Giuseppe Cruciani: “Riparte La Zanzara, ma il futuro è il podcast. La tv usa i nostri personaggi, senza però la nostra ironia”

Giuseppe Cruciani a TvBlog: “Riparto con La Zanzara, il covid ci ha dato nuova energia. Senza l’emergenza probabilmente quella passata sarebbe stata l’ultima stagione. Il futuro? E’ nel podcast”. Sulla tv: “Molti programmi riprendono i nostri personaggi ma danno loro dignità costruendo servizi semiseri”

Dodici mesi fa annunciò che per La Zanzara sarebbe potuta essere l’ultima stagione. “In un anno però può succedere di tutto” specificò Giuseppe Cruciani, non immaginando minimamente che quel ‘tutto’ sarebbe stato rappresentato da una pandemia mondiale capace di ridisegnare priorità e progetti.

Sì, dissi che sarebbe stata l’ultima e probabilmente sarebbe andata così se non ci fosse stato il covid”, confida a TvBlog il conduttore radiofonico che tornerà in onda il 7 settembre su Radio 24. “Sono cambiati i piani, incredibilmente l’emergenza ha creato un’energia nuova. Sembra strano, ma credo che sia stata per tutti quanti una delle stagioni migliori. Dunque ripartiamo, dopo qualche tentennamento”.

Oltre a David Parenzo, Cruciani sarà accompagnato da Alberto Gottardo. “Tornerà da lunedì e non sarà una presenza fissa. Il suo rientro avviene a distanza di mesi, a causa di un litigio fortissimo avvenuto in diretta con David. Non so se hanno fatto pace, suppongo di no. Riparto senza sapere se hanno chiarito, è tipico della Zanzara. Mi auguro che questo produca adrenalina e non disastri”.

Riuscirai a gestire la sovrapposizione di tre voci?

“In qualche momento sarà un problema che cercherò di gestire al meglio affinché non si generi confusione. Ognuno dovrebbe sapere quando intervenire e quando stare zitto. Si può non parlare anche per sei-sette minuti, non succede niente. Gottardo è un professionista della radio, l’ho portato a un livello nazionale ed è una persona che stimo. Spero che con David si scanni, ma in maniera proficua. Si può battagliare, mantenendo al contempo il rispetto di fondo”.

Un vostro handicap sono le mille interruzioni. In questo senso cambierà qualcosa?

“Stanno cercando di accorciare un po’ la pausa delle 19 e forse si risparmierà qualche minuto con la viabilità. Il problema non è semplice da risolvere”.

Per il resto, ci saranno novità?

“Non troppe, farò quello che la gente mi chiede quando mi ferma per strada. Tutti mi fanno domande sui personaggi che abbiamo lanciato. L’obiettivo è mantenere viva la comunità della Zanzara, una famiglia che si ritrova attorno ad alcune figure. Qualcuno definisce questo trash, ma il trash non esiste, il trash esiste nella mente di chi lo nomina”.

Dopo tanti anni perdete Andro Merkù. Dispiaciuto?

“Nonostante quello che ha dichiarato Andro, auspico che rimanga tra le voci della Zanzara in una forma che spero sia soddisfacente per lui. Vorrei averlo ancora tra noi, lui e i suoi scherzi fanno parte della storia della trasmissione, poi i rapporti con la radio sono un altro discorso”.

Un anno fa parlasti di stanchezza e del sollievo che provavi una volta arrivato al venerdì sera.

“Man mano che passano gli anni mi sento sempre più stanco, ma le persone che incontro in giro per l’Italia mi danno energia. Mi nominano i personaggi che abbiamo creato, sono attenti ai minimi dettagli. Questo mi fa capire che abbiamo creato una comunità e lasciarla è complicato, ne sono po’ dipendente. Senza covid magari sarebbe stata una stagione normale. Prima del 20 febbraio ero convinto che avrei creato le premesse professionali per lasciare, purtroppo il coronavirus ha bloccato un po’ di cose”.

Allora potrebbe essere questa l’ultima stagione…

“No, non lo dico più perché altrimenti mi pigliano per il culo. Quando lo affermai ero sincero, pensavo davvero che potesse essere finito un ciclo”.

E’ stato complicato andare in onda durante il lockdown?

“A me non è cambiato molto, altri invece hanno fatto un grandissimo lavoro da casa. Era molto facile costruire il programma, il tema era solo uno. Per qualche mese c’è stato un unico argomento che abbiamo potuto declinare in tanti modi che ci venivano offerti dall’attualità”.

Hai avuto paura?

“Vivevo e lavoravo in Lombardia, ero terrorizzato. Ho avuto una sana paura di essere contagiato, ma penso che in qualche modo si debba continuare a vivere. Non possiamo permetterci altri blocchi”.

La storia del testamento era vera?

“Certo. Tuttora penso di fare una specie di testamento biologico. Voglio elencare una serie di patologie per le quali, una volta riscontrate, mi dovranno portare in Svizzera a siringarmi”.

Ad oggi cosa vedi dopo La Zanzara?

“Il futuro è il podcast. Mi piacerebbe avere un ruolo creativo nella realizzazione di prodotti da mettere sul podcast”.

A Radio 24?

“Io credo che radio e podcast siano due universi differenti. I podcast rubano terreno alla radio, pertanto o la radio fonda una società parallela con dei creatori di podcast completamente differenti dai suoi conduttori, oppure è assurdo che un conduttore di un programma faccia a sua volta un podcast. Se Cruciani fa una trasmissione alla radio, perché dovrebbe fare anche un podcast? Il pubblico si disperderebbe in mille rivoli”.

Molti programmi televisivi si sono ‘zanzarizzati’. I talk ormai prelevano temi e personaggi dal vostro mondo.

“Accade da tempo. Guarda il generale Pappalardo, noi lo abbiamo scoperto per primi, poi improvvisamente è diventato appetibile pure in altri contesti. C’è gente che noi contattiamo con sei mesi di anticipo e in seguito viene invitata da altre parti”.

Non è rischioso riproporre altrove un identico racconto decontestualizzandolo e  privandolo del suo spirito goliardico?

“Fuori da La Zanzara si prendono sul serio personaggi che da noi vengono sbeffeggiati. Ci accusano di dare spazio a negazionisti, fascisti, nazisti, esibizionisti, ma in realtà noi li facciamo parlare per metterli a nudo. In altri contesti danno loro dignità, non sono abituati allo sberleffo, alla risata, all’ironia o alla presa per il culo. Noi i terrapiattisti li mandiamo a quel paese, altri costruiscono su di loro servizi semiseri. La mia comunque non vuole essere una critica, ognuno fa il suo mestiere come reputa opportuno”.

Con Salvini al governo c’era più carne al fuoco?

“Queste cose non ci toccano minimamente, si trova sempre linfa nuova. La forza di questa trasmissione è che non dipende da nessuno, non è come certe reti che se c’è il pericolo del fascismo guadagna ascolti e se invece c’è lo stallo perde pubblico. Noi siamo immuni da questa roba qua, viviamo d’altro per fortuna”.

Tornerai a Dritto e Rovescio?

“Sì, continuerà la mia partecipazione settimanale. Sono contento, l’anno scorso è stato il talk di prima serata più visto. Paolo Del Debbio è bravissimo nella gestione dell’alto e del basso”.

L’assenza del pubblico in studio lo penalizza?

“Lo mette a disagio e lo capisco. È abituato ad un rapporto di empatia, vive in simbiosi con il pubblico”.