Santoro via dalla RAI. Una sconfitta. E la Santoro-tv è lontana

Sia chiaro: questo editoriale non è una celebrazione agiografica di Michele Santoro. E’, purtroppo, il commento a un funerale: muoiono infatti, uno dopo l’altro, tutti i barlumi di speranza in un’informazione libera e indipendente. Michele Santoro via dalla RAI è una sconfitta. Non ci è dato sapere cosa ne pensi il diretto interessato – che

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Sia chiaro: questo editoriale non è una celebrazione agiografica di Michele Santoro. E’, purtroppo, il commento a un funerale: muoiono infatti, uno dopo l’altro, tutti i barlumi di speranza in un’informazione libera e indipendente.

Michele Santoro via dalla RAI è una sconfitta. Non ci è dato sapere cosa ne pensi il diretto interessato – che pure ha affidato la risoluzione consensuale del matrimonio con il Servizio Pubblico a un certo signor Lucio Presta, mica all’ultimo arrivato -, ma francamente importa poco.

Per il sottoscritto, Michele Santoro via dalla RAI è una sconfitta. Perché Annozero – fatti salvi alcuni scivoloni, ma non quelli che penseranno la maggior parte degli anti-Santoro. Anzi. Fosse per il sottoscritto, ad Annozero avrebbero dovuto picchiar molto più duro – è un successo di giornalismo televisivo e ascolti: è un dato innegabile.

Ora. Pare che Santoro firmerà un contratto in esclusiva con la RAI come collaboratore esterno. In esclusiva significa che il suggestivo progetto di una Santoro-tv è lontano almeno due anni. In esclusiva ma come collaboratore esterno significa che la RAI non avrà più alcun vincolo nei confronti del conduttore-giornalista, che pure potrà spaziare dalla prima alla terza rete con programmi sperimentali, anche docufiction. Ma rimarrà sempre un collaboratore esterno.

Per qualcuno, invece, Santoro via dalla RAI è una vittoria.

Lo è senz’altro per Mauro Masi, direttore generale della RAI.
Lo è, senza ombra di dubbio, per il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che non ha mai fatto mistero di volere Santoro fuori dalla RAI. Chi lo nega, forse non ha mai letto le dichiarazioni di Berlusconi in merito.

Prima ci fu l’editto bulgaro, poi vennero gli stop alle ricostruzioni, poi venne il bavaglio, infine la bella serata di Raiperunanotte, scomoda per molti.

Che Santoro fosse nell’occhio del ciclone era cosa nota.

Spiace che abbia accettato questa separazione – la risoluzione dell’accordo gestita da Presta, sicuramente presterà il fianco a una quantità di critiche a destra e a manca, quindi perlopiù qualunquiste -, ma avrà evidentemente fatto i suoi conti. E i conti li avrà fatti, la RAI, invece? Il pubblico servizio che dovrà garantir la buona uscita al conduttore e anche risarcirlo per la sentenza di Cassazione che riconosce il danno provocato dall’ormai celeberrimo editto bulgaro?

Fra i commenti di colleghi, segnaliamo quello di Marco Travaglio, lapidario, ma anche l’unico commento possibile:

Ho letto il comunicato. E mi dispiace molto che Annozero non ci sia più. Anzi, mi dispiace moltissimo.

Perché il punto non è l’uomo-Santoro. Il punto è che Annozero non ci sarà più. E che per molti, soprattutto per chi vuole una televisione meno libera, un pubblico meno informato, un pluralismo meno plurale, questa è una vittoria.

E, per la legge degli opposti, è una sconfitta per tutti coloro che credono nella libertà di informazione, nell’informazione come necessità, nella democrazia e nel sacrosanto diritto della libertà di stampa e di parola.

Tempi bui ci aspettano.

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