TV VERITA’ E VERITA’ DELLA TV (3): il mulinello, le canzoni, il pluralismo

La cronaca vera, nera o bianca, in questi giorni ha riscoperto forse non a caso due temi più che mai di attualità. Uno è quello, pertinente nel nostro Tv Blog, riguardante le televisioni con il relativo corredo di polemiche; e di rassegnazione, speriamo di no. L’altro è quello della monnezza nella grande Napoli e dintorni,

La cronaca vera, nera o bianca, in questi giorni ha riscoperto forse non a caso due temi più che mai di attualità. Uno è quello, pertinente nel nostro Tv Blog, riguardante le televisioni con il relativo corredo di polemiche; e di rassegnazione, speriamo di no. L’altro è quello della monnezza nella grande Napoli e dintorni, che amo profondamente, e che è ben lontana dalla città della “Armonia perduta” come suona il libro di uno scrittore sensibile, napoletano trapiantato da anni a Roma, ex dipendente della Rai. Un libro da leggere. Non consolatorio. Anzi.

Vado per orecchi e per immagini, poichè nel suntino di questi giorni, su questi temi, vorrei tirare dentro anche la radio, Radio3 della Rai che sta celebrando i suoi primi sessant’anni. Andiamo con ordine. “Annozero” del 14 ottobre. Un forte, fortissimo Michele Santoro, fortificato dalle lotte più dentro l’azienda che fuori, conclude la puntata con una bella, indimenticabile canzone di Gaber, il beneamato, in cui il Giorgio incazzato urla in tv (ricordo bene il bianco e nero) che “libertà è partecipazione”.

La mente vola ancora al passato di Michelino il Grande in cui lo si ritrova con un’altra canzone, più vecchia, ancora più gloriosa:”…bella ciao…”. Che dire? “Emozioni”, suggerisce Lucio Battisti. Emozioni e suggestioni che si portano via purtroppo solo in parte le chiacchiere inutili, le risse, le inconcludenze, gli scazzi e così via delle televisioni pubbliche e private, di cui non va esente nemmeno “Annozero”, ahinoi. E non sempre se ne può farne colpa al conduttore e alla sua epica, anzi.

I suoi ospiti sono spesso ripetitivi, con la incacchiatura già pronta in petto, il dover servile innestato nella lancia del sovrapporsi nel parlare, il ruolo fisso o fesso del portavoce per partito preso. Ciò mi sprona a chiedere a Michelino in Grande di scegliere meglio i suoi ospiti, di lasciare a casa i funzionari del potere e del contropotere. Allo scopo di fare, come si dice, un pò più di pluralismo: voci nuove, non contaminate dalla monnezza del politichese e dal polit-buro di ogni partito preso. Quante persone da ascoltare, di sinistra o di destra, ci sono in Italia? Dobbiamo chiederlo all’Istat o spetta a chi fa tv o radio?

La monnezza è venuta a galla anche nel programma condotto da Giorgio Zanchini, “Tutta la città ne parla”, che si avvale di una bella sinergia. Il tema viene scelto fra quelli posti dagli ascoltatori del programma, in questi giorni Gianni Riotta, direttore del Sole24Ore, preciso e ironico come si deve. Il giorno prima “Tutta la città ne parla” ha trattato anch’esso il tema di attualità, cioè la tv, come si fa la tv, la tv che ormai è più potente del creatore (nella comunicazione e nella vita quotidiana). Si sono sentite opinioni scontate e non si è giunti ad alcuna conclusione, com’era prevedibile. Sono intervenuti alcuni guru, fra cui il più guru di tutti, Carlo Freccero, che è ormai il juke box delle banalità incartate nei vapori guristici. Zanchini gli chiedeva della morbosità che affiora in tv e riceveva il risposta la citazione di “Cielo sulla palude”, film su Maria Goretti, anni cinquanta da cui si il juke box è partito per dire che l’Italia è ancora colma di sacche di arretratezza. Alludeva alle discariche campane? Insomma, il buon conduttore ha salto i salti mortali, ma non ha potuto commentare o affermare gran che rispetto a un limite che ci riguarda tutti: parliamo di tv ma ne sappiamo poco o niente, tranciamo giudizi o vaneggiamo, e il pubblico a casa forse fa il gesto di Michelino il Grande sul…”bicchiere” (sul quale non è necessario chiarire).
Infine, si direbbe, a guardar tv e a legger giornali, che il caso di Sarah continui ad essere la discarica in cui sta arrivando al limite il livello della monnezza mediatica. Ancora una volta si potrebbe dire che i media, i giornali e la tv, vanno dietro gli interessi belluini dei lettori o degli spettatori. In passato, le aule dei tribunali erano prese d’assalto da gente interessata a cogliere al volo le dichiarazioni da film noir di assassini, rapinatori, stupratori, delitti d’onore, sequestratori, etc. Adesso forse si va ancora in tribunale ma sempre di meno (non è facile trovare il parcheggio) e l’incanto da video e da carta straccia è obbligatorio, poltrona, birra e possibilità di fumare in santa pace a casa propria. Ma il tasso d’incantamento se in altri paesi è alto o altissimo, da noi, da ottobre in poi, inizio del periodo di garanzia tv in vista della raccolta pubblicitaria, è madornale, e non c’è bisogno di dimostrarlo. Nessuno pensa a fare però programmi di incenitori tv per questa mercanzia; o se ci sono tendono ad assomigliare alla mercanzia.
Ultimissima cosa. Che bello sentire Saviano parlare chiaro, col tono giusto, con parole non falsificate, delle cose imparate ieri e oggi in tv. Che bello sentire la schiettezza con cui rivendica il suo professionismo libero, la asciuttezza dei suoi propositi, la pulizia in cui annuncia i suoi sforzi di lavoro. Senza spocchia, senza le spocchie varie che entrano ed escono a vario titolo dai cassenetti, altro che “sacche”, in cui ci vogliono introdurre senza fare raccolta differenziata. Noi merce auditel. Noi persone da avariare.
Michelino cantiamo insieme “libertà è partecipazione”, la prossima volta fa cantare Gaber in diretta anche Saviano. Non ci sono “armonie perdute”, o verginità, da recuperare in tv, ma un pò di pulizia e attenzione su come si usano i media, senza farsi prevaricare o tradire nel gioco delle opinioni, la si può fare. Addetti ai lavori, per primi.
Italo Moscati

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