Monsignor Viganò, direttore Ctv, a TvBlog: “Papa Francesco ha aperto un suo canale televisivo, ma non guarda la tv per scelta”

L’intervista di TvBlog al direttore del centro produttivo che ha l’esclusiva delle immagini televisive del Papa in Vaticano

monsignor viganò

Abbiamo incontrato monsignor Dario Edoardo Viganò, direttore generale del Centro televisivo vaticano, in occasione della presentazione alla stampa di 6 documentari condotti da Alberto Angela in dvd intitolati ‘Alla scoperta del Vaticano’, in edicola da domani, 16 aprile 2014, con il quotidiano La Repubblica.
A lui abbiamo rivolto alcune domande cercando di capire come funziona il centro televisivo (istituito nel 1983 per volontà di Giovanni Paolo II) del più piccolo Stato del mondo e come si prepara a gestire l’evento della canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II in programma domenica 27 aprile.

Al Centro televisivo vaticano lavorano 23 persone, ma non c’è immagine del Papa che non passi attraverso il Ctv, è così?

Abbiamo l’esclusiva delle immagini del Papa in Vaticano. L’esclusiva permette un tipo di professionalità particolare: ci vuole non soltanto una competenza tecnica, ma anche dell’evento che stai raccontando. Quando il Papa parla di necessità di avere ermeneutica spirituale per raccontare le cose in Chiesa significa che se ho in mano la telecamera o gestisco la regia, devo capire la differenza tra la presa di parola del Pontefice e un bambino che gioca in piazza. L’esclusiva garantisce a tutti lo stesso prodotto e serve a rispettare la narrazione, che noi conosciamo molto bene. Ci prepariamo con il maestro delle cerimonie.
Per quanto riguarda fuori dal Vaticano, sia in Italia sia all’estero, di solito c’è l’accordo con le televisioni, sapendo però che per sicurezza le telecamere accanto al Papa sono sempre del Centro Televisivo Vaticano.

Il 27 aprile ci sarà la canonizzazione di Papa Giovanni XXIII e Papa Giovanni Paolo II. Quali accordi, a livello di produzione e di trasmissione, sono stati fatti in occasione di questo evento mondiale?

C’è un un’unica grande produzione del Ctv. Su tre segnali: internazionale Hd, 3D, dove Sky è un partner tecnologico (ma non di produzione), e 4K con Sony e DBW Communication, che sarà a livello di sperimentazione e servirà tra 10 anni agli storici come documento per studiare questo pontificato. Il 3D andrà su tutta la piattaforma Sky e nei cinema e teatri live (se ci sono più di 6 ore di differenza, lo si dà il giorno dopo alle ore 10). Tutte le altre tv fanno delle personalizzazioni della produzione, che è tutta Ctv, anche la Rai. Che prenderà il nostro segnale in Hd e avrà la possibilità di personalizzare con giornalisti e stand up. Anche Sky, per esempio, prenderà la nostra regia 3D e poi personalizzerà.

La critica di papolatria è sensata secondo lei? Papa Francesco, che è riuscito ad attirare verso di sé grande attenzione mediatica, viene prima della Chiesa?

Il problema è: c’è prima un’attenzione mediatica e poi delle persone o l’attenzione mediatica è nei confronti dell’attenzione delle persone? Papa Francesco con l’immediatezza della sua comunicazione e con il fatto che ogni sua parola ha il peso della verità della sua storia conquista il cuore delle persone. Le persone vengono a San Pietro in numero sproposito per vederlo anche soltanto dieci minuti da lontano. È questo che fa sì che i media rincorrono, non è la gente che rincorre i media. La gente verrebbe in Vaticano comunque. L’idea di papolatria andrebbe smussata perché sarebbe come dire che i media hanno la capacità di gestione totale del pubblico. Questo valeva 50 anni fa con la teoria del proiettile magico. Oggi è molto diverso: non esiste nemmeno più l’audience. Con gli smartphone ognuno si costruisce il proprio palinsesto. Quindi, è vero che c’è grande attenzione, credo che anche il Papa ne sia consapevole, che c’è grande trasporto, ma è trasporto vero. Le persone si sentono rappresentate e accolte da un Papa così.

Credo che un po’ tutti se lo chiedano: Papa Francesco guarda la tv?

No, per una sua scelta. Il Papa ha aperto un suo canale televisivo nella sua diocesi in Argentina, Canal 21; conosce bene l’importanza educativa della televisione, ma non la guarda perché dice: ‘in questo momento ho altre cose prioritarie di cui occuparmi; sono grande e non posso fare tutto; perciò tutto il tempo lo dedico alla missione che Dio mi ha chiesto di compiere, cioè di fare il pastore universale della Chiesa’.

Con la Rai il Ctv che tipo di rapporto ha?

La Rai tradizionalmente segue il Papa, ma le trasmissioni religiose come A sua immagine, per esempio, fanno capo alla Chiesa italiana. Noi ci occupiamo della Chiesa universale.