Sanremo 2013, Pomeriggio Cinque, Liguori show: “Satira di regime da quattro soldi”. E i contestatori di Sanremo diventano eroi

La contestazione di Sanremo a Maurizio Crozza a Pomeriggio Cinque.

Oggi, per Paolo Liguori, è stato davvero un lavoraccio. Il giornalista e, ormai, opinionista fisso di Pomeriggio Cinque e di altri programmi targati Videonews, si era prefissato un compito assai arduo: scagliarsi contro la satira sanremese di Maurizio Crozza senza apparire un militante berlusconiano. Pomeriggio Cinque e Domenica Live già non se la passano bene, da questo punto di vista, l’importante, quindi, è non gettare ulteriore benzina sul fuoco.

Anche il pubblico in studio, come di consueto “libero” e “indipendente”, è stato istruito a dovere su chi applaudire: l’istrione Paolo Liguori, oggi a forte rischio angina pectoris per la foga con la quale ha difeso le sue tesi, Licia Ronzulli de Il Popolo della Libertà e il contestatore in collegamento da Sanremo.

La claque di Pomeriggio Cinque è decisamente scontata: basta iniziare un intervento con la frase “I nostri soldi…” e hai automaticamente ragione. Ecco le prime dichiarazioni di Liguori:

Il contesto fa la differenza. C’è la libera satira e la satira di stato. Quelli sono soldi nostri, non di La7. Crozza ha portato roba trita e ritrita, Benigni ha portato sempre cose nuove. Questa è una campagna politica da parte della Rai.

Primo colpo di scena: riabilitazione in diretta di Roberto Benigni, da sempre considerato un povero ossessionato da Silvio.

Procediamo:

Tu, Barbara, hai avuto contestazioni drammatiche e hai reagito, Crozza è stato smascherato, è un pupazzo. Se mi fischiano, io non perdo il filo. E sono meno bravo di Crozza.

Idea per il Sanremo 2014: Barbara D’Urso e Paolo Liguori superospiti.

Il Liguori, successivamente, mette ko il pubblico, indugiando ulteriormente sullo sterco del diavolo:

Sanremo costa milioni, ci ha dato una replica, è servizio pubblico, è una politichetta da 4 soldi, satira di stato replicata. Benigni inventava cose nuove, Crozza è satira di regime. Anche le parti di Bersani e Ingroia era satira di regime. Un brodino costoso spacciato per satira libera. La replica pallida di Crozza, uno spettacolo scadente, la satira di ieri faceva pena.

Nonostante il pubblico applaudisse a priori, fingendo di capire, il concetto di Liguori non è stato così limpido: il giornalista parla di satira di regime solo perché ha assistito ad imitazioni non inedite, ed è vero, ma su Rai 1 e non su La7. Ma Liguori è a conoscenza del fatto che Crozza appare da anni anche a Ballarò che va in onda su Rai 3?

Liguori, quindi, si erge a difensore della vera satira (“Io amo la satira”) ma il trucco cede a causa di un autogol clamoroso. Rivolgendosi a Ettore Martinelli del Partito Democratico, Liguori, infatti, afferma:

Martinelli è convinto che noi difendiamo Berlusconi.

In questo caso, volgarmente si usa dire “Gallina che canta ha fatto l’uovo”.

Il meglio, però, arriva con l’altro eroe della giornata: uno dei contestatori di Sanremo. Le sue dichiarazioni:

Berlusconi/Crozza che dava i soldi è una cosa vergognosa. Non eravamo pagati e organizzati. Non conoscevo gli altri. Mi sono ritrovato a vedere una tribuna politica. Anche Celentano quando si è messo a fare politica, l’ho contestato. La politica si fa a Porta a porta. Era meglio che Crozza andasse a casa.

Lapalissiano ricordare che ci sono stati applausi, ulteriormente amplificati dall’originale dichiarazione della Ronzulli:

La gente ha pagato 170 euro per ascoltare le canzoni.

A proposito di soldi: Barbara D’Urso fa i conti in tasca al contestatore che dichiara:

Ho pagato 178 euro per ogni serata, fino a sabato.

Per Liguori, il contestatore, che risponde al nome di Letterio Munafò (candidato alle amministrative 2012 con il PDL ossia una persona a caso) , è ormai un eroe e sfodera un’altra affermazione ad effetto strappa-applausi:

Ma se pago 178 euro, avrò diritto di fischiare, sì o no?

Hai il diritto di fischiare, certo, non di decidere cosa devono fare gli artisti. Altrimenti, ti candidi come direttore artistico e la questione è chiusa.

Con una domanda ulteriore che, infine, sorge spontanea: tra un comico chiamato a fare il suo lavoro e uno spettatore che paga 178 euro per fischiare, il vero pirla chi è?

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