Sanremo 2020, Rula Jebreal: "Rai mi ha chiesto di rinunciare, ho rifiutato, è censura"

La giornalista esclusa dal Festival: "A Viale Mazzini c'è un brutto clima"

"Sabato scorso mi hanno telefonato pregandomi di fare io il passo, di rinunciare spontaneamente. Mi sono rifiutata. Gli ho mandato un messaggio scritto: se volete censurarmi dovete essere voi ad assumervene la responsabilità". Lo dice in un'intervista a La Repubblica Rula Jebreal dopo le polemiche sulla sua partecipazione al Festival di Sanremo.

Evidentemente qualcuno si è spaventato che venisse offerta una ribalta a italiani nuovi, a persone diverse come me che appartengono a un'Italia inclusiva, tollerante, aperta al mondo, impegnata in missioni di dialogo e di pace.

La giornalista ha proseguito:

In Rai c'è un brutto clima e gli attacchi sono partiti da persone a lui vicine (il riferimento è al leader della Lega, Matteo Salvini, Ndr). Trasmettono un'immagine chiusa vecchia dell'Italia. Cosa vuol dire essere italiani? Avere tutti la pelle dello stesso colore e le stesse idee? L'Italia che noi sogniamo per i nostri figli è un paese collegato al resto del mondo. È un'Italia in cui c'è posto per Salvini ma anche per Liliana Segre e, se permettete, per Rula Jebreal. Io ho solidarizzato con Giorgia Meloni quando ha subito insulti misogini. Non vorrei che donne prestigiose e testimoni di violenza si sentissero allontanate dalle nostre manifestazioni più importanti. Mia madre si è suicidata dopo aver subito uno stupro. Penso sempre a lei quando visito i paesi in guerra. Sono stata la prima donna inviata dal New York Times in Siria dopo lo scoppio del conflitto.

Quanto alle accuse di avere definito l'Italia un Paese razzista, la Jebreal ha detto:

Resto allibita. Sono grata all'Italia, e dopo quel che è successo intensificherò le mie presenze qui, non solo per venire a trovare mia figlia. Impegnarsi contro la xenofobia e la violenza sulle donne non deve essere né di destra né di sinistra. Se qualcosa devo rimproverarmi, è di non avere spiegato meglio quel che stavo facendo all'estero anche per onorare la mia cittadinanza italiana.

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