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TV? MEGLIO GLI OCCHI DI FUORI

Torno dalle vacanze con un libro che consiglio e che riguarda i nostri affanni (divertimenti) televisivi. Si tratta di “Troppi paradisi” di Walter Siti, un romanzo molto particolare scritto in prima persona, con tanto di nome e cognome, anche se lo stesso autore spiega che le sue pagine entrano ed[…]

Torno dalle vacanze con un libro che consiglio e che riguarda i nostri affanni (divertimenti) televisivi. Si tratta di “Troppi paradisi” di Walter Siti, un romanzo molto particolare scritto in prima persona, con tanto di nome e cognome, anche se lo stesso autore spiega che le sue pagine entrano ed escono dalla sua persona e dalla sua vita. Siti, lo dico per chi ancora non lo conosce, ha curato i volumi dell’opera omnia di Pier Paolo Pasolini; e gli sono specialmente grato sia per essergli stato a fianco nel breve periodo in cui ho fatto parte del cda del Fondo Pasolini, sotto la guida di Laura Betti (a cui Siti dedica righe ironiche e affettuose), sia per quanto ho potuto ricavarne per il mio “Pasolini passione”.
Fra i “troppi paradisi” c’è la televisione, di cui Siti è stato a tratti collaboratore molto esterno, e di cui si confessa attento spettatore. Su quanto passa il convento video dice cose inconsuete. Ad esempio, scrive che ” ci fornisce il ‘meraviglioso’, come i poemi cavallereschi…Ottime per questo le trasmissioni come ‘Un giorno in pretura’ o ‘Storie maledette’…meno bene i talk show con la lacrima sul viso, quelli in cui le disgrazie sono sollecitate e create ad hoc.Ma per quanto cretino sia un programma, non manca mai qualche fisionomia espressiva, qualche inflessione di voce convincente, qualche gesto naturale…Il vantaggio della televisione è che,non presentandosi come un’opera ma come un mezzo, se ne può sempre estrapolare un particolare anche minimo e fare perno su quello, separandolo dal resto”.

E’ una lunga citazione, d’accordo. Ma, pensiamoci, non facciamo forse noi di Tvblog la stessa cosa- quando ci impegniamo al meglio- per cogliere l’aspetto, il dettaglio, la faccia, la voce, il gesto non dico da salvare e tuttavia da sfruttare come motivo di osservazione, di pensierino, di battuta,e via?
Potrei continuare con altri brani del libro che è poi un romanzo profondo e sincero, una autobiografia che sembra la porta girevole di quel gran hotel che ogni persona è a suo modo. Le pagine sulla famiglia, sugli amori (Siti è un omosessuale), sugli amici spesso sono emozionanti.
Per tornare al nostro tema, la tv, vorrei ricordare almeno un altro paio di passi del libro. Quando vi si scrive che un altro appeal della televisione è “il fatto di potenziare i nostri sensi: gli infrarossi ti fanno vedere il buio, le fibre ottiche ti immettono nell’infinitamente piccolo, il rallentatore ti offre i successivi stadi di un processo che per le contrazioni del nostro cristallino sarebbe troppo veloce”. Ancora: ” Con la televisione puoi viaggiare molto al di là delle tue possibilità: la trasparenza dell’acqua alle Fiji non teme temporali o intorbidamenti di alghe, perchè per girare il documentario hanno scelto il periodo
migliore”. Infine: “L’erotismo è latente sottopelle in tutto il palinsesto televisivo…”
Finalmente, uno sguardo libero di un uomo libero che non spara cazzate moralistiche e non s’impanca per creare artificiosamente luoghi araldici di superiorità. E’ proprio l’esistenza, e la conferma, di questi luoghi e di queste persone che si autopromuovono al sangue blu della cultura, a darmi un grande fastidio. Il dominio di questi luoghi e di queste persone non è la televisione ma è quella stampa che disperatamente pretende di mostrarsi fuori dai giochi della contemporaneità e guarda dall’alto in basso a ciò che non capisce, non vuole capire, non sa capire. E’ l’atteggiamento narcisistico che coinvolge soprattutto coloro che pensano di rappresentare la grande letteratura e disprezzano tutto quanto avviene accanto a loro. Tra questi, i più arroganti sono quelli che accusano la tv di essere una merce volgare e di vivere di taroccamenti (imbrogli di vario tipo). Sappiamo che la tv è la sentina, la suburra, l’angiporto che è ,e spesso vuol essere. Ma ci sono episodi letterari d’oggi che dimostrano come il mondo della superiorità e purezza si ammala sempre più delle sue frustrazioni e delle sue incapacità.
Un esempio per tutti. Il romanzo “Procida” di Franco Cordelli è uscito di nuovo dopo trent’anni, pare corredandosi di date (il 12 dicembre 1969, giorno della bomba alla Banca dell’Agricoltura a Milano), onde dare un taglio diverso alla storia di un tizio che si rifugia nell’isola quando giorno dopo l’attentato per isolarsi da quel che sta accandendo. Dico “pare” perchè non vado a rileggere un libro che non mi era piaciuto a suo tempo e che però ci sono critici che giudicano addirittura un “classico” da rivisitare ora che con le date ha dato un pò di sponda alla genericità del racconto e dell’assunto. Incredibile.
Vedete?E’ sufficiente una taroccatina per dare luce storicizzante, politica, “classica” a pagine vecchie all’epoca e ancor più invecchiate, e insipide, con il ritocco al colore dei capelli, con il lifting al vuoto anzi ai vuoti di temi e vicende, con il silicone al seno smunto della pagina. Ma l’idea di base non è male. Il romanzo è sempre quello, per aggiornarlo, basterà cambiare le date: fissarlo a dopo il sequestro e l’assassinio di Moro, e dopo Tangentopoli, e così di seguito. Tanto un motivo per una fuga profumata di dramma c’è sempre.
Di fronte a questi spettacoli- auguriamoci che ci si fermi qui: non vorrei che l’operazione toccasse a qualche altro scrittore o a qualche altro libro davvero “classico”- la televisione è il “meraviglioso”, come scrive Siti. Poichè si sa che, in effetti, il “meraviglioso” è relativo e si sa anche che solo un paradosso può identificarlo con la tv, se non per rari programmi.
Leggere qualcosa che esce dalle lamentele e ci costringe a fare confronti, a stabilire che gli imbrogli stanno anche nella letteratura, o in quella parte della letteratura che tiene a chiamarsi tale, fa bene. Non aiuta a risolvere i problemi. Serve a rendersi conto che i giochi delle tre carte sono purtroppo dentro a una piccola merceologia, d’élite. Di cui si può fare a meno.
Da “Troppi paradisi”, ri-citiamo: “Gli infrarossi ti fanno vedere nel buio, le fibre ottiche ti immettono nell’infinitamente piccolo”. Il piccolo non sta solo nel video.
ITALO MOSCATI

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