Venti20, ovvero come rendere inedito lo stravisto e raccontare con personalità

Venti20 debutta con quanto di più incredibile il primo ventennio del 2000 ha offerto.

Dinamico, coinvolgente, dosato con stile tra testo, immagini, testimonianze, ironia: Venti20 racconta la nostra storia recente riuscendo a scovare qualcosa di inedito persino per quegli eventi che hanno scolpito la nostra identità. Tre gli elementi fondamentali: una scrittura asciutta ma di grande personalità, una selezione efficace di immagini e di testimonianze che vanno dritte al punto e un narratore che può contare su un'invidiabile estensione di registri.
Che Alessio Viola sia un autore 'prestato' ai tg è noto a chi lo segue sui social: non stupisce che sia riuscito a costruire un'ora su momenti di grande impatto sociale e mediatico senza affastellarli, ma dando un senso compiuto alla selezione. Poi focalizzo che la produzione è Stand by Me e tutto torna, per stile, ritmo e confezione: ma ci arrivo dopo.

Tutto è possibile, quindi, anche raccontare la Storia contemporanea muovendosi con equilibrio tra spigolature e icone indelebili della cultura occidentale. Ed Everything is possible è il tema scelto per il debutto: un modo per raccogliere subito i momenti più travolgenti del ventennio, dall'attentato alle Torri Gemelle - e sarebbe stato difficile partire da altro - alle dimissioni di Papa Ratzinger, dal naufragio della Concordia (con quegli occhi spalancati ma silenziosi dei bambini a bordo raccontati dall'ex vicesindaco dell'Isola dei Giglio) ai Mondiali di Calcio 2006 (in un'intervista a Caressa che riesce a portarti sul campo della finale), per arrivare al crollo del ponte Morandi e alla sua ricostruzione (con tanto di ripescaggio di Danilo Toninelli). Una carrellata di cose che mai avremmo immaginato potesse accadere, come una pandemia nel Terzo Millennio. Nel mezzo diverse istantanee, come il doppio mandato di Obama e il ritorno indietro con Trump illustrato con pochi, significantissimi, scatti.

La chiave del racconto è l'Io C'Ero. Un 'Io c'ero' rivolto a un telespettatore che  ci si aspetta abbia vissuto quello che sta (ri)vedendo sia pure nelle nebbie dell'infanzia, nell'inquietudine della gioventù o nella consapevolezza della maturità. Ma Io C'Ero è anche la marca del narratore che si fa intradiegetico: Alessio Viola si posiziona negli eventi ed evoca quell'effetto 'Forrest Gump' che fu a suo modo un "everything is possible" degli Anni '90. Lo vediamo al fianco di Papa Francesco il giorno dell'elezione, sul bus degli Azzurri di ritorno da Berlino: ci vuole un certo coraggio a mettersi nel cuore di eventi epocali e talvolta si rischia il 'too much'. Ma il coraggio a Viola non difetta e lo dimostra scegliendo di iniziare imitando Neri Marcoré che parodia Alberto Angela che descrive un antico reperto, un DVD noleggiabile. Sì, bisogna essere 'self-confident'. Ma lui riesce a essere anche credibile.


L'alchimia funziona anche grazie alla confezione, altro pilastro fondamentale nella definizione di un programma. E Venti20 non si siede mai, né metaforicamente né letteralmente: Alessio Viola è sempre in movimento e anche le interviste sono tutte rigorosamente in piedi, cosa che contribuisce a creare una continua sensazione di progressione, sia pur indietro nel tempo. Scelte che fanno il racconto. La produzione poi la si riconosce anche nell'attenzione alla colonna sonora, che diventa giustamente protagonista con una grafica che ricorda (la memoria è sempre sollecitata) titolo, autore e anno di pubblicazione. La musica è un ancoraggio al tempo collettivo e all'esperienza individuale: portarla sullo schermo è un modo per tirare il telespettatore ancora più dentro il racconto. Un racconto che mescola passato e futuro anche nel quartier generale che fa da raccordo, quella Lanterna di Fuksas che ha fatto da collante anche a Celebrity Hunted.

E la storia continua venerdì prossimo: dopo questa panoramica di un ventennio travolgente, con la seconda delle sei puntate in programma si inizia a entrare nel dettaglio, approfondendo la 'cultura del reality', da quella televisiva a quella del 'giornalismo diffuso'. Ci si rivede dalle parti di Costantino Vitagliano, ma anche dei sopravvissuti allo Tsunami del 2006. Ed è un modo anche per tirare le personalissime somme di venti anni della nostra storia.

 

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