Coronavirus e il tempo sospeso. Salvo, Amadeus, Bugo, Morgan e quegli eventi che ci sembrano lontani secoli

Immersi da un mese nella quarantena, la nostra concezione di normalità appare sempre più remota. E così, eventi televisivi di appena tre mesi fa ci sembrano lontani secoli

Un mese. Un mese vissuto come fosse un anno, all’interno del quale sono scivolati eventi che forse nemmeno un lustro riuscirebbe ad ospitare.

L’emergenza coronavirus ha paralizzato un Paese, dal punto di vista produttivo, fisico e pure sul fronte della memoria, dove tutto ciò che è accaduto prima di marzo ci sembra lontano, lontanissimo.

Magari è la noia, o probabilmente la semplice constatazione che tutti i temi differenti dal rischio contagio ci appaiono come figli di un’altra epoca. Invece no, perché il 2020 ha appena novanta giorni di vita.

Ad aiutarci a fissare le date ci pensa la televisione, garanzia indissolubile con i suoi riti, le sue scadenze, i suoi momenti iconici, seppur a volte frivoli.

Prendete Salvo Veneziano, espulso dalla casa del Grande Fratello Vip a causa di frasi ritenute violente e sessiste dalla produzione. Era solo il 13 gennaio scorso e la vicenda riempì pagine di giornali e interi blocchi televisivi, tra gogne mediatiche, consegne di tapiri e richieste di pentimento.

Per non parlare di Amadeus, che alla conferenza stampa di presentazione del 70esimo Festival di Sanremo – 14 gennaio - elogiò Francesca Sofia Novello “per la capacità di stare vicino ad un grande uomo stando un passo indietro”. Le polemiche e le insurrezioni giunsero a scoppio ritardato, ma proseguirono per le tre settimane successive. Il caso arrivò persino in Parlamento, con ventinove deputate di tutti gli schieramenti che firmarono una lettera con la quale chiedevano al direttore artistico di scusarsi pubblicamente. Episodi che, riletti oggi, fanno quasi tenerezza.

E che dire di Junior Cally? Per tutto febbraio in prima pagina ci finì il rapper Antonio Signore. Altro che virologi e infettivologi. Il brano ‘Strega’, ripescato dagli archivi, fu considerato un inno alla violenza sulle donne e per questo si invocò l’esclusione del cantante dal festival. Mai arrivata, ovviamente.

Ma se si parla di Sanremo è inevitabile il riferimento all’affaire Morgan-Bugo. Il testo cambiato in corsa dal primo sul palco dell’Ariston, la fuga del secondo e i successivi scontri mediatici riempirono ore e ore di trasmissione fino al 21 febbraio, data in cui la tv italiana ha cambiato umore ed è stata chiamata a ridefinire le proprie priorità.

Così come il Gf Vip, pure Pechino Express ha coperto sia il prima che il dopo coronavirus. Partito l’11 febbraio, l’adventure-game avvisò nei titoli di testa che la trasferta in Cina risaliva ad un periodo antecedente l’esplosione dell’epidemia. Un ‘cartello’ che provocò stupore e sorrisi del pubblico che, tuttavia, poche settimane dopo si sarebbe dovuto abituare – e in fretta – a trascrizioni in sovrimpressione di identico tenore. In quella primissima puntata ad essere eliminati dal gioco furono Marco Berry e figlia. Concorrenti che, adesso, sembrano appartenenti ad edizioni passate.

Immersi nella quarantena, tra decreti, circolari, autocertificazioni e una fottuta paura del futuro, la nostra concezione di normalità appare sempre più remota. Un mese. Un mese vissuto come fosse un anno. Appunto.

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