Fuori gli Autori – Riccardo Cassini a TvBlog: La Valigia dell’Autore

Fuori gli Autori a TvBlog. Oggi con noi Riccardo Cassini.

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Seconda puntata oggi qui su TvBlog della rubrica “Fuori gli Autori”. La nostra originale “cavalcata” estiva, fra alcuni dei maggiori autori televisivi nostrani, prosegue oggi, dopo l’apertura della scorsa settimana firmata da Ugo Porcelli, con Riccardo Cassini. Nato a Napoli nel 1960, Cassini, dopo aver fatto altro e scoprirete cosa direttamente nel suo pezzo, arriva a fare l’autore televisivo, teatrale e radiofonico, collaborando con alcuni dei più grandi artisti della nostra televisione. Due nomi su tutti e che fanno pure rima: Fiorello e Panariello. Non solo televisione però per Riccardo Cassini, che è anche uno scrittore di libri. Al suo esordio, il libro Nutella Nutellae vende più di 1.500.000 copie e resta nella classifica dei best sellers per quattro anni. Lo scorso anno è uscita anche la “versione 2.0” del medesimo titolo. Per “Fuori gli Autori” qui su TvBlog, spazio dunque a Riccardo Cassini.

La valigia dell’autore

    “… e datemi Fiorello e Panariello alla tv”
    (Articolo 31, “L’italiano medio”)

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Faccio un mestiere strano. E ve lo dico io che ho fatto il dimostratore di organetti Bontempi alla Upim, il cuoco ed il cameriere in una paninoteca, quando Mc Donald non esisteva, il venditore di automobili a Scampia ed il birraio di un circolo di poeti a Trastevere.

Faccio un mestiere strano:l’autore. Vivo nel mondo dello spettacolo, dove conta solo l’apparire, ma non appaio. Quasi nessuno conosce il mio nome (ad esclusione degli addetti ai lavori più attenti) e le rare volte che lo scrivono o lo pronunciano, di solito lo sbagliano. Sono stato varie volte sui giornali sotto altre spoglie: Casini, Cassino, Casillo, Carini, una volta Carring ma era colpa del correttore automatico. E quando azzeccano il cognome, spesso mi chiamano Dario Cassini, il nome di mio fratello, attore comico che ‘appare’ in giro più di me. Una volta hanno messo il mio nome e la foto di Dario, così ho guadagnato una dozzina di followers su Twitter grazie ai suoi occhi azzurri. Ma torniamo al lavoro.

Quando uno spettacolo ha successo, il merito è dell’Artista, quando non ha successo, la colpa è mia. La quasi totalità del pubblico, crede che l’ Artista salga sul palco e, per tre ore, inventi quello che gli viene in mente all’istante; che Egli dia un’occhiata al direttore d’orchestra e che questi e altre 28 persone incomincino a suonare la stessa canzone per una favorevole casualità; che gli ospiti arrivino direttamente in scena e sciorinino dialoghi, gags, centoni, imitazioni, balletti, collegamenti, duetti, personaggi e travestimenti così, perchè deve accadere. Lo stesso Artista è di solito quantomeno titubante nello svelare, di sua sponte, l’esistenza della categoria dell’autore: l’illusionista non racconta mai il funzionamento delle sue magie.

Sì, ogni tanto scappa, all’Artista più generoso, un ringraziamento alla fine dell’ultima puntata, normalmente dopo il parrucchiere e prima del catering; di solito, a quel punto è quasi l’una di notte e, purtroppo, l’unica persona che risulterebbe orgogliosa del fatto che il mio nome venga pronunciato in pubblico, mia madre, si è purtroppo accasciata sul divano vinta dalla fatica dell’attesa.
Per rendere orgogliosa mia madre le pago MySky, per registrare. Insomma, sono soddisfazioni. Non sto scherzando. Sono soddisfazioni vere: in qualità di autore, vivo dei momenti di intima onnipotenza.

Gli altri non lo sanno ma io sì che lo so: ogni tanto, può capitare che dieci milioni di persone ascoltino, tutte insieme, il tormentone di un personaggio pensato da me. Dieci milioni! Le persone che riempirebbero 150 stadi San Paolo di Napoli ai tempi di Maradona. E qui si avverte l’ansia da prestazione, qui bisogna scrivere bene. Gli altri non lo sanno ma io sì che lo so: il boato di risate, in quell’antico anfiteatro romano, a picco sul mare è dovuto a me. “E l’Artista neanche voleva dirla, quella battuta. Eh, sì: questo è un altro incerto del mestiere. Fare l’autore mica significa che io scrivo una cosa, la porto all’Artista e lui la recita. Macchè. Di solito la prima reazione dell’Artista è:

“Bravo, Riccardo, facile scrivere queste minchiate sugli astronauti allergici, tanto poi sono io che vado sul palco e ci metto la faccia. Non funzionerà mai. Qui ci vorrebbe un pezzo bello come quello dei babuini poeti dell’anno scorso.”

“Ma no, non dire così, ti ricordi che l’anno scorso avevi detto che i babuini poeti erano una minchiata, che non avrebbero mai funzionato come i pomodori frizzanti di due anni fa?”

“No non me lo ricordo. Babuini poeti e pomodori frizzanti erano perfetti. Gli astronauti allergici sono una minchiata.”

E io, autore, attendo con pazienza zen l’anno prossimo, quando il mio futuro pezzo sulle candele ignifughe sarà denigrato e mortificato, non essendo per nulla all’altezza del momento clou dell’ultimo spettacolo, perla della comicità contemporanea, quello che parlava degli astronauti allergici. In fondo devo solo adattarmi al fuso orario diverso: l’Artista riconoscerà la bellezza dei miei pezzi durante la preparazione dello spettacolo seguente, nell’inevitabile e ciclico momento del rimpianto dei capolavori del passato. Oppure c’è un altro metodo: le mie idee non devono essere mie, io devo farle venire all’Artista. Mai andare con un pezzo di quattro pagine dicendo: “Artista, ho pensato a un pezzo sulla disoccupazione senile”.

Errore grave. Devo partire alla larga. Mantenermi generico. Vado e dico:

“Artista, hai sentito che la disoccupazione è in aumento?”
“Sì, Riccardo, sempre peggio.”
“Quella giovanile ha superato il 40%…”
“Chissà come faremo fra qualche anno”
“Artista, ho scritto un pezzo sulle candele ignifughe.”
“Lascia perdere, troppo surreale. Ci vorrebbe qualcosa sull’attualità…”
“Tipo?”
“Mah, non lo so, i problemi di oggi. Tipo il lavoro, la disoccupazione.”
“Quella giovanile ha superato il 40%…”
“Si, Riccardo, ma oltre ai giovani ci sono un sacco di altri disoccupati. Mica c’è solo la disoccupazione giovanile…”
“Certo! C’è quella senile! La disoccupazione senile è al 99%. Sono tutti in pensione, non lavora nessuno! Haha! Genio! Ottima idea! Disoccupazione senile! Butto giù qualcosa, il paradosso funziona sempre…”

L’autore vive con i diritti d’autore. Sembra una cosa facile, no? Due parole: diritti e autore. Questo darebbe quasi ad intendere che un autore possa scrivere e poi percepire i diritti su quello che ha scritto. E no. Lasciamo questi ragionamenti elementari alle persone prive di fantasia. In realtà, grazie alla riconosciuta generosità degli autori (parliamo di persone che cedono le opere del proprio ingegno ad altri Artisti che vanno a declamarle su un palco) molte altre persone si sentono in dovere di entrare a far parte della divisione dei diritti stessi: parlo di produttori, amici dei capistruttura, stagisti, raccomandati di vario genere, agenti, assistenti e, non ultimo, l’autista dell’Artista che durante il viaggio di trasferimento ha avuto quella folgorante idea per quello sketch. Una volta ho incontrato un ammiratore entusiasta della mia opera, tanto da chiedermi addirittura l’autografo. Su un pezzo di carta dove rinunciavo a tutti i diritti sullo spettacolo che avevo scritto. Se non si ha potere contrattuale, si corre il rischio di dover fare la valigia. La valigia dell’autore.

Be’, sì. L’autore, ha la valigia sempre pronta. In fondo sono un precario. Ogni quattro, sei, se va bene otto puntate, ritorno disoccupato e devo solo sperare di aver lavorato bene per essere richiamato dallo stesso Artista o da qualcun altro che, chissà come, conosca il mio nome. O quello di mio fratello, al limite lavora lui e i soldi rimangono in famiglia.

Ma nella mia valigia dell’autore ci sono tante cose positive. C’è la consapevolezza di far appoggiare su un foglio bianco i frutti del mio ingegno che mi fanno sentire unico: non insostituibile, ci mancherebbe, ma voglio vedere chi altro inventerà le candele ignifughe. C’è un ventennio di soddisfazioni riguardo a cose “che nessuno lo sa ma io lo so che.” E c’è, non ultima, nella valigia, la consueta lista dei ringraziamenti, che arriva, come da tradizione, alla fine.

Grazie a Rosario Fiorello, Giorgio Panariello, Michelle Hunziker, Christian De Sica, Renzo Arbore, Pippo Baudo, Gianni Morandi, Paola Cortellesi, Enrico Brignano, Mariangela Melato, Loretta Goggi, Max Giusti. E Dario Cassini. L’Artista, lavora sempre con molti autori. Ogni tanto c’è un autore che lavora con molti Artisti.

Ah. Dovevo ringraziare i miei colleghi autori, gente amabilissima, se escludiamo il giorno della divisione dei diritti SIAE. Ma no, dai. Loro non sono abituati ai ringraziamenti. E poi non è l’una di notte. E poi non ho nemmeno il parrucchiere.

Riccardo Cassini