Pippo Baudo, a Tv Blog lo festeggiamo così

Oggi Pippo Baudo compie 70 anni. Oltre ad unirmi all’augurio di buon compleanno rivoltogli coralmente dalla stampa, sento di partecipare ad un monito con cui il mitico presentatore affronta questa tappa, professionale ancor prima che esistenziale: “riportare Sanremo ai successi del passato”. Tutti, quando si avvicina il Festival, parlano di sperimentazione, della necessità di innovare

Oggi Pippo Baudo compie 70 anni. Oltre ad unirmi all’augurio di buon compleanno rivoltogli coralmente dalla stampa, sento di partecipare ad un monito con cui il mitico presentatore affronta questa tappa, professionale ancor prima che esistenziale: “riportare Sanremo ai successi del passato”. Tutti, quando si avvicina il Festival, parlano di sperimentazione, della necessità di innovare (per svecchiare) una formula datata e anacronistica.
Peccato che le pretese futuristiche, dalla scenografia in primis, e il mancato rispetto della sacralità di un’istituzione, quale quella sanremese, abbiano sancito il flop dell’ultima edizione targata Panariello.
In molti diranno che il Festival non è più della canzone italiana, che la qualità della musica lascia a desiderare e le vendite discografiche latitano (lo ha confermato lo stesso direttore artistico Mazzi dichiarando l’infausto bilancio delle classifiche di quest’anno). Eppure, un tempo, Sanremo era innanzitutto un fenomeno di costume, un evento televisivo in grado di rivitalizzare la programmazione di Raiuno per i mesi a venire. A questo punto, il pensiero corre subito a Papaveri e papere, una delle trasmissioni storiche di Pippo Baudo, che impreziosiva il glorioso sabato sera di una volta e Raisat Premium trasmette in replica ogni lunedì alle 21.00. Non per voler fare troppo i nostalgici, ma il programma in questione era di una bellezza più unica che rara e rappresentava fino in fondo la missione “istituzionale” ingaggiata dalla Rai per elevarsi dalla tv commerciale. Nulla di pretenzioso o ambizioso nei presupposto iniziali, del tutto nazionalpopolari e di stampo genuino. A dominare la scena erano Baudo e Magalli, insuperabili compagni della tv di qualità, che settimana dopo settimana, in compagnia di una primadonna diversa, ripercorrevano 50 anni di storia del paese attraverso le note e i personaggi del Festival di Sanremo. Più che una vera e propria ricostruzione storica, tuttavia, il varietà era una scorribanda tra la musica, gli avvenimenti, i fenomeni sociali e le mode che gli italiani ricordano e associano al grande evento canoro. Tutto questo poteva accadere perchè il Festival incarnava ancora la radiografia sociale di uno status italiano e, soprattutto, perchè l’edizione del 1995 aveva avuto un successo strepitoso, consacrando al successo due vallette d’eccezione come Claudia Koll e Anna Falchi e puntando su un cast che, tra gli altri, vantava la presenza di Andrea Bocelli, Gianni Morandi, Fiorello, Giorgia, Loredana Bertè, Giorgio Faletti, Lorella Cuccarini, Gigliola Cinquetti, Patty Pravo e Massimo Ranieri. Proprio lunedì guardavo la prima puntata e mi ha oltremodo stupito vedere, in una sola serata e sullo stesso palco, fuoriclasse come i due conduttori, la Parietti, Paolo Bonolis, Mia Martini, Giorgia, Michele Zarrillo, Gianni Morandi (quando ancora il sabato sera era un gioco di squadra e vedeva l’azienda sfoderare le sue carte migliori). Insomma, se la tv di stato negli anni ’90 è stata tutto questo, è soprattutto per merito del grande Pippo nazionale. Cerchiamo, allora, di augurargli di realizzare il suo sogno, diamogli fiducia vista la sua esperienza decennale nel settore. E, soprattutto, non tiriamo fuori il solito pregiudizio sui vecchi signori della tv. La professionalità, se c’è, è sempreverde, come non è mai demodè la salvaguardia della tradizione. E, visto che di questi tempi gli artisti latitano o, se ci sono, vengono messi in fuga dalle nuove logiche della tv (Fiorello docet), onore al merito di un conduttore che ha ancora voglia, alla veneranda età di 70 anni, di mettersi in gioco. Che coraggio, ragazzi!

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