Da Sanremo alle elezioni senza passare dal via. Un bel Festival, un nuovo show. Con l’Italietta sullo sfondo

Appunti conclusivi dal Festival di Sanremo

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Un intecity Sanremo-Milano, colmo come un carro bestiame, chiude la settimana sanremese per la “truppa” Blogo (e non solo): un viaggio ai confini della realtà, con una strana compagnia nello scompartimento. Un bambino decenne con ipad e mamma al seguito che, ad un certo punto, all’altezza di Ronco Scrivia dice, testualmente: «Inizio a capire perché gli investitori stranieri snobbano l’Italia. Non siamo in grado di avere la connessione nemmeno in mezzo alla civiltà». La madre lo correggeva sul congiuntivo mancante.

Ora, io non lo so se questo incontro surreale sia figlio dell’Italia migliore; non so perché gli investitori stranieri snobbino il nostro paese, e non so nemmeno da dove sia uscito il moccioso con la proprietà di linguaggio pari a quella di un due percento della popolazione. Quel che so è che l’Italietta, quella senza proprietà di linguaggio, è sempre in agguato, in ogni sua manifestazione.

So, per esempio, che avrei voluto che TvBlog e SoundsBlog intervistassero, insieme agli altri big che si sono prestati molto volentieri a farsi fare qualche domanda da noi, anche Marco Mengoni (ma dalla Goigest hanno voluto diversamente), Molinari-Cincotti e Annalisa (Warner. Idem come sopra), Maria Nazionale (ma «oggi è a La vita in diretta», sic), Marta sui tubi (di corsa fra una radio locale e l’altra) e Elio e le storie tese (ma loro, è facile capirlo, li perdono, da bravo groupie. Anche se avrei voluto chiedere ad Elio, semplicemente: «Voi snobbate giornalisti e conferenze stampa solamente perché le domande sono troppo stupide, vero?»). Siamo il web, è vero. Ma fra un po’, con l’aria che tira nell’editoria, sarà divertente assistere ai vari riposizionamenti sul web. E a quel punto ci sarà da ridere. Anche perché, senza presunzione, il web, qui, ha regalato al Festival una copertura senza precedenti (e non mi riferisco solamente ai video, ai live – con tutti i problemi tecnici del caso, per carità –, alle conferenze stampa, al racconto da Sanremo, alla raccolta amarcord di tutti i pezzi di Sanremo Story su Soundsblog. Ma anche a pezzi come questo, da uno spunto di Nicola Piovani). 

Avrei voluto anche intervistare Fabio Fazio, e si poteva. Se non fosse che, una volta stabilito il contatto, ci siamo imbattuti nell’ennesima attestazione del fatto che la gestione di pass e braccialetti vari è un rito imprescindibile: era possibile intervistare il conduttore, ma l’Ufficio stampa Rai, per il quale, come testata online, abbiamo diritto al pass per il Palafiori e non a quello per l’Ariston, non ci ha concesso il pass giornaliero per entrare in teatro. Surreale, molto italiano.

A parte questo – o forse anche per questo – è stato un bel Festival. Uno dei più interessanti che si ricordino visivamente (il trio composto da Duccio Forzano, Ivan Pierri e Francesca Montinaro ha fatto faville: regia, luci e scenografia erano da grande show), persino in tempi di spending review.

Un Festival che – lo ha dichiarato Luigi Gubitosi, cosa che dovrebbe mettere a tacere anche le ultime polemicucce – si è ripagato del tutto con la raccolta pubblicitaria della Sipra. Non è una cosa da poco. Gli ascolti sono stati ottimi. Più che ottimi. Con buona pace di quelli che pensavano che sarebbe stata una specie di Festa dell’Unità. Diciamolo: odore di crauti, salsicce e birra non circolavano certo sul palco dell’Ariston. Si sentivano, piuttosto, fra la provincialità di chi, come ho avuto modo di dire, voleva trovare ad ogni costo la magagna da tirar fuori. Senza successo.

Oh, sì, ci sono state cose criticabili anche dal punto di vista del sottoscritto.

Il momento-Baggio, inutile. Il monologo di Bisio, da Topolinia qualunque. Il podio. La canzone di Elio, splendido esempio di teatro-musica, ha cancellato dal Festival l’altro pezzo degli EELST, «Dannati Forever», quello sì, capolavoro di denuncia sociale e quasi incredibile, per i contenuti, in prima serata su Rai1 all’Ariston (tuttavia, Rocco e l’ingrassamento Rammstein-style sono altri capolavori indimenticabili consegnati alla storia del Festival e dell’intrattenimento); Mengoni e Modà si spartiscono il gradino più alto e quello più basso con due pezzi dimenticabilissimi, lasciando briciole a Silvestri e Gazzè, per dire, che meritavano senz’altro. Ma è la gare, non è che puoi criticarla solo perché non va a finire come piac a te.

E non credo nemmeno che si debba abolire il televoto. Tanto, se abolisci il televoto, va a finire che poi si protesta contro la guria. E a quel punto dovresti abolire la gara, ma non puoi, perché Sanremo è Sanremo. E quest’anno, a Sanremo, le note positive sono enormemente superiori a quelle negative.

Mauro Pagani ha fatto un lavoro notevolissimo, musicalmente parlando. La serata “Story” è stata molto interessante. E vedermelo passare davanti, mani in tasca e cappotto, con l’espressione sorridente, senza nessuno attorno a chiedere autografi o altro, e pensare, insieme ai colleghi, che è bello osservarlo andarsene così, in una via dietro l’Ariston, senza andare a caccia di interviste, è l’unico omaggio possibile. Che altro vuoi dirgli? Che ami la PFM? Che Creuza de mä è un disco pazzesco? Che Le nuvole pure? No. Meglio non fare domande idiote e guardarlo da lontano che se ne va.

Poi, ricordi sparsi. Luciana Littizzetto si è sdoganata dai suoi quindici minuti. Fabio Fazio ha ritrovato una verve perduta (se la recuperasse anche nelle interviste, un po’ meno ossequiose, sarebbe davvero bello). Maurizio Crozza ha faticato a fronteggiar le ostilità, ma ci ha provato. X Factor ha trionfato, e ha trionfato a distanza anche Morgan (Maggio era parte degli Aram Quartet che, come Mengoni, erano creature morganiane).

Nel nostro piccolo, anche noi abbiamo raggiunto una quantità impressionante di lettori, che si sono divisi su TvBlog (come da tradizione) e su Soundsblog, che è cresciuto tantissimo. Nonostante questo, siamo il web, e l’Italietta è sempre l’Italietta.

Adesso si appresta a celebrare un altro grande show: le elezioni politiche 2013. Se ci si preoccupasse dell’argomento come ci si preoccupa del televoto, forse diventeremmo un paese maturo.

Noi, comunque, ci saremo, naturalmente. Su TvBlog e su Polisblog. Per dire la nostra, liberamente, come al solito. Grazie a chi si è fatto fare compagnia da noi, a tutti coloro che rispettano il nostro lavoro, addetti ai lavori e non, e a chi ci prende così come siamo: naif, senza manie di protagonismo, ma con tanta voglia di dire come la pensiamo.

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