipazioni della terza stagione. Ma offre suggerimenti a Renzi

“Sono il solo responsabile della cattiva reputazione di cui godono i politici”. Michael Dobbs ha ironizzato così davanti ai tanti (soprattutto giovani) che affollano a Roma la Libreria Fandango Incontro in occasione dell’incontro pubblico organizzato da Fazi Editore, moderato da Giancarlo De Cataldo (che però è andato via qualche minuto prima della fine).

L’autore di House of cards, il romanzo da cui sono nate le serie tv (quella Bbc negli anni ’90 e quella recentissima targata Netflix con Kevin Spacey, la cui seconda stagione è andata in onda su Sky Atlantic fino a due settimana fa) ha raccontato come è nato Francis Urquhart (che nella versione americana è diventato Francis Underwood), dopo una lite con la moglie. E non solo.

Abbiamo litigato per via del best-seller che stavo leggendo, era bruttissimo e io mi lamentavo di ciò. Mia moglie si arrabbiò molto con me e mi disse: ‘Smettila di essere così dannatamente presuntuoso, se pensi di poter fare di meglio allora prova a scriverne uno’. Allora mi sono seduto a bordo piscina con un blocco notte, una penna e una bottiglia di vino. È stata un’esperienza traumatica perché, quando ho finito la bottiglia, sulla pagina c’erano solo due lettere, F.U., che in inglese significa. Quel F.U. è diventato il nome, Francis Urquhart e poi Francis Underwood e anche la cifra del personaggio: ‘Non strappare mai al tuo avversario un braccio solo quando ne ha due’. Il libro è stato pubblicato 27 anni fa, ha cambiato la mia vita completamente e devo tutto alla mia ex moglie.

Dobbs ha rivelato che fu la Bbc a insistere con lui per la trasposizione del suo romanzo in serie televisiva nella quale “io non credevo molto”. Quindi ha raccontato di essere entrato in rotta con la produzione inglese tanto da esigere che il suo nome venisse eliminato dai credits della terza puntata. A quella americana, invece, ha riconosciuto il “colpo di genio” di portare in primo piano il racconto del rapporto di Frank con la moglie Claire:

La Bbc decise di farne una serie. Nella prima inquadratura il protagonista, interpretato da Ian Richardson, attraversa una stanza, guarda una foto con Margaret Thatcher in una cornice d’argento e dice ‘niente dura per sempre’. Quindi la appoggia a faccia in giù sulla scrivania. Quella scena è andata in onda 3 giorni dopo che Margaret Thatcher era uscita da Downing Street in lacrime. Tutti pensarono che io lo sapessi e che fosse un complotto. Invece semplicemente accadde. Molti anni dopo mi chiamano dall’America per dirmi che sono interessati a farne una versione americana e mi dicono ‘abbiamo questi due signori, Kevin Spacey e David Fincher, che ne pensa?’ Ho risposto ‘c’è davvero da pensarci?’.

Dobbs, capo dello staff di Margaret Thatcher fino al 1987, ha spiegato, come già aveva fatto in altre occasioni, che House of cards per lui è nato come “forma terapeutica” dopo la rottura con la Lady di ferro.

Quando gli è stato chiesto di individuare le differenze tra la serie inglese e quella americana, ha notato:

Quella inglese è auto-irriverente, nel senso che ride di se stessa. Ed è stata fatta prima dei cellulari. Quella americana è più cattiva ed è stata la più appagante esperienza professionale nella mia carriera.

Anche perché “quando vendi i diritti a Hollywood di solito è come vendere la tua casa, la comprano e aspettano solo che tu te ne vada. Invece mi hanno detto ‘è la tua casa, tu l’hai progettata e costruita, resta con noi, mangia con noi, dormi con noi, fai parte di questa avventura’.

House of cards | Michael Dobbs e Matteo Renzi

Lord Dobbs ha confermato di aver inviato a Matteo Renzi, dopo aver visto una sua foto in cui era immortalato mentre acquistava House of cards, una copia firmata del suo libro, con tanto di bigliettino-dedica: ‘Questa è un’opera di intrattenimento, non un manuale di istruzione’.

Quando gli è stato chiesto quali suggerimenti darebbe al nostro Premier, lo scrittore britannico ha detto:

Un politico non deve essere amato, ma rispettato. E vieni rispettato quando sei efficace. E sei tale se hai ben in mente l’obiettivo finale. Puoi perdere battaglie, ma devi avere un orizzonte finale da raggiungere.

Poi ha aggiunto:

Tutto quello che so sulla politica l’ho imparato lavorando al cospetto di Margaret Thatcher, che teneva nel suo armadio un paio di stivali chiodati, ed è con quelli che lei ha marciato nella sua carriera politica. E allora il mio consiglio a mister Renzi è di tirare fuori dal suo cassetto i suoi stivali, dargli una bella lucidata e di mettersi in marcia.

House of cards 3 | Anticipazioni

A proposito della terza stagione, Dobbs ha annunciato che le riprese si sono “concluse questa settimana” (la messa in onda è prevista nel 2015). Lo scrittore non si è sbilanciato sui contenuti della nuova stagione (“se vi dicessi cosa succede poi dovrei uccidervi tutti”) ma si è limitato a dire che il rapporto coniugale tra Frank e Claire sarà esplorato in maniera più profonda e che vedremo il protagonista “in vesti inedite” e costretto a “giri molto più larghi” per conservare il potere conquistato fin qui con cinismo, insistenza e qualche crimine.

Insomma, non grandi spoilers. Come da vecchia richiesta di un certo Barack Obama.

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House of Cards è un political thriller sviluppato da Beau Willimon, adattamento dell'omonima miniserie BBC, basata sui romanzi di Michael Dobbs, che Netflix trasmette in streaming dal primo febbraio 2013.

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